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Tumore della vescica, l’intervento col robot a Torino

tumore vescica
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Sono continui i progressi in chirurgia robotica: questa volta la buona notizia arriva da Torino e riguarda una paziente con un solo rene, operata per un tumore della vescica al Maria Pia Hospital. Il tutto tramite 4 fori da 1 cm l’uno.

Un approccio che ha consentito poi l’asportazione del tumore per via vaginale. Secondo i sanitari si tratta della prima cistectomia robotica eseguita nel mondo su una paziente 60enne mono-rene utilizzando il sistema robotico Hugo RAS (robotic-assisted surgery). A operare Giovanni Muto, direttore del Dipartimento di Urologia del Maria Pia Hospital (gruppo GVM Care & Research), accreditato con il Ssn, e la sua equipe.

Il tumore della vescica

Si tratta del quinto tumore più frequente in Italia tra quelli solidi (oltre 300mila diagnosi ogni anno). La diffusione è strettamente legata a fattori esterni, dall’inquinamento ambientale al fumo di sigaretta, che ne aumenta di tre volte il rischio di insorgenza. Questo perché la vescica è un serbatoio che accoglie anche tutti i prodotti di ciò che viene respirato, comprese le sostanze inquinanti. Solo il 12-15% dei tumori vescicali è infiltrante e viene trattato con l’asportazione di tutta la vescica, le altre tipologie vengono trattate conservativamente.

Il robot

Hugo è composto da una console avanzata e da quattro bracci robotici muniti di articolazioni, controllati con accuratezza dal chirurgo e assistiti dal personale medico. Il sistema offre un’elevata precisione e ingrandisce l’immagine in HD-3D, contribuendo ad ottimizzare i risultati. Dal canto suo il paziente, sottoposto a procedure meno invasive, affronta un rischio ridotto di complicanze e un periodo di recupero post-operatorio più breve.

L’operazione

“Il cancro infiltrante della vescica rappresenta da sempre una sfida imponente. Se in passato la chirurgia tradizionale prevedeva un’incisione addominale significativa, sia per eseguire l’intervento sia per l’asportazione del cancro e dei tessuti compromessi, grazie all’aiuto del sistema robotico l’intero procedimento è oggi possibile tramite quattro fori di 1 cm ciascuno”, sottolinea Muto.

“Questo perché l’indicazione chirurgica per il tumore infiltrante della vescica è di rimozione. Il voluminoso campione chirurgico, composto da vescica, utero, ovaie e annessi, in questo caso è stato estratto attraverso la vagina, garantendo alla paziente di recuperare più rapidamente e di tornare alla vita quotidiana, riducendo al minimo i disagi. L’intervento è stato unico nel suo genere, poiché mai eseguito con questo particolare tipo di robot, non solo per la complessità tecnica intrinseca della cistectomia radicale in una paziente donna, ma anche per la peculiare presenza di un solo rene”.

Dopo circa 5 giorni di degenza post operatoria, la paziente è tornata a casa in buone condizioni. Non dovrà sottoporsi a chemioterapia, ma continuerà ad essere seguita dagli specialisti con follow up radiologici periodici mediante TC (a 3 mesi e poi ogni 6 mesi per i prossimi 2 anni), per scongiurare eventuali recidive.

“Si è trattato di un intervento raro e complesso e abbiamo dimostrato la fattibilità con ottimi risultati anche con questo robot di ultima generazione”, sottolinea lo specialista.

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