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Covid-19 e la prossima pandemia, il libro-intervista

coronavirus

“Dobbiamo avere un piano pandemico sempre aggiornato, che ci garantisca quali sono le azioni immediate da mettere in gioco in caso di epidemia o pandemia”. Parola di Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia della facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma, che torna a parlare di Covid-19 e di pandemia a Roma, nel corso della presentazione del suo ultimo libro-intervista, dal titolo evocativo: ‘Covid-19, l’ultima pandemia?’, scritto dal giornalista, scrittore e criminologo Mario Ciotti (Davide Ghaleb Editore).

Un libro – i cui diritti andranno in beneficenza all’Ospedale Bambino Gesù di Roma – che racconta come un giallo l‘evoluzione del virus misterioso che dalla Cina ha terrorizzato il mondo, con un mistero da risolvere (svelato ancora oggi solo in parte).

Ma soprattutto gli autori, in un colloquio di poco meno di 200 pagine, cercano di accendere i riflettori sulle ‘lezioni della pandemia’ per il mondo e per l’Italia. Intanto, cominciamo con uno spoiler: per Ciccozzi, noto ai lettori di Fortune Italia come ‘il cacciatore di varianti’ (perché fra i primi al mondo mise il nuovo Coronavirus sotto la lente, individuandone varianti e mutazioni), quella da Covid-19 non sarà l’ultima pandemia.

A sinistra Massimo Ciccozzi

Occhio al clima e ai superbug

“Occorre essere attenti alla tropicalizzazione, alla trasformazione dell’ambiente e all’arrivo in Italia di patogeni tropicali portati dalle zanzare. I cambiamenti ambientali – ha detto Ciccozzi, nel corso di un incontro organizzato dall’Associazione ‘Medicina e Frontiere’, presieduta da Michele Guarino – possono far nascere nuove epidemie o pandemie, ma soprattutto occorre accendere i riflettori sui batteri resistenti agli antibiotici. La caccia ai superbug, e quindi la lotta alle infezioni ospedaliere, dovrà essere prioritaria”. 

Cosa abbiamo imparato

Un approccio che trova concorde il senatore Marco Silvestroni, membro della Commissione Giustizia. “La pandemia ha modificato il nostro modo di pensare la società, dalla globalizzazione allo smart working. L’impatto su famiglie e imprese è stato pensante – ha detto Silvestroni – e concordo con l’esortazione che emerge dal libro: non dobbiamo più farci trovare impreparati. Confido nel fatto che un ministro tecnico come Orazio Schillaci possa mettere in campo tutte le sinergie necessarie ad assicurare una risposta pronta del Paese”.

Un Piano pandemico e la sorveglianza

Nel corso dell’incontro i giornalisti Giulio Valesini di Report e Roberto Rossi (vice presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio) hanno sottolineato il peso di un Piano pandemico non aggiornato. Dal canto suo Ciccozzi ha evidenziato il ruolo dell’epidemiologo di campo e della “sorveglianza di tipo genomico e molecolare”.

Una strategia che ci ha permesso di rilevare il susseguirsi delle varianti “e la stessa trasformazione del virus pandemico. Un virus che resterà con noi per centinaia di anni: è finita l’emergenza, ma Covid-19 non è scomparso – ha concluso Ciccozzi – Per molti è diventato una sorta di raffreddore, ma rappresenta ancora un’insidia per i soggetti fragili e gli anziani, un po’ come accade con l’influenza”. Poi resta tutto il capitolo Long Covid. 

Mi piace concludere con le parole di Mario Ciotti (pag. 195): “La pandemia ci ha insegnato a non fidarci dei grandi illusionisti, a non girarci dall’altra parte, a non prendere per oro colato tutto quello che i media ci propinano. Dovremmo aver imparato che, per evitare situazioni analoghe, è necessario restare vigili, affinchè le nuove sfide che ci riserva il futuro non ci soprendano impreparati”. Sarebbe davvero un delitto.

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