Europa verso un ‘upgrade’ nella lotta contro i tumori

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L’Europa è sulla strada giusta per battere il cancro? Secondo esperti e stakeholder riuniti a Bruxelles in occasione delEuropean Cancer Forum, un think tank ospitato da MSD per pensare in anticipo le politiche del cancro in Europa e migliorare la cura dei tumori, le linee di indirizzo sono chiare e ben tracciate, ma la loro implementazione resta ancora molto frammentaria nelle varie realtà dell’Unione. E soprattutto è molto, troppo lenta per lasciare un’impronta leggibile sulle statistiche dei tumori.

Prevenzione, programmi di screening, diagnosi precoce, accesso tempestivo ai trattamenti di nuova generazione e soprattutto uno standard di cura quanto più omogeneo possibile da un Paese europeo all’altro, sono le misure invocate per uscire dall’impasse di un’Europa a tante velocità diverse.

I tumori rappresentano la seconda causa di mortalità a livello mondiale e causano un quinto di tutti i decessi. Ma fino al 40% potrebbe essere prevenuto e i tassi di mortalità potrebbero essere ridotti grazie ad una più efficace prevenzione, agli screening, alla diagnosi precoce, a cure più tempestive e ad un più rapido accesso alle innovazioni terapeutiche.

Se è vero che nell’ultima decade sono stati fatti importanti progressi in ognuno di questi campi (i tassi di mortalità per tumore si sono ridotti del 10% ma con differenze fino al 37% da uno Stato europeo all’altro), molto resta ancora da fare. E lavorare per abbattere la mortalità per tumore in maniera omogenea in tutte le realtà dell’Unione Europee è l’obiettivo dello Europe’s Beating Cancer Plan (EBCP), lanciato nel 2021. Un passo avanti epocale in questa direzione è stata la pubblicazione (febbraio 2023) dei Cancer Country Profiles all’interno dello European Cancer Inequalities Registry (ECIR), un tentativo di confrontare le diverse realtà nazionali rispetto a diversi obiettivi oncologici, con l’idea di mettere in luce le aree di miglioramento per i singoli Stati membri e di imparare dalle best practice. Ecco dunque perché, secondo gli esperti, è prioritario investire nella raccolta e nell’analisi dei dati.

La prevenzione

La prevenzione ha bisogno di evolvere, in risposta alle necessità emergenti e alle disparità registrate in diversi contesti. Tra le opzioni di policy alle quali lavorare, la health literacy (come strumento di awareness) e la creazione di nuovi servizi per offrire strumenti di prevenzione (ad esempio in farmacia o attraverso unità mobili). Ma anche un rafforzamento del ruolo dei medici delle cure primarie e la creazione di fast track e di meccanismi di referral, oltre ad un monitoraggio puntuale delle disuguaglianze.

Fumo, alcol, obesità, dieta poco sana e basso livello di attività fisica sono ben noti fattori di rischio per tumori, oltre che per le malattie cardio-metaboliche. E hanno tutti un impatto e una prevalenza maggiori tra i gruppi sociali più vulnerabili. Servirebbe dunque, secondo gli esperti riuniti a Bruxelles, un ‘pacchetto’ comprensivo di politiche di prevenzione per correggere i principali fattori di rischio, con un’attenzione particolare alle classi a basso income e livello di istruzione.

Solo il 7% dei pazienti con tumore ad esempio fa attività fisica. E ad attirare l’attenzione sul problema, ci pensa Petra Thaller con la sua Ong internazionale Outdoor Against Cancer (OAC) e la sua Weltanshauung (la prevenzione è un forte atto di ribellione contro la medicina ‘reattiva’). OAC promuove i ‘pilastri di uno stile di vita salutare’: attività fisica e sport all’aperto, dieta bilanciata, sostenibilità e natura, benessere fisico e mentale. Due proposte di progetto della OAC, nell’ambito del programma EU4Health, sono state recepite anche da Europe’s Beating Cancer Plan: Rock Your Health (RYHEALTH) e Outdoor Against Cancer Connects Us (OACCUs).

Sempre nel capitolo della prevenzione, c’è tutto il tema delle vaccinazioni contro i tumori correlati a virus. Mentre sono attese a breve le raccomandazioni europee sui tumori prevenibili con la vaccinazione, la Svezia ha annunciato di essere ad un passo dal centrare gli obiettivi Oms relativi alla vaccinazione anti-Hpv per la prevenzione del tumore della cervice (90% di vaccinati entro il 2030). Un esempio da seguire per tutti gli Stati membri, visto che ad oggi ancora si registrano ogni anno in Europa circa 60 mila casi di tumore della cervice e circa 26 mila decessi correlati all’Hpv.

Diagnosi precoce

La diagnosi precoce è un altro cavallo di battaglia di Europe’s Beating Cancer Plan. Oltre ad una maggiore adesione agli screening già esistenti (in alcune regioni europee è inferiore al 20%), sarebbe necessario implementarne altri, come quello per il tumore del polmone.

“Il tumore del seno – afferma Marzia Zambon, direttore esecutivo di Europa Donna – è considerato uno dei tumori più ‘fortunati’ perchè si è fatta tanta awareness, anche rispetto allo screening, facendo da apripista per altri tumori, come quello del colon retto. Nonostante questo, il tumore del seno resta il primo killer delle donne europee; grazie ai progressi della ricerca molte donne guariscono o diventano lungo-sopravviventi, soprattutto se curate presso centri specializzati come le Breast Unit, che dovrebbero essere gli unici ad occuparsi di queste pazienti. Purtroppo non sempre questo accade e oltre il 10% di questi tumori viene ancora diagnosticato in stadio metastatico.”

“Il discorso dello screening – afferma l’europarlamentare spagnola Margarita de la Pisa Carrión – non si esaurisce con i finanziamenti; è necessaria anche una buona organizzazione e tanta sensibilizzazione. Abbiamo fatto tanto per i tumori femminli, ma adesso è arrivato il momento di accendere I riflettori sul tumore del polmone”.

A poco valgono tuttavia raccomandazioni e buoni propositi se i diretti interessati, i potenziali pazienti cioè, non vengono adeguatamente coinvolti e sensibilizzati. È qui che entra in gioco la health literacy, l’alfabetizzazione sanitaria, che rappresenta un vero e proprio pilastro della lotta contro i tumori. “La health literacy – afferma Kristine Sørensen, presidente della International Health Literacy Association – permette di risparmiare soldi, tempo e soprattutto vite. È necessario far conoscere meglio queste patologie, spiegare come prevenirle, come trattarle, comprendere bene tutte queste informazioni per prendere delle decisioni. È una nuova materia, che non viene insegnata nei corsi di medicina, ma che deve diventare uno skill profesisonale, senza restare una semplice attitudine personale. La health literacy aiuta a superare le barriere culturali”.

Monitoraggio

Misurare, misurare, misurare. Fondamentale per capire se si sta andando nella giusta direzione è prendere le misure al problema e monitorare i progressi fatti ad intervalli costanti. Ma l’Europa è ancora molto indietro da questo punto di vista.

“Ogni anno – ricorda Thomas Hofmarcher, Swedish Institute for Health Economics – nell’Unione europea si spendono oltre 100 miliardi per prevenire, diagnosticare e trattare i tumori. Ma siamo pessimi nel misurare i risultati di come vengono spesi tutti questi soldi. Certo, abbiamo le statistiche di mortalità e di sopravvivenza, ma questo non basta. In molte nazioni Ue mancano del tutto i dati e i medici non sanno neppure quantificare l’aspettativa di vita dei loro pazienti con cancro. È fondamentale misurare l’efficacia delle cure, della prevenzione e degli screening, degli esiti dei trattamenti, attraverso una serie di indicatori semplici, che comprendano tutto il percorso del paziente, dalla prevenzione alla riabilitazione, da condividere tra i vari Paesi per confrontarli tra loro. Nascere a Vienna non è come nascere a Bratislava in termini di prognosi, se sei un paziente con cancro. Ma questo può cambiare. Ecco perchè è importante raccogliere dati, perché si possono imparare tante lezioni su cosa e come cambiare”.

Tumore del polmone

Tra le aree che necessitano di maggior attenzione c’è quella dei tumori del polmone, che sono la principale causa di morte per cancro in Europa. La Commissione europea di recente ha rivisto la raccomandazione sullo screening dei tumori a livello di popolazione, estendendola a diversi altri tipi di tumore, compreso quello del polmone. Ma non è ancora sufficiente.

Ogni anno a mezzo milione di cittadini europei viene diagnosticato un tumore del polmone, e sebbene molte nazioni abbiano fatto grandi progressi nella prevenzione, diagnosi e trattamento, questo tipo di tumore continua a rappresentare il 20% di tutti i decessi per tumore in Europa; in alcuni Stati membri inoltre, i 2/3 di questi tumori sono ancora diagnosticati in fase avanzata, quando le chance di sopravvivenza sono decisamente ridotte.

Ma non solo. Il 52% di quanti ricevono una diagnosi di tumore del polmone, poi non viene trattato, per mancanza di risorse o di trattamenti. E tutto questo accade in Europa. È da queste considerazioni che ha preso le mosse la call to action per la lotta contro il tumore del polmone lanciata lo scorso anno dall’euro-parlamentare romeno Cristian-Silviu Buşoi che, lo scorso settembre, ha anche inviato anche una lettera aperta a Stella Kyriakides, commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare, per informarla della situazione, chiederle un maggior impegno e rendere la lotta contro il tumore del polmone una priorità sanitaria.

Buşoi chiede alla Commissione europea di collaborare per l’individuazione delle best practice nella raccolta dati relativi ai tassi di trattamento; di inserire i tassi di trattamento per tumore del polmone all’interno del Cancer Inequalities Registry, pubblicando un secondo report nel 2025; di implementare e migliorare le attuali misure di prevenzione definite nello EBCP, per quanto riguarda fumo di sigaretta e inquinamento dell’aria; di lanciare un’iniziativa per redigere linee guida europee e sistemi di garanzia della qualità riguardanti il tumore del polmone, sulla scia dei successi ottenuti contro il tumore del seno e del colon; e infine, di incoraggiare gli Stati membri a partecipare all’iniziativa ‘Cancer Diagnostic and Treatment for All’ all’interno di EBCP, per migliorare l’accesso e il rimborso dei test genomici NGS (Next Generation Sequencing).

“Il tumore del polmone – afferma Buşoi – non è ancora ben messo a fuoco nei programmi del Beating Cancer Plan. È necessario migliorare la diagnosi precoce, lavorare di più sullo screening e naturalmente fare in modo che a tutti i pazienti siano assicurati dei trattamenti appropriati. Purtroppo una scarsa focalizzazione del problema e troppa burocrazia rallentano l’accesso alle terapie innovative. Sul fronte della sensibilizzazione allo screening è necessario anche un maggior coinvolgimento dei medici di famiglia; per tutto il resto è necessario che ogni nazione si doti di un Piano Nazionale Oncologico”.

“Per questa forma di tumore – raccomanda il professor Konstantinos Syrigos, che insegna medicina e oncologia medica all’Università di Atene – c’è da lavorare anche per abbattere lo stigma, in particolare quello riguardante i fumatori; bisogna inoltre diffondere il messaggio che si tratta di un tumore comunque trattabile. Nelle nazioni industrializzate il tumore del polmone è in flessione, mentre in quelle a basso income, il fumo è ancora considerato socialmente accettabile e i fumatori sono addirittura in aumento. Bisogna affrontare questi bias geografici, di genere e di istruzione”.

Europa a macchia di leopardo

In questa Europa a tante velocità nella lotta ai tumori, permangono insomma enormi differenze tra una nazione e l’altra. E c’è dunque tanto lavoro da fare per armonizzare i risultati e far sì che i pazienti diventino tutti ‘pazienti europei’, a prescindere dal fatto che vivano in Serbia, Portogallo o Francia. Forse, concludono i panelist riuniti al 5° European Cancer Forum di Bruxelles, è arrivato il momento di pensare ad un semestre europeo dedicato alla salute.

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