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Interventi col robot, il record del Regina Elena di Roma

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Ormai a operare, anche nel caso di un tumore, è sempre più spesso un robot chirurgo. Colpisce il dato dei mille interventi di chirurgia robotica eseguiti da gennaio presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (Ire). Risultati che “sono la testimonianza dell’attenzione che gli Istituti rivolgono al paziente fragile e alle patologie oncologiche complesse – ha sottolineato Marina Cerimele, direttore generale Ifo – Proseguiamo determinati nella continua innovazione a favore dei cittadini”.

Ma come mai? Il robot offre molteplici vantaggi, al chirurgo ma anche al paziente: alla visione amplificata e tridimensionale del campo operatorio, si aggiunge la possibilità di eseguire movimenti fini che annullano il fisiologico tremore della mano, con la preservazione delle più delicate strutture anatomiche, una rapida ripresa post-operatoria e un veloce ritorno alle normali attività quotidiane del paziente.

E’ negli interventi più complessi che l’uso del robot ha dato i maggiori vantaggi clinici, dicono gli specialisti Ifo. È il caso del trattamento dei tumori vescicali infiltranti e della chirurgia robotica conservativa dei tumori renali. In queste procedure l’Urologia Ire, diretta da Giuseppe Simone, è da tempo un’eccellenza.

Da Vinci

L’Ire è tra i centri in Italia che esegue più operazioni in varie specialità con il robot Da Vinci: urologia, ginecologia, chirurgia toracica, otorinolaringoiatrica e generale. Negli ultimi 4 anni l’aumento è stato del 50% l’anno: da 450 interventi del 2020 a 1500 previsti per fine 2023 con tecnica robot-assistita.

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