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Lavoro e carriera, il valore aggiunto di un pizzico di rabbia

rabbia

Quante volte, nelle cronache sportive, si legge di un calciatore che ha grandi mezzi per sfondare ma manca di “cattiveria”, quasi come se ci fosse nelle sue prestazioni la carenza di un quid che può aiutare a sfondare. E quante volte, nella vita professionale, capita di incontrare colleghi o consulenti che sembrano non poter sviluppare la carriera cui sarebbero destinati perché hanno una modalità di approccio al loro ruolo che non prevede la giusta dose di rabbia.

Insomma, anche un sentimento apparentemente negativo può essere un propellente per il futuro professionale e funzionare come un vero motivatore intrinseco capace di spingere le mete proposte. A tracciare questa sorta di “elogio della rabbia” è una ricerca molto curiosa, apparsa sul ‘Journal of Personality and Social Psychology’.

Lo studio è stato coordinato da Heather Lench, della Texas A&M University e svelle un pensiero molto diffuso, che ci guida spesso nella percezione di valore, basato su buonismo e felicità come ingredienti per una vita serena, intra ed extra ufficio. In realtà, come rivela la stessa Lench, a fronte di una vulgata comune che intende considerare il perseguimento della felicità come obiettivo dell’esistenza, anche professionale, per il benessere psicologico un pizzico di negatività e persino ira può rivelarsi utile.

Lo segnala lei stessa: ci sono ricerche che mostrano come sia necessario un cocktail di emozioni, capace di portare ai migliori risultati nello sviluppo di emozioni. E allora, condire il proprio stato d’animo con una giusta spruzzata di rabbia può divenire davvero un’arma efficace per migliorare il proprio percorso professionale. 

Non sprecate alcuna emozione, quindi. E’ questo il monito che emerge dallo studio, visto che anche stimoli psicologici genericamente considerati poco positivi possono rivelarsi di grande utilità verso il successo. D’altro canto, alla base di queste osservazioni ci sono dati chiari.

Gli studiosi coordinati dalla Lench hanno studiato in diverse condizioni sperimentali oltre 1000 persone e hanno analizzato informazioni derivanti da un sondaggio su quasi 1.500 persone. L’analisi ha proposto ai partecipanti di sviluppare una risposta emotiva (come rabbia, divertimento, desiderio o tristezza) o uno stato emotivo. Per poi mettere in correlazione queste sensazioni con un obiettivo impegnativo da raggiungere.

A prescindere dai test utilizzati, è emerso chiaramente come la rabbia sia davvero un carburante che accende il motore psicofisico delle persone verso il raggiungimento degli obiettivi. E tutto questo, oltre che sulla vita al lavoro, avrebbe un impatto anche sulla posizione politica del singolo.

Pensate che i ricercatori d’oltre Oceano hanno preso in esame i dati di una serie di sondaggi raccolti durante le elezioni presidenziali americane del 2016 e del 2020. Prima delle elezioni, alle persone veniva chiesto di valutare quanto si sarebbero arrabbiati se il loro candidato preferito non avesse vinto. Una volta chiusi i seggi i partecipanti hanno spiegato e e per chi hanno votato.

Chi ha avuto come spinta anche la rabbia, dichiarando in anticipo un forte malumore in caso di insuccesso del proprio candidato, ha votato di più. Perché proprio la rabbia ha fatto da contraltare al desiderio di chiamarsi fuori dalla tenzone elettorale.

Parola di Lench: “Questi risultati dimostrano che la rabbia aumenta lo sforzo verso il raggiungimento di un obiettivo desiderato, spesso determinando un maggiore successo”. Con una postilla, che emerge dallo studio. Non si può certo vivere sempre in tensione, con il pulsante dell’ira pronto ad essere premuto come in Inside Out. Ma quando la sfida richiede il nostro massimo impegno per essere vinta, un pizzico di revanchismo e di ira positiva che aiuta a mobilitare risorse possono essere d’aiuto. Se la sfida è difficile, insomma, bisogna adattarsi. Per dare il meglio. Anche sfruttando la spinta che può venire da emozioni considerate negative come noia, tristezza o, appunto, rabbia. Il mix è meglio della singola “arma” emotiva.

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