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Fertilità minacciata, scoperte microplastiche nei fluidi follicolari

ovulo microplastiche
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Non solo fiumi, mari, aria e terreni. L’inquinamento ambientale minaccia in molti modi diversi la salute umana, insidiando persino il concepimento. Una pessima notizia per un’Italia alle prese con un rigido inverno demografico. La novità arriva da uno studio presentato al 7° Congresso Nazionale della Società Italiana della Riproduzione Umana (Siru), in programma a Bari dall’11 al 13 aprile.

Un team di ricercatori italiani, infatti, ha individuato la presenza delle microplastiche nei fluidi follicolari umani, una minaccia per la fertilità femminile (ma non solo). “L’infertilità in Italia è un problema diffuso che riguarda quasi una coppia in età fertile su cinque”, ricorda Paola Piomboni, presidente Siru. E la pervasività delle microplastiche, già rilevate nel liquido seminale maschile, nelle urine dei neonati e nel latte materno, risuona come un nuovo campanello d’allarme.

Lo studio

Allora, la ricerca ha rilevato la presenza di microplastiche nei fluidi follicolari di donne che si sottopongono a procreazione medicalmente assistita. Ma come si è ottenuto questo risultato? E che tipo di sostanze sono state intercettate? Attraverso un approccio metodologico innovativo, il lavoro ha rilevato la presenza di nano e microplastiche (concentrazione media di 2191 particelle per millilitro), ma anche la dimensione al di sotto di 10 micron (diametro medio di 4.48 micron), evidenziando una correlazione fra la concentrazione di microplastiche e alcuni parametri collegati alla funzione ovarica.

Al momento in preprint sulla piattaforma medxriv, lo studio porta le firme di Luigi Montano, Salvatore Raimondo, Marina Piscopo, Maria Ricciardi, Antonino Guglielmino, Sandrine Chamayou, Raffaella Gentile, Mariacira Gentile, Paola Rapisarda, Gea Oliveri Conti, Margherita Ferrante, Oriana Motta ed è stata già sottomessa a una rivista internazionale.

I risultati, “alla luce degli effetti negativi sull’apparato riproduttivo femminile ben documentati in campo sperimentale nel mondo animale, ci preoccupano non poco”, ha sottolineato Luigi Montano, UroAndrologo dell’Asl di Salerno, Coordinatore del progetto di ricerca EcoFoodFertility, nonchè Past President della Società Italiana della Riproduzione Umana (Siru).

Si tratta infatti di sostanze che “non solo hanno un effetto diretto di danno sulla funzione ovarica attraverso diversi meccanismi, in primis lo stress ossidativo, ma fanno anche da cavallo di Troia ad altre sostanze notoriamente tossiche, come metalli pesanti, ftalati, bisfenoli, diossine, policlorobifenili e secondo recenti studi, anche veicolo di virus, batteri e protozoi”, ha aggiunto l’esperto.

L’ingresso di queste sostanze e i rischi

Ma come arrivano le microplastiche così a fondo nel nostro corpo? “Si tratta di sostanze dalle dimensioni pulviscolari, che penetrano in profondità nel nostro organismo e che vengono introdotte con l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo, l’aria che respiriamo e anche attraverso la pelle con i cosmetici ad esempio”, ha puntualizzato ancora l’esperto.

Gli autori dello studio non hanno dubbi: “Il ritrovamento di microplastiche nel liquido follicolare, a diretto contatto con i gameti femminili, rappresenta di per sé una minaccia significativa all’integrità del nostro patrimonio genetico che viene trasmesso alle future generazioni”.

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