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Biotech e ricerca, nuovo slancio alla cooperazione Italia-Usa

Pharma e biotech alla Farmesina

Il Made in Italy che il mondo ci invidia è fatto anche di farmaceutica, biotech e innovazione. Parliamo di talenti, ma anche di imprese, spesso multinazionali, con una lunga storia di impegno e investimento nel nostro Paese. Ecco allora che un evento istituzionale diventa “un’importante occasione per dare un rinnovato slancio alla cooperazione con gli Stati Uniti, in un campo a me particolarmente vicino, quello delle biotecnologie e delle scienze della vita”. Parola del ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto alla conferenza “Italia-Usa: cooperazione internazionale sulle biotecnologie emergenti e le scienze della vita”, ospitata dal ministero degli Affari Esteri.

Il legame con gli Usa

L’Italia negli ultimi anni “si è conquistata un ruolo competitivo e di potenziale leadership” in questi settori, ha riconosciuto il ministro. “Un patrimonio che va tutelato e consolidato, continuando a investire sull’innovazione, la ricerca e la cooperazione internazionale. Con gli Stati Uniti, in particolare, l’Italia vanta una lunga ed eccellente storia di collaborazione tanto in ambito scientifico, che a livello industriale”.

Una collaborazione che va avanti da decenni e che, ha detto Schillaci, potrà rafforzarsi con il nuovo Centro nazionale di preparazione alle pandemie, “che avrà sede a Siena e che – ha detto il ministro – ambisce ad essere un’istituzione di primo piano a livello internazionale per lo sviluppo di strumenti per prevenire e curare le malattie infettive emergenti”. Il Centro dovrà, infatti, “entrare a far parte della Rete Internazionale di strutture dedicate alla preparazione alle pandemie”.

Cervelli italiani Oltreoceano

Sul fronte della ricerca sono in corso “un gran numero di collaborazioni di ricercatori italiani con colleghi statunitensi”, ha evidenziato ancora Schillaci, che nel suo recente viaggio ha incontrato “diversi, brillanti ricercatori italiani che lavorano con grande soddisfazione professionale in istituzioni statunitensi. Avrò una nuova occasione d’incontro a breve, sempre negli Stati Uniti, con altri scienziati italiani attivi in loco. Ed è mia intenzione promuovere un loro attivo ruolo e contributo al rafforzamento dei rapporti bilaterali in un’ottica di valorizzazione della circolazione dei cervelli”, imprescindibile per il progresso scientifico.

A sinistra il ministro Orazio Schillaci, a destra Marcello Cattani/Credits Farmindustria

 

Le imprese americane in Italia tra pharma e biotech

Sul fronte delle imprese, Schillaci ha ricordato come le multinazionali farmaceutiche americane abbiano investito significativamente e da decenni in Italia. Quanto alla ricerca clinica dall’inizio del 2022 a oggi “risultano oltre 60 studi multinazionali presentati da promotori ubicati negli Stati Uniti, mentre circa 120 studi vedono la partecipazione di Centri clinici sia statunitensi sia italiani. L’area terapeutica maggiormente rappresentata (circa il 50% degli studi) è l’oncologia e l’onco-ematologia”.

L’orgoglio del pharma

L’industria farmaceutica italiana “è leader in Europa, con un valore di produzione di oltre 47 miliardi e il 97% è export. Siamo il ponte di salute verso tutto il mondo – ha rivendicato il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani – Le imprese americane nel nostro Paese sono molte che concorrono a generare un valore che è importante di oltre 11 miliardi nell’export. Ma ci sono aziende del nostro Paese presenti negli Stati Uniti lunga tutta la filiera dell’innovazione. Il che significa farmaci, malattie rare, plasmaderivati ma anche Cdmo”, la produzione in conto terzi. Il rapporto commerciale fra Italia e Stati Uniti”, insomma, è forte e cresce oltre la media europea nel settore farmaceutico. “Oggi è uscito un dato Istat in cui siamo il primo settore per valore dell’indotto sulla ricerca e sviluppo”, ha sottolineato Cattani.

L’Italia è dunque un’eccellenza. Ma cosa serve per rendere il nostro Paese e la collaborazione con gli Usa ancora più forte? “Innanzitutto continuare a lavorare, come questo governo sta facendo, per difendere la proprietà intellettuale: non possiamo pensare di attirare talenti, competenze, innovazione su tutta la filiera se non abbiamo un patent forte come Usa e altri Paesi – ha detto Cattani – Altrimenti ci troveremmo schiacciati rispetto anche a una dipendenza sui principi attivi da India e Cina”.

Secondo punto: “Continuare il viaggio di riforma dell’Agenzia” italiana del farmaco, “che con grande coraggio il ministro Schillaci ha avviato. L’accesso condiziona la capacità di dare farmaci, attirare innovazione, ma soprattutto garantire la sostenibilità industriale”. Sul fronte della ricerca clinica “registriamo con favore l’azione di recepimento del regolamento europeo per dare impulso all’innovazione” e aumentare la competitività. “Apprezziamo quello che sta facendo il governo, in un periodo difficile, per dare ossigeno al fondo sanitario nazionale e andare a rimodulare la spesa farmaceutica laddove oggi c’è il fabbisogno: la spesa ospedaliera”.

Per il presidente di Farmindustria questa è la direzione giusta. Cattani ha ricordato il presidente Usa Dwight Eisenhower: ”La forza competitiva di un Paese si misura nella forza della collaborazione tra il pubblico e il privato”. Ne è un esempio il Tavolo Mimit-Salute “per ridare slancio agli strumenti di attrazione degli investimenti del settore farmaceutico”.

Un ecosistema integrato

Una vivacità, quella del pharma e del biotech in Italia, testimoniata anche dai numeri: “Consumi interni per 35 miliardi, export per quasi 50, un effetto diretto sul Pil di due punti”, ha affermato Cattani.

Dal canto suo, Schillaci ci è detto convinto che il settore debba poter contare su un “ecosistema integrato, dove il pubblico e il privato, il mondo della ricerca e quello dell’industria concorrano insieme, ciascuno nel proprio perimetro, verso un obiettivo comune: il miglioramento della salute pubblica. Il tutto in un quadro di rafforzata collaborazione internazionale. E il ministero della Salute – ha assicurato – è pronto a fare la sua parte”.

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