Dubbi sui vaccini? Il potere della ‘spinta gentile’

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Se volete, chiamatelo nudge. O, se preferite, spinta gentile. E’ quel delicato meccanismo psicologico che ci porta a fare una scelta, sulla scorta di stimoli che la favoriscono. Per contrastare l’esitazione vaccinale, seguire i percorsi di questa strategia può essere fondamentale in modo tale da rispondere a bisogni che oltrepassano la realtà scientifica e vanno a sfiorare la sfera personale di ogni soggetto.

Per sostenere questo approccio, tuttavia, occorrono dati. Ed è proprio l’offerta di informazioni sociali e sanitarie, tale da favorire il giusto indirizzamento delle scelte di sanità pubblica nei confronti dei bisogni del cittadino, quella che si propone il progetto OBVIOUS (OBservatory on Vaccine Hesitancy in Italy – Online UniBo Serveys), coordinato da Davide Gori, docente di Igiene presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’ateneo bolognese, con il suo gruppo di lavoro.

L’indagine punta ad affrontare su una popolazione di studio raggiunta con un questionario online diversi parametri, considerando varie vaccinazioni. Si parte dalle variabili di percezione individuale, con analisi del rischio percepito di malattia e di sicurezza percepita nel vaccino, per giungere fino ai determinanti sociali che indirizzano la scelta, l’atteggiamento, i problemi pratici che possono interferire con l’eventuale decisione.

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per disegnare un percorso che avvicini il più possibile la persona alla prevenzione. E non mancano certo le curiosità, che forse andrebbero tenute presenti nel momento in cui si predispongono piani ad hoc per specifiche popolazione di proteggere. Anche se magari si tratta di particolari apparentemente insignificanti.

Un esempio? Il 28,8% chiede di sottoporsi alla vaccinazione il lunedì. “Dallo studio è emerso come le persone preferiscano al primo posto assoluto vaccinarsi di lunedì mattina, mentre il venerdì mattina si colloca al terzo posto – segnala l’esperto – Nella percezione, perché di questo stiamo parlando, il vaccino quale che sia potrebbe essere vissuto come uno strumento che potrebbe consentire una sorta di weekend lungo”.

Tralasciando questi aspetti, appare chiaro come l’impatto di Covid abbia progressivamente “spostato” il punto di riferimento per la somministrazione dei vaccini presso gli hub: circa due persone su tre hanno riferito di essersi immunizzati presso queste sedi. Ma la preferenza in caso di vaccinazioni da fare, pur rimanendo l’hub il punto di somministrazione prediletto per più di 4 persone su 10, andrebbe all’ambulatorio del medico di medicina generale (circa uno su quattro dichiara di volersi vaccinare in quella sede) mentre il 14,9% considera che l’ospedale dovrebbe diventare la sede dell’immunizzazione, in una logica di vaccinazione “opportunistica” per chi già si trova nel nosocomio, che consenta di guadagnare tempo e sottoporsi ai vaccini in ambito sicuro. Da non sottovalutare infine che, in logica di prossimità e comodità, l’8,3% dei soggetti chiede di essere vaccinato in farmacia.

Venendo agli specifici vaccini presi in esame, proviamo a fare un punto della situazione “girovagando” assieme a Gori sui punti più curiosi che sono emersi. “Considerando il tetano, si assiste ad una sostanziale sottovalutazione del valore di questa vaccinazione: metà delle persone la fa perché si ricorda da sé o si ferisce, come se medici e operatori avessero un ruolo marginale nel consigliare il booster – fa sapere Gori – Inoltre anche se è considerato molto sicuro e facile da ottenere l’adesione è bassa: complessivamente del 30%. Sembra la Sora Camilla: tutti la vogliono ma nessuno se la piglia!”.

Capitolo meningococco. Il timore per l’infezione è alto tanto che può bastare ricordare l’esistenza dei vaccini da parte del personale sanitario. In ottica di “spinta gentile” sarebbe importante che i genitori di bimbi (e adolescenti, viste le schedule) si sentano ricordare che esiste la prevenzione vaccinale.

“Ricevere una raccomandazione riduce di sei volte la possibilità di un rifiuto del vaccino – commenta Gori. Del tutto diversa è la situazione per l’influenza. Abbiamo osservato ampie quote in aree a bassa copertura di soggetti che, pur volendosi vaccinare, non lo avevano ancora fatto. Ci si può lavorare, insomma: siamo di fronte ad un’importante opportunità per capire le criticità organizzative e migliorare le coperture in queste regioni. Venendo all’antipneumococcica, meno di un terzo della popolazione target che abbiamo intervistato (anziani, diabetici, etc.) è in qualche misura preoccupato di sviluppare una polmonite da Pneumococco, pur se si tratta di fragili. Infine, considerando il vaccino per Herpes zoster, due partecipanti al nostro campione su tre non sapevano di far parte della popolazione target a cui è offerta la vaccinazione. È forse necessario pensare ad altre campagne informative?”, conclude l’esperto.

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