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Tumore, l’approccio che potrebbe salvare la vita delle donne

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‘We should all be feminists’ è il manifesto lanciato da Maria Grazia Chiuri attraverso la ‘Revolution T-shirt’ che ha segnato il suo esordio da direttore creativo della Maison Dior. Un tema, quello del femminismo, molto caro alla Chiuri e protagonista anche del set dell’ultima sfilata della Paris Fashion Week, con il set/video-installazione “Not Her 2023” dell’artista Elena Bellantoni.

Mega-schermi, sfondi e pannelli dai colori fluo giallo e fucsia per mettere in evidenza la ‘gabbia’ nella quale è stata chiusa la donna dalle pubblicità sessiste negli ultimi 70 anni. Commercial che raccontano le donne come mogli e casalinghe perfette, bamboline e bellezze pop mercificate. Rigorosamente senza testa e senza carattere. Ma adesso, nel 2023, dobbiamo dire basta perché “a differenza di mia madre io posso scegliere” (Unilike my mother I have a choice), tuona la Bellantoni.

E un po’ di sano femminismo, scevro da ogni colore politico, dovrebbe allargarsi a macchia d’olio e andare a pervadere anche il mondo della medicina. Il perché lo spiega il titolo di un recente articolo del quotidiano inglese, ‘The Guardian’, riferendosi ad un lavoro pubblicato su Lancet: “Un approccio femminista al cancro potrebbe salvare la vita di 800 mila donne l’anno”.

Un titolo forte che ribadisce una triste verità. Le disuguaglianze di genere esistono anche in campo medico e ostacolano l’accesso delle donne alla prevenzione dei tumori, alla loro diagnosi e trattamento. E dunque, sono gli stessi componenti della neonata commissione di Lancet “Women and cancer”, lanciata nei giorni scorsi, a invocare un approccio trasformativo, ‘femminista’ appunto, alla questione.

I tumori sono una delle cause principali di mortalità per le donne e figurano nella top 3 delle cause di morte prematura nelle under 70. Secondo l’analisi pubblicata da Lancet, dei 2,3 milioni di donne che muoiono prematuramente di cancro ogni anno, 1 milione e mezzo si potrebbero salvare eliminando l’esposizione ai fattori di rischio o attraverso la diagnosi precoce.

Inoltre, si potrebbero prevenire 800 mila morti se tutte le donne accedessero a cure oncologiche ottimali. Ancora più preoccupanti sono i dati sui tumori nei giovani adulti.

Dei 3 milioni di casi di tumori diagnosticati nel 2020 tra gli under 50, due su tre riguardavano delle donne. Purtroppo – proseguono gli autori – le disuguaglianze di genere presenti nelle nostre società influenzano in modo negativo l’esposizione delle donne ai fattori di rischio, l’accesso ad un’informazione sanitaria adeguata e a servizi di qualità, oltre alla possibilità di affrontare adeguatamente il problema della tossicità finanziaria correlata al tumore.

A non esser riconosciuto è anche il ruolo determinante delle donne come caregiver, prive peraltro di qualsiasi tutela di ordine previdenziale ed economica. Infine sono ancora troppo poche le donne leader nel campo della ricerca, sanitario e delle organizzazioni politiche. Lì il tetto di cristallo è ancora proprio di solido cemento.

Ecco dunque i tanti perché di una nuova Commissione di Lancet dedicata alle donne, al loro potere e ai tumori, che chiede a gran voce l’adozione di un approccio ‘femminista’ alle cure oncologiche, alle politiche correlate ai tumori e alle linee guida. Perché è necessario dare finalmente risposte concrete alle necessità e alle aspirazioni di tutte le donne, siano esse pazienti, ricercatrici o provider di cure.

“La conversazione intorno ai tumori delle donne – commenta la dottoressa Isabelle Soerjomataram, vice-capo sezione della Sorveglianza dei Tumori allo IARC e condirettore della Commissione di Lancet – si limita spesso ai tumori ‘femminili’, come quello della mammella e della cervice, senza contare però che circa 300 mila donne under 70 muoiono ogni anno di tumore del polmone e altre 160 mila di tumore del colon retto, che rappresentano dunque due delle principali cause di morte per cancro tra le donne. Nelle ultime decadi inoltre, in molte nazioni ad alto reddito, le morti da tumore del polmone nelle donne hanno superato quelle da tumore del seno. L’industria del tabacco e dell’alcol portano avanti politiche di marketing sempre più mirate alle donne; riteniamo sia arrivato il momento che i governi contrastino queste azioni con politiche ‘genere-specifiche’ che aumentino la consapevolezza e riducano l’esposizione a questi fattori di rischio”.

“L’impatto di una società patriarcale sull’esperienza delle donne in campo oncologico è ampiamente non riconosciuto – commenta la dottoressa Ophira Ginsburg, Senior Advisor per la Ricerca Clinica presso il Center for Global Health del National Cancer Institute americano e condirettore della neonata Commissione di Lancet – A livello globale, la salute delle donne viene spesso focalizzata sugli aspetti riproduttivi e di salute materna, in modo del tutto allineato con una concezione ristretta e anti-femminista del valore e del ruolo delle donne nella società, mentre il cancro resta pesantemente sotto-rappresentato. La nostra Commissione sottolinea che le disuguaglianze di genere hanno un impatto significativo sull’esperienza delle donne rispetto al cancro. Per superare questo stato di cose dobbiamo far sì che il cancro diventi una questione prioritaria per la salute delle donne. E quindi auspichiamo l’immediata adozione di un approccio femminista al cancro”.

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