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Oblio oncologico, l’ok dalla Camera e il plauso delle associazioni

L’Italia potrebbe avere una delle leggi più all’avanguardia in Europa per la tutela degli ex malati di cancro. La Camera dei deputati ha approvato all’unanimità la proposta di legge sull’oblio oncologico. Secondo la norma, le persone guarite da un tumore non sarebbero più tenute a fornire informazioni relative alla malattia pregressa in caso di stipule di contratti per servizi bancari, finanziari, assicurativi o lavorativi. Come invece oggi accade.

Una bella pagina di politica, come commentato dal vicepresidente della Commissione Affari Sociali Luciano Ciocchetti. Soddisfatto il ministro della Salute Orazio Schillaci: “Un risultato che premia il lavoro compatto di tutte le forze politiche e l’impegno delle associazioni dei pazienti che, da anni, rivendicano questo diritto”, ha detto il ministro. “Sono certo che anche al Senato si procederà con la stessa sensibilità e rapidità per arrivare all’approvazione definitiva della legge”.

Nel nostro Paese sono un milione le persone che hanno vinto la propria battaglia contro il cancro. Troppo spesso però, guarire non significa tornare ad avere una vita normale. Soprattutto quando ci si ritrova ad avere a che fare con pratiche burocratiche discriminanti.

“Dal cancro si può guarire. Da oggi con l’approvazione della legge sull’oblio oncologico si cancella la lettera scarlatta, indegna per un Paese civile”, sono state le parole di Ylenja Lucaselli, deputata di Fratelli d’Italia.

“La scienza ce lo dice – ha sottolineato – e il senso di umanità ci impone di evitare qualsiasi discriminazione sociale, professionale e familiare. Tutto questo ora non sarà possibile aprendo strade fino ad oggi precluse per tutte quelle persone che venivano penalizzate per un preconcetto: cancro uguale morte, cancro uguale malattia incurabile”.

Nell’Ue già Francia, Lussemburgo, Olanda, Belgio e Portogallo hanno emanato la legge per il diritto all’oblio oncologico. “Nel nostro Paese superare la malattia a livello clinico non ha mai significato smettere di essere considerati dei ‘pazienti’. E finora c’è stato un vuoto normativo che ha fatto sì che persone guarite vivessero con l’ansia addosso di uno stigma continuo”, è intervenuto in Aula Marco Furfaro, capogruppo Pd in commissione Affari sociali alla Camera e componente della segreteria nazionale.

La soddisfazione delle associazioni

Il testo di legge resta un modello da imitare anche per tutti gli altri Paesi europei. “Non è previsto solo il diritto all’oblio, ma anche la prevenzione più in generale delle discriminazioni per i malati di cancro”, ha affermato Elisabetta Iannelli, segretario generale Favo (Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia). “Con l’approvazione del testo unificato sull’oblio oncologico – ha affermato il presidente Favo Francesco De Lorenzo, finalmente vengono cancellati per legge lo stigma cancro = morte e lo stigma cancro = malattia incurabile e inguaribile, frequentemente riproposti dai media, e ancora ben radicati nell’opinione pubblica. I guariti dal cancro non saranno più discriminati nella vita sociale, professionale e familiare”.

“Oggi – ha aggiunto Iannelli – è stata scritta una bella pagina della politica italiana, unita per il riconoscimento di un diritto universale: il ritorno alla vita dopo il cancro, poiché alla guarigione clinica deve corrispondere la guarigione sociale”.

Oblio oncologico, cosa prevede la legge

La legge sull’oblio oncologico introduce il “diritto all’oblio a seguito di guarigione” per le persone che hanno superato una patologia oncologica. In pratica, questo diritto sancisce che i soggetti guariti da un tumore non possono essere obbligati a fornire informazioni o subìre indagini riguardo alla loro precedente condizione di salute. I contesti sono diversi: dall’accesso a un mutuo, alla protezione finanziaria, a polizze assicurative, fino a un percorso di adozione di un figlio o di affidamento di un minore, passando per concorsi e lavoro.

La legge vieta la richiesta di informazioni sulla precedente malattia oncologica a coloro che hanno completato un trattamento attivo senza recidive da più di 10 anni. Ridotto a 5 anni se la patologia è emersa prima del compimento del 21° anno di età.

Un ulteriore passo avanti è rappresentato dalla promozione di politiche attive a sostegno delle persone guarite da tumore sul luogo di lavoro. Un decreto del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, in collaborazione con il ministro della Salute, definirà politiche che assicurino l’uguaglianza di opportunità, l’inclusione e la riqualificazione professionale per coloro che hanno superato una patologia oncologica.

Il plauso degli oncologi

“Ci auguriamo che quanto prima anche il Senato approvi la norma, perché si tratta di una battaglia di civiltà, che vede da molto tempo in prima linea pazienti, società scientifiche e Istituzioni”. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e Fondazione Aiom hanno espresso “forte gratitudine” nei confronti della Camera per l’approvazione del disegno di legge sul diritto all’oblio oncologico.

Nel corso degli ultimi due anni, la Fondazione Aiom ha intrapreso una campagna informativa innovativa, con l’hashtag #iononsonoilmiotumore, che ha dato vita alla creazione della prima guida dedicata a questa tematica. Un portale web e una campagna sui social media hanno fatto sì che una raccolta firme superasse le 107mila adesioni.

“Dopo 10 anni dal termine delle cure per le neoplasie dell’adulto e dopo 5 per quelle dell’età pediatrica, i pazienti potranno finalmente essere ritenuti guariti non solo a livello clinico ma anche per la società”, ha concluso Giordano Beretta, presidente di Fondazione Aiom.

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