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Infermieri e carenze, importarli dall’India?

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Sono ben 67mila gli infermieri che mancano all’appello nelle strutture del Sistema sanitario nazionale. Una mancanza che potrebbe anche incrementare nei prossimi anni a causa dell’entrata in pensione dei professionisti più anziani.
Una situazione critica che rischia di acuirsi in ragione del numero di infermieri che è previsto debbano popolare le costituende nuove strutture sanitarie inserite nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Tra le ipotesi avanzate non più tardi di qualche giorno fa dal ministro della Salute Orazio Schillaci, come si legge sulla ‘Repubblica’,per ovviare a questa situazione c’è quella di ‘importare’ infermieri da Paesi extraeuropei. In particolare dall’India.

Può essere questa la soluzione? “Non siamo contrari a priori”, commenta a Fortune Italia il consigliere nazionale della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) Carmelo Gagliano, “ma siamo sicuri che sia una soluzione duratura? Ricordiamoci della simile iniziativa tentata a inizio millennio, che portò nei reparti della sanità pubblica italiana molti infermieri provenienti dai Paesi dell’Est Europa e del Sudamerica. Rimasero da noi una decina d’anni, ma poi tornarono nei Paesi di origine. Motivo: la vita è troppo cara in Italia per essere sostenuta con gli stipendi degli infermieri”.

Il rischio quindi è quello di un pannicello caldo che maschera o tampona momentaneamente una situazione di grave criticità. Senza risolverla.
Continua Gagliano: “L’attuale turnover infermieristico legato ai pensionamenti oggi è di circa il 3%. Nei prossimi due anni avremo un picco di nuovi pensionamenti che porteranno a un turnover del 4,5%. L’attuale carenza di personale infermieristico si andrà quindi acuendo”.

Cosa fare allora per garantire un’adeguata assistenza sanitaria ai cittadini in corsia? Dove trovare gli infermieri mancanti? Due le proposte della Fnopi. In primis aumentare il numero dei posti nel Corso di Laurea in Scienze infermieristiche. Ne occorrono “almeno 25mila all’anno”, precisa Gagliano. Che pone sul tavolo anche un’altra criticità. Quella dell’abbandono scolastico: su 100 studenti iscritti al CdL in Scienze infermieristiche solo 70 arrivano a conseguire il diploma. Ampliando la base di partenza si dovrebbe poter avere più infermieri diplomati in numero assoluto.

Secondo suggerimento, da porre in essere in sinergia con il primo, richiamare i 18mila infermieri italiani che attualmente lavorano in altri Paesi europei “rendendo attrattive le condizioni di lavoro in Italia”. Che significa “stipendi competitivi”.

Sì perché quello delle retribuzioni è un tasto dolente per tutte le professioni sanitarie. Infermieri compresi. Basti pensare che il loro stipendio “rimane pressoché invariato anche dopo decenni”, spiega il consigliere Fnopi. Che, proprio in vista del ruolo sempre più da protagonista che l’infermiere dovrebbe avere nell’ambito della riforma Ssn, lancia un’ulteriore indicazione alla politica: “Rendiamo più attrattivo il lavoro dell’infermiere così da stimolare i giovani ad approcciarsi a questa professione non solo per una propria inclinazione, ma anche in funzione delle prospettive di carriera. Per esempio, immaginiamo di poter aumentare il livello di retribuzione per i colleghi che si specializzeranno nei diversi ruoli previsti all’interno delle nuove strutture che saranno realizzate in base al Pnrr”.

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