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Covid tra numeri, previsioni e allarmi(smi)

tampone Covid
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Nonostante la fine dell’emergenza sanitaria internazionale, su Covid-19 si moltiplicano allarmi e timori. A preoccupare, in particolare, sono alcune previsioni relative alla Cina, oltre alle nuove sottovarianti del virus. Ma andiamo per ordine.

I dati

Nel mondo il numero di casi, molto sottostimato come precisa l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), diminuisce in 4 regioni su 6: Mediterraneo Orientale (-48%), Europa (-45%), Americhe (-41%) e Sud Est Asiatico (-31%) mentre cresce in Africa (+11%) e nel Pacifico occidentale (+38%).

Secondo l’ultimo bollettino del ministero della Salute in Italia nella settimana dal 19 al 25 maggio si sono registrati 14.619 nuovi casi, in aumento dell’1,9% rispetto alla settimana precedente (quando erano 14.346). Ma abbiamo anche detto che si tratta di dati sottostimati e che, attualmente, ci dicono poco. Più rilevanti i numeri che arrivano dagli ospedali: le terapie intensive sono stabili allo 0,8%. Scende ancora il numero dei pazienti Covid nei reparti: 3,2% rispetto al 3,6% della settimana precedente.

In calo anche i decessi: 150 in 7 giorni, –7,4% rispetto alla settimana precedente (quando erano 162).

L’allarme sulla Cina

La previsione di una nuova ondata di Covid-19 in Cina, con un picco che a fine giugno potrebbe viaggiare al ritmo di 65 milioni di casi a settimana, ha trovato larga eco in Italia. Il timore, ancora una volta, è quello di nuove mutazioni del virus, che potrebbero rivelarsi insidiose e arrivare nel nostro Paese. Non si tratta del primo allarme dalla Cina, ma che valore hanno queste previsioni?

“E’ difficilissimo fare previsioni sull’andamento di Covid-19 – dice a Fortune Italia Massimo Ciccozzi ordinario di Epidemiologia molecolare responsabile dell’unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – Usare algoritmi matematici è indisioso, perché le variabili sono davvero troppo variabili. Con questo metodo hanno fallito prestigiose istituzioni, nel corso della pandemia”.

“Probabilmente il loro epidemiologo (Zhong Nanshan, ndr) si è basato su quello che si faceva in Italia, analizzando l’aumento della prevalenza di settimana in settimana. Io lo vedo difficile, ma supponiamo che un’ondata di questo tipo si verifichi: è possibile in Cina per via delle condizioni di vita, per il ridotto uso dei vaccini e perchè parliamo di varianti di Omicron, molto contagiose. Ma non credo che avremo una sintomatologia peggiore. Non dimentichiamo poi – ricorda Ciccozzi – che il loro vaccino è diverso da quello, o meglio da quelli, usati in Occidente. E, soprattutto, che ha un’efficacia molto differente rispetto ai ‘nostri’ prodotti a mRna. Ecco: se parliamo di varianti, sottovarianrti e forme ricombinanti di Omicron – conclude Ciccozzi – non credo ci si debba preoccupare troppo. Se vedremo apparire forme diverse da Omicron, allora ne dovremo riparlare. Ma ribadisco che è davvero difficile fare previsioni che siano attendibili”.

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