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Diabete e obesità, nuovi farmaci a confronto

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Semaglutide, il blockbuster anti-obesità che ha fatto impennare le azioni di Novo Nordisk, potrebbe essere surclassato da tirzepatide della scuderia Eli Lilly, un farmaco della stessa classe (duplici agonisti dei recettori GLP-1 e GIP), già approvato per il trattamento del diabete e in attesa di autorizzazione delle autorità regolatorie per la terapia dell’obesità.

A suggerirlo sono i risultati di una metanalisi condotta su ben 22 studi, che hanno arruolato complessivamente 18.472 pazienti, presentata all’ultimo congresso europeo di diabetologia (Easd) appena tenutosi ad Amburgo. 

Lo studio, firmato dal dottor Thomas Karagiannis dell’Università Aristotele di Salonicco (Grecia), ha confrontato le performance di questi due farmaci, entrambi a somministrazione sottocutanea una volta a settimana, in termini di efficacia e sicurezza in soggetti con diabete di tipo 2.

Sono stati considerati gli studi che avevano utilizzato tirzepatide al dosaggio di 5, 10 o 15 mg sottocute a settimana o semaglutide 0,5, 1 o 2 mg sempre una volta a settimana per almeno 12 settimane, con l’obiettivo di confrontarne i risultati sul controllo del diabete (emoglobina glicata) e sul peso corporeo, ma anche sugli effetti indesiderati.

Gli autori della metanalisi hanno evidenziato che la maggior efficacia nel ridurre l’emoglobina glicata la mostrava tirzepatide al dosaggio di 15 mg (riduzione di 2 punti percentuali), seguita da tirzepatide 10 mg (-1,86%) e da semaglutide 2,0 mg (- 1,62%). Ogni dosaggio di tirzepatide si è dimostrato più efficace nel controllo del diabete rispetto al corrispettivo dosaggio (alto, medio, basso) di semaglutide.

Nel confronto con il placebo, tirzepatide è risultata più efficace nel controllo del peso, ottenendo una riduzione di 10,96 Kg, 8,75 Kg e 6,16 Kg ai tre dosaggi studiati (15, 10 e 5 mg rispettivamente), mentre semaglutide produceva una riduzione di peso di -5,24 Kg, 4,44 Kg e 2,72 Kg con i suoi tre dosaggi (rispettivamente 2,0, 1,0 e 0,5 mg). In altre parole, ai dosaggi più alti, tirzepatide determina una riduzione di peso superiore di 5,72 Kg, rispetto a quanto ottenuto da semaglutide e questa superiorità sull’altra molecola si estende anche ai dosaggi intermedi e bassi.

“Tutti e tre i dosaggi di tirzepatide – sottolineano gli autori – in questa metanalisi sono risultati più efficaci dei tre di semaglutide, con differenze più ampie per i dosaggi più alti”.

Sul fronte degli effetti indesiderati, entrambi i farmaci e per tutti i dosaggi (naturalmente il rischio cresce a quelli più alti) aumentano il rischio di problemi gastrointestinali. Tirzepatide 15 mg presentava il rischio più alto di nausea (aumentato di 3,6 volte), di vomito (maggiorato di 4,4 volte) e di diarrea (raddoppio del rischio); ma il confronto tra tirzepatide e semaglutide non ha evidenziato differenze statisticamente significative rispetto agli effetti indesiderati e non sono state registrate differenze tra i due farmaci e il placebo, in termini di rischio di eventi avversi gravi.

Gli autori concludono dunque che, nei pazienti con diabete di tipo 2, l’uso di tirzepatide al dosaggio di 5, 10 o 15 mg è più efficace nel ridurre l’emoglobina glicata rispetto a semaglutide 0,5, 1 e 2 mg. Questo medicinale è risultato più efficace anche nella perdita di peso rispetto a semaglutide, con gli effetti maggiori evidenziati ai dosaggi più alti. Infine, tirzepatide ad alto dosaggio (15 mg) si associa a un rischio di vomito maggiore rispetto ai dosaggi intermedio (1 mg) e basso (0,5 mg) di semaglutide. 

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