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Diabete, quanto costa una dieta sbagliata

diabete alimentazione

Ma è vero che il diabete di tipo 2 ‘viene’ per colpa di un’alimentazione errata, tanto che qualcuno lo chiama senza giri di parole diabete ‘alimentare’? E se è così, è un eccesso di zucchero a causarlo? La risposta a queste domande è rispettivamente un ‘sì’ e un ‘no’, stando ai risultati di uno studio internazionale (primo nome Meghan O’Hearn della Friedman School of Nutrition Science and Policy, Tufts University di Boston, Usa) pubblicato su Nature Medicine.

E che non si tratti di un semplice studio, ma di una vera e propria pietra miliare sull’argomento, lo dimostrano l’enormità dei numeri considerati (sono stati analizzati i nuovi casi di diabete in 184 nazioni del mondo, di fatto dunque uno studio ‘planetario’) e il prestigio della rivista che lo ospita.

I risultati

La conclusione è che ben 7 su 10 dei nuovi casi di diabete nel mondo sarebbero causati dal consumo non ottimale (in difetto o in eccesso) di 11 gruppi di alimenti. Almeno 14,1 milioni di nuovi casi di diabete (il 70,3% di tutti quelli registrati nel 2018) possono essere insomma attribuiti ad un’alimentazione ‘sbagliata’.

Particolarmente associati alla comparsa di diabete sono risultati uno scarso consumo di cereali integrali (26%), un’eccessiva preferenza per il riso e i cereali raffinati (24,6%) e un eccessivo consumo di carni processate, come salumi, insaccati, wurstel, salsicce varie (20,3%). Particolarmente esposte al rischio di diabete ‘alimentare’ sono risultate le nazioni dell’Europa dell’Est e dell’Asia Centrale (85,6%), seguite dai Paesi dell’America Latina e dei Caraibi (81,8%), mentre l’Asia del Sud è risultata la regione più protetta dai danni di una cattiva alimentazione.

Il rischio di un diabete correlato all’alimentazione è più alto tra i maschi e i giovani adulti (20-24 anni), anche se la maggior parte dei casi si aggrega intorno alla mezza età; nelle nazioni ad alto reddito impatta più nelle aree rurali e tra le persone con basso livello di istruzione. Rispetto ad un’analoga rilevazione fatta nel 1990, il rischio di diabete legato all’alimentazione nel 2018 è aumentato di 2,6 punti percentuali (che corrispondono a 8,6 milioni di casi in più). Una dieta sbagliata insomma si conferma il principale fattore di rischio di diabete di tipo 2, con tutta la drammaticità di questi numeri. E questo dovrebbe fortemente impattare sulle politiche di salute pubblica.

Gli alimenti che causano il diabete (perché ne mangiamo troppi o pochi)

Per molti gruppi alimentari si sono accumulate negli anni evidenze scientifiche di un impatto ‘eziologico’, cioè causale, sulla comparsa del diabete, sia per un’azione diretta su livelli di glicemia, resistenza insulinica, steatosi epatica, infiammazione e microbiota intestinale, che indirettamente, attraverso l’eccesso di peso. Finora però nessuno studio aveva dimostrato il ‘peso’ percentuale che ogni singolo gruppo di alimenti può avere sulla comparsa di diabete. L’assunzione giornaliera di questi 11 gruppi di alimenti può risultare subottimale, sia perché insufficiente, sia perché eccessiva.

Secondo la valutazione fatta nel 2018, alla prima categoria appartiene la frutta fresca (consumo medio giornaliero di 86 grammi, contro i 300 auspicabili), vegetali non amidacei (circa 200 grammi al giorno, contro i 300 ideali), frutta a guscio e semi (8 grammi anziché 20), cereali integrali (50 grammi/die, anziché 90) e yogurt (in media 21 grammi al giorno, anziché 87).

Al contrario, il mondo mangia troppe patate, riso e farine raffinate, carni processate, bevande zuccherate (SSB), succhi di frutta, il cui consumo medio giornaliero ideale secondo gli autori dovrebbe essere pari a zero, implicando con questo che non dovrebbero proprio comparire in una dieta ideale o essere consumate solo in via eccezionale.

Nel 2018, come visto, i nuovi casi di diabete di tipo 2 attribuibili ad un’errata alimentazione (cioè ad un consumo non ottimale di questi 11 gruppi di alimenti) sarebbero 14,1 milioni, cioè oltre il 70% del totale. I ‘terribili 6’ considerati insieme (eccessivo consumo di riso e farine bianche, carni processate, carni rosse, SSB, patate e succhi di frutta) sono responsabili di oltre il 60% di questi nuovi milioni di casi, mentre il restante 39,2% può essere attribuito ad un insufficiente consumo dei 5 fattori dietetici ‘protettivi’, cioè cereali integrali, yogurt, frutta, vegetali non amidacei, noci e semi.

Andando ad analizzare i singoli gruppi di alimenti, la top 4 di quelli con il maggior impatto sulla comparsa di diabete è rappresentata da: scarsa assunzione di cereali integrali (26,1%), l’eccessivo consumo di farine e riso raffinati (24,6%), un eccesso di carni processate (20,3%) e di carni rosse (20,1%).

Il rischio-diabete a tavola si gioca insomma quasi tutto tra il primo (pasta, riso e pane bianco) e il secondo (carne). Fin qui le stime ‘planetarie’, la media insomma. Ma restringendo l’osservazione ai Paesi dell’Europa centrale, l’eccesso di rischio-diabete a tavola viene soprattutto dalle carni rosse (38,2%) e da quelle processate (55,7%). L’impatto delle bevande zuccherate sul rischio diabete è alto soprattutto in America Latina e nei Caraibi (26,2), mentre è trascurabile nei Paesi dell’Asia meridionale (3,3%). Andando a considerare le 30 nazioni più popolose, la Colombia è quella che ha la percentuale maggiore di casi di diabete attribuibili all’alimentazione (94,6%), seguita dalla Polonia (89,0%); per l’Italia la percentuale si colloca intorno al 70%. Ma se si calcola questo rischio per milione di abitanti, allora a guidare la classifica spuntano Messico e Germania.

La dieta mediterranea

Insomma, una volta di più, la transizione da una dieta di tipo ‘mediterranea’, ad una di tipo ‘occidentale’ (tanti cereali raffinati e tanta carne) è un grave errore sul piano della salute. E i numeri di questo studio dovrebbero far spaventare e meditare.

Il diabete è un’emergenza planetaria di salute pubblica per il carico che impone in termini di mortalità (un decesso su 8 nel mondo è correlato a questa condizione) e morbilità (aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, insufficienza renale fino alla dialisi, ‘fegato grasso’, cecità, tumori, malattie infettive di ogni tipo, Covid compreso. E i suoi numeri fanno spavento. Tra il 1980 e il 2021 il numero degli adulti con diabete (il 90% dei quali con diabete di tipo 2) è passato da 108 a 537 milioni, andando di pari passo con la pandemia di obesità (nello stesso intervallo di tempo le persone adulte con obesità sono passate da 100 a 764 milioni).

Un fenomeno globale che non accenna a decrescere: nessun Paese del mondo negli ultimi 40 anni ha registrato una flessione nei casi di obesità e diabete. “Il diabete – scrivono gli autori – è una condizione che lasciata libera di agire e di crescere arriverà a decimare la salute della popolazione, la produttività economica e i sistemi sanitari in tutto il mondo. Le iniziative di salute pubblica dovrebbero dunque prioritizzare la qualità della dieta, anziché limitarsi a considerare solo le calorie totali e il peso”.

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