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Tumori, domani li cureremo così

I tumori sono sempre più curabili. Lo dimostrano le statistiche, ma anche il sentiment politico, esplicitato dal via libera al disegno di legge sull’oblio oncologico, dato dalla Camera all’unanimità. “Un testo che cancella per legge l’equazione cancro = morte e cancro = malattia incurabile e inguaribile”, commentano Francesco De Lorenzo, presidente di Favo (Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia) ed Elisabetta Iannelli, segretario generale di Favo. Qualcosa di impensabile fino a poco tempo fa, reso possibile dai progressi della ricerca oncologica che, anno dopo anno, hanno sdoganato la parola ‘guarigione’, finora tabù nel vocabolario del cancro. Ma è solo l’inizio.

“Alcuni degli aspetti più innovativi in questo campo – anticipa il professor Giuseppe Curigliano, ordinario di Oncologia Medica, Università di Milano e direttore della Divisione Clinica Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative dello Ieo (Istituto Europeo di Oncologia) – riguarderanno la capacità di affinare sempre di più le nostre capacità diagnostiche; questo ci consentirà ad esempio di segmentare i vari tumori solidi, stratificandoli in base ad alcune nicchie molecolari per personalizzare sempre più le terapie”.

Anche all’interno di quelli che vengono indicati oggi come ‘big killer’ (tumore del polmone, della mammella, del colon) sarà dunque possibile individuare delle caratteristiche molecolari e cliniche che permetteranno di selezionare i pazienti in base alla presenza di marcatori predittivi di risposta ad un determinato trattamento, massimizzando i benefici terapeutici e riducendo al minimo la tossicità. Il sequenziamento genomico dei tumori sarà sempre più impattante sulla scelta del trattamento e sulla ricerca di nuovi farmaci. Stop dunque alle terapie ‘a taglia unica’, per far posto a terapie mirate contro i peculiari driver genomici alla base della proliferazione di un tumore.

L’avanzamento delle tecnologie per il sequenziamento del Dna andrà di pari passo con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. “A breve – anticipa l’oncologo – integrando dati clinici del paziente, informazioni sul suo stile di vita e dati genomici del tumore, riusciremo a generare l’avatar di ogni singolo paziente. E su questi avatar, generati da modelli di analisi computazionale, potremo testare diverse combinazioni di farmaci, per valutare la probabilità di risposta a vari trattamenti. Oggi l’intelligenza artificiale è già un prezioso ausilio per l’interpretazione delle immagini e forse nei prossimi anni la diagnostica sarà prevalentemente impostata su piattaforme di intelligenza artificiale. Ma a breve, l’AI applicata alla conoscenza genomica dei tumori ci assisterà anche nella scelta del trattamento”.

In futuro la diagnosi precoce potrebbe diventare ‘precocissima’ grazie alla possibilità di intercettare i tumori sul nascere. Ma per questo serviranno modalità di screening diverse da quelle attuali (mammografia, colonscopia, Pap test), che coprono a tappeto ampie popolazioni e sono improntate al solo criterio dell’età.

“In futuro – afferma Curigliano – i programmi di screening saranno sempre più personalizzati e indirizzati a soggetti ad alto rischio. Nei grandi fumatori si utilizzerà la Tac spirale per il tumore del polmone; nelle donne con mammelle iperdense o portatrici di mutazione BRCA1/2 si farà ricorso alla risonanza magnetica, che può individuare più precocemente eventuali lesioni tumorali”.

Ma la grande rivoluzione di questo campo, che potrebbe diventare routine clinica da qui al prossimo decennio, è la biopsia liquida, che attraverso un semplice prelievo di sangue riesce a rilevare in un soggetto sano la presenza di Dna ‘alieno’, cioè di Dna tumorale circolante (ctDna).

“Un recente studio longitudinale prospettico – ricorda Curigliano – condotto su 22.000 soggetti, sottoposti a screening colonscopico negli Usa, ha dimostrato che la biopsia liquida riesce a individuare con una sensibilità dell’80% e una specificità del 100% la presenza di piccoli tumori del colon. Gli screening oncologici sono destinati insomma a cambiare, costruendo programmi di ‘interception’ basati sulla biopsia liquida e concentrandosi magari inizialmente sulle popolazioni a più alto rischio, per allargarsi in seguito alla popolazione generale”.

La biopsia liquida, insomma, entrerà in modo prepotente non solo nel monitoraggio delle recidive dei soggetti già in trattamento oncologico (nei quali può annunciare la progressione di malattia ben prima della Tac), ma soprattutto nei programmi di screening e di prevenzione. Intercettare prima il tumore, significa aumentare le probabilità di guarire, perché più la diagnosi è precoce, maggiori sono le possibilità di sconfiggerlo.

Un’altra importante rivoluzione in campo oncologico riguarderà i pazienti con un tumore in uno stadio ad alto rischio di recidiva che devono iniziare un trattamento. “Quello che si sta cercando di fare per questi pazienti – spiega il professor Curigliano – è quantificare con la maggior precisione possibile il loro rischio di recidiva e, sulla base di questo, rimodulare l’intensità delle cure. Nelle malattie a bassissimo rischio di ricadute, si potrà ridurre l’intensità dei trattamenti. Al contrario, nelle forme ad alto rischio di recidiva, si andrà ad intensificare il programma di trattamento e soprattutto a personalizzarlo”.

E un grande esempio già concreto di medicina personalizzata viene dai vaccini terapeutici a mRna, la prossima ‘big thing’ in oncologia a detta di molti. Vaccini unici, costruiti sulla base del profilo genomico e antigenico di un particolare tumore e dunque su misura di un singolo paziente. “Questo significa – commenta il professor Curigliano – passare dalla ‘generica’ medicina di precisione, basata per lo più sulle alterazioni genomiche, all’era della medicina personalizzata, costruita cioè su misura del singolo individuo. In un soggetto con melanoma ad alto rischio di recidiva, l’intensificazione della cura passerà attraverso la somministrazione di una seconda procedura terapeutica, ovvero l’allestimento di un vaccino personalizzato. Ma questo non riguarderà solo i melanomi. Modelli di questo tipo potranno essere applicati anche al tumore del polmone, a quelli della mammella o del tratto uro-genitale”.

Nel prossimo futuro, grazie all’ausilio delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale, l’approccio al cancro avverrà con un’analisi multidimensionale, comprendente il profilo genomico, la proteomica, gli stili di vita del paziente, le influenze ambientali e forse le caratteristiche psicologiche (una parte ancora inesplorata riguarda proprio l’analisi dell’attitudine alla vita di un determinato paziente e come questa possa influenzare la risposta alle terapie).

Ma non bisogna dimenticare che i progressi della scienza nascono anche dalla condivisione. Sarà dunque molto importante raccogliere tutte queste informazioni in maniera armonizzata, per poterle condividere su apposite piattaforme di big data, interrogabili da qualunque parte del mondo.

“Il futuro è molto più presente di quanto noi immaginiamo – conclude Curigliano – e l’accelerazione alla quale abbiamo assistito negli ultimi dieci anni nello sviluppo di nuove molecole e nella conoscenza della genomica è destinata a rivoluzionare completamente il modo di curare le persone con un tumore. Con l’auspicio di arrivare sempre meno alla fase del trattamento, grazie a una prevenzione primaria sempre più efficace”.

Come nel film ‘Minority Report’, nel quale l’intelligenza artificiale intercettava (e sventava) il crimine prima che venisse commesso; science fiction nel 2002 e oggi speranza concreta per tanti pazienti.

 

 

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