Cattani (Farmindustria): “Il valore del Pharma italiano”/VIDEO

Marcello Cattani Farmindustria

Cresce in Europa l’Italia del pharma. A rivendicarlo orgogliosamente, numeri alla mano, è Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, nel corso di un’affollata Assemblea pubblica presso l’Auditorium della Conciliazione, a Roma, inagurata con centinaia di rappresentati del settore e delle istituzioni in piedi per l’Inno d’Italia.

Gli industriali del farmaco in prima fila nel momento dell’Inno d’Italia (al centro Marcello Cattani, presidente Farmindustria)

Un appuntameto annuale in cui le imprese del settore tracciano un bilancio delle attività e guardano al futuro. Ebbene, il contributo della farmaceutica diretto e con l’indotto totale è pari a circa il 2% del Pil del Paese. Ma “con misure a favore degli investimenti, nel giro dei prossimi 5 anni si potranno centrare obiettivi altrettanto ambiziosi: contribuire all’incremento del Pil fino all’1%, aumentando l’occupazione di 20.000 addetti diretti e indiretti”, sottolinea il presidente di Farmindustria che, parlando ai rappresentanti delle industrie del settore e delle Istituzioni, usa più volte il termine Nazione e rivendica il primato del pharma tricolore in Europa.

Farmaceutica made in Italy, i numeri e la geografia

I numeri del pharma italiano

L’orgoglio del pharma italiano poggia sui numeri. Parliamo di qualcosa come “49 miliardi di euro di produzione nel 2022, di cui 47,6 miliardi di export, 3,3 miliardi investiti in produzione e R&S, 68.600 addetti, di cui le donne rappresentano il 44% del totale”, ha detto Cattani. Sottolineando come si tratti di un’occupazione di qualità, che ha segnato un +9% in 5 anni, soprattutto tra i giovani (+16%) e le donne (+13%).

Le sfide

Cattani non ha dubbi: adesso occorre guardarsi bene intorno e premere sull’acceleratore. “Oggi viviamo una trasformazione epocale, dovuta ai mutamenti geopolitici e demografici, alla competizione internazionale, all’innovazione che corre velocissima grazie alle nuove tecnologie, ai big data e all’intelligenza artificiale. È questo quindi il momento di sviluppare una nuova visione che permetta all’Italia di crescere e recuperare velocemente il gap competitivo con altri Paesi, in un sistema a misura di paziente e rivolto al futuro. L’industria farmaceutica è strategica – sottolinea Cattani – risponde infattia esigenze di salute, crescita, sicurezza nazionale ed efficienza della spesa pubblica, evitando costi nelle altre prestazioni sanitarie e di welfare”.

L’orologio della vita

Gli investimenti nel settore sono strategici, anche perché l’impatto della ricerca farmaceutica si traduce in mesi e anni vita. In dieci anni le persone che sopravvivono dopo una diagnosi di tumore sono 1 milione in più e oggi 2 persone su 3 alle quali viene diagnosticato un cancro sopravvivono dopo 5 anni, mentre 30 anni fa erano 1 su 3 (l’83% di questo progresso si deve ai nuovi farmaci). Non solo: le persone curate con farmaci innovativi contro l’epatite C, e quindi guarite, sono 260 mila.

E ancora: i farmaci orfani, destinati al trattamento delle malattie rare, sono passati da 7 nel 2007 a più di 120; in 20 anni è diminuita la mortalità del 28% e per le patologie croniche del 41%; le vaccinazioni hanno permesso di eradicare malattie e di controllarne altre, riducendo l’incidenza e la mortalità e consentendo di salvare milioni di vite, come nel caso di Covid; gli antibiotici innovativi consentono di contrastare le infezioni resistenti; tanti trattamenti in più per patologie acute e croniche, anche grazie alle terapie avanzate.

Oltre 20mila farmaci in sviluppo nel mondo e investimenti record

Quella del pharma è una “innovazione molto diversificata, che usa nuove piattaforme per la ricerca, e ha permesso di arrivare al record storico di oltre 20.000 farmaci in sviluppo nel mondo, tra cui molti medicinali e vaccini innovativi”, riprende il presidente di Farmindustria.

“Un dinamismo della R&S farmaceutica confermato anche dalle previsioni sugli investimenti: tra il 2023 e il 2028 raggiungeranno i 1.600 miliardi di dollari a livello globale.

La concorrenza è globale

Ma non ci sono solo luci. L’Europa deve invertire una tendenza che da 20 anni la vede perdere quote mondiali di investimenti rispetto a Usa e Cina, che invece guadagnano terreno. In più oggi c’è la forte concorrenza anche di Paesi emergenti, come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Singapore, che mettono sul piatto misure molto attrattive. “Una concorrenza alla quale l’Italia e l’Europa devono rispondere come Nazione e come continente. L’industria farmaceutica made in Italy è un patrimonio di sviluppo – ribadisce con forza Cattani – che deve essere considerato tale nei progetti di nuove politiche industriali – per il Paese e i territori”.

La revisione della legislazione Ue che non piace alle imprese

E allora? “Abbiamo bisogno di più Europa nel mondo e più Italia in Europa per attrarre investimenti, innovazione, mettere in sicurezza e ricostruire filiere strategiche e diminuire la dipendenza di principi attivi e intermedi dall’estero. Ecco perché è più che mai necessario intervenire urgentemente, rivedendo la proposta di revisione della legislazione farmaceutica europea presentata dalla Commissione Ue. Proposta che – dice netto il numero uno di Farmindustria, che di questo tema ha parlato più volte, anche con Fortune Italia – indebolisce la proprietà intellettuale e quindi la competitività e la qualità delle cure, con rischi anche per la salute dei cittadini. Riduce la data protection da 8 a 6 anni e l’esclusiva di mercato per i farmaci orfani da 10 a 9″.

Su questo fronte il Governo non sta con le mani in mano. “Abbiamo cambiato il metodo sulla proposta di regolamento europeo – ha detto il ministro Raffaele Fitto – avevamo sempre avuto un approccio che ci ha visto inseguire i provvedimenti in Europa. Affrontare una trattativa su qualsiasi argomento in netto ritardo”, quando “i buoi sono scappati”, è estremamente complesso, ha aggiunto. “Ora abbiamo costituito un documento di posizionamento del nostro Paese che abbiamo presentato alla commissaria Kyriakides. Esistono questioni sulle quali siamo ancora critici, e c’è una tempistica complessa”. Insomma, la revisione prevede un percorso lungo che, ha aggiunto Fitto, potrebbe anche non concludersi entro la legislatura. 

Le richieste di Farmindustria

“Sfruttateci come un valore“, dice il presidente ai ministri seduti in prima fila: Orazio Schillaci (Salute), Anna Maria Bernini (Università e Ricerca) e Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy) e Raffaele Fitto (Politiche di coesione e Pnrr).

Sono importanti per il settore “regole nuove, innanzitutto nella gestione della spesa, che è fondamentale per l’attrattività degli investimenti, messa a forte rischio da livelli ormai insostenibili di payback, proiettati a 1,5 miliardi nel 2023 e 1,8 nel 2024 (15% del fatturato di chi lo sostiene)”. Un tasto dolente per le imprese del settore, che incassano una importante disponibilità da parte del ministro Schillaci: “Siamo disponibili a sanare situazioni che non hanno nulla a che fare col governo di cui faccio parte”, dice parlando a margine con la stampa della questione payback, che ‘pesa’ non solo sulle imprese del farmaco ma anche su quelle dei dispositivi medici. “Ma prima – sottolinea – devono venire gli operatori sanitari”.

E ancora: rimodulare i due tetti di spesa, includere già dal 2023 i farmaci a innovatività condizionata nel fondo innovazione, aumentare le risorse e uniformare le regole di gestione della spesa a livello regionale, che creano differenze sui territori”.

Obiettivi che possono essere raggiunti anche con un “rapido completamento della riforma dell’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa), che consentirà di modernizzare le valutazioni delle terapie basate sul valore per migliorare ulteriormente la disponibilità e per gestire la spesa in modo compatibile con la presenza industriale”.

“Spero – ha detto a tal proposito Orazio Schillaci – che a breve avremo la nuova ristrutturazione di Aifa. E’ importante collaborare con l’industria, ma serve anche un cambio culturale. Occorre far capire che investire in salute è una spesa, non un investimento. Questo è un tema che metterei volentieri all’attenzione della politica”. 

Concorrenza ‘nel mirino’

Il ragionamento dell’industria è raccolto dal ministro Urso. “Siamo stati – rivendica, parlando con la stampa – il governo più attivo nel far capire che bisogna portare gli investimenti in ricerca e sviluppo in Europa. Da noi la ricerca è cresciuta del 4%, in usa dell’8%, in Cina del 16%. Noi invece dobbiamo sostenere la nostra industria farmaceutica, che è un orgoglio del made in Italy e che è anche l’industria che investe di più in innovazione. La pandemia – rileva il responsabile del Mimit – ci ha dimostrato che la mancanza di un enzima può impedire lo sviluppo di un vaccin,  e non possiamo permetterlo. La farmaceutica e il settore biomedicale fanno parte della sicurezza nazionale. Ebbene, il governo è impegnato in tal campo: ho promosso con il ministro della Salute Schillaci un tavolo per l’industria farmaceutica presso il nostro dicastero che si riunirà nei prossimi giorni, per delineare insieme alle imprese una politica industriale assertiva in sede italiana ed europea per aumentare capacità di attrattività per gli investimenti stranieri. Diverse aziende multinazionali del settore si sono affacciate al dicastero e hanno annunciato di voler aumentare gli investimenti in Italia”.

Questo è un altro tema chiave. Per Cattani sono cruciali “strumenti efficaci per gli investimenti, superando i vincoli del regime Ue di aiuti di Stato e aumentando la possibilità di utilizzare gli attuali incentivi per ricerca e produzione. Il Governo – dice Cattani – ha manifestato fin dall’inizio grande disponibilità al dialogo, in un clima di fiducia, dimostrando nei fatti di credere nella nostra industria come valore per l’intera Nazione. E assumendo anche una posizione forte in Ue a tutela della proprietà intellettuale per la proposta di revisione della legislazione farmaceutica. ‘Questo governo si fida di chi fa impresa e di chi vuole lavorare’, ha dichiarato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni qualche giorno fa. Noi facciamo impresa e vogliamo lavorare. A vantaggio dei cittadini, per offrire innovazione e cure. E per dare il nostro concreto contributo per aiutare la Nazione a realizzare un deciso scatto in avanti nella competizione internazionale”, conclude il presidente di Farmindustria.

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