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Robot, la sfida dell’empatia si vince con l’AI

robot sorriso
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Oltre l’antropomorfismo, per realizzare una sorta di sogno. Perché se è vero che ormai le capacità dei robot di partecipare a processi di umanizzazione appaiono in continua evoluzione, risulta ancora difficile staccarsi dallo stereotipo che vede il robot antropomorfo assumere davvero caratteristiche del volto umano. E non tanto, o almeno non solo, nel disegno della faccia. Né magari nel tono di voce, che dovrebbe esulare dalla classica impersonalità tipica dei film di fantascienza, con parole perfettamente scandite ma irrimediabilmente metalliche e dal suono automatico.

Quello che si può chiedere a un robot del prossimo futuro è soprattutto empatia. Perché per divenire davvero un compagno fisso delle nostre giornate, essere in grado di assisterci nelle faccende di casa, arrivare a farci da spalla quando lavoriamo o nel tempo libero, il robot dovrebbe essere in grado di interagire anche psicologicamente. Senza magari fare un sorriso fuori tempo per accompagnarci nei momenti di allegria, o avere un’espressione corrucciata e pensosa quando invece ci attendiamo un viso aperto e sereno.

Insomma. la richiesta dell’utenza, in futuro, sarà quella di un robot che cresca, e molto, nella parte psicologica, senza abbandonare le caratteristiche di studio del volto che stanno portando a risultati davvero importanti.

Se questo è quello che ci si attende, probabilmente l’AI sarà la chiave per avvicinarci più possibile ad un robot capace di comprendere i momenti, di sapere se e quando sorridere o piuttosto avere un tono di compatimento, per condividere la nostra tristezza. Almeno su questa strada si sta muovendo la progettazione di un robot su cui lavorano da anni gli esperti del Creative Machines Lab dell’Università Columbia coordinati da Hod Lipson.

Emo è il nome del robot che risce ad anticipare le espressioni del volto dell’interlocutore umano e a eseguirle nello stesso tempo, è il risultato di una ricerca di altissimo livello, presentata su ‘Science Robotics’. Emo è davvero una sorta di miracolo tecnologico. Pensate che riesce addirittura a preconizzare che chi ha di fronte sta per sorridere, e quindi ad arrivare in simultanea a farlo a sua volta.

Arrivare a questo risultato, va detto, non è certo stato facile. Perché la ricerca ha dovuto mettere a punto un volto robotico capace di avere la massima versatilità e al contempo di relazionarsi con un tempismo invidiabile con la persona umana. Il motivo è semplice. Se la mimica del volto arriva qualche secondo dopo, si può interpretare come falsa. Invece il sorriso a 32 denti che si incontra immediatamente nell’alter ego robotico può diventare davvero una prova della massima compatibilità psicologico, emotiva e, ovviamente razionale.

Emo, al momento è solo una testa. Ha un volto dotato si meccanismi che consentono una varietà larghissima di espressioni del volto. La testa è ricoperta da una pelle di silicone e nella pupilla sono presenti telecamere ad alta risoluzione perché emo abbia il costante contatto visivo con l’interlocutore. A questo punto entra in gioco l’AI, attraverso processi che da un lato prevedono le espressioni dell’interlocutore mentre i muscoli del viso iniziano a contrarsi, dall’altro rispondendo con comandi che consentono di riprodurre in Emo quanto sta avvenendo in chi ha davanti. Il tutto, con un apprendimento continuo.

Per addestrare il robot a creare le espressioni facciali, i ricercatori lo hanno posto di fronte alla telecamera. Libero di muoversi. Poi, grazie all’apprendimento, il robot ha imparato la relazione tra le espressioni facciali e i comandi motori, proprio come gli esseri umani praticano le espressioni facciali guardandosi allo specchio. Insomma, ha imparato ad “automodellarsi”. E dopo alcune ora di addestramento, è diventato molto più “umano” al punto di interpretare quanto sta avvenendo nel volto che si propone al suo sguardo tecnologico.

La storia è solo all’inizio. Ma la ricerca è davvero affascinante. Ora si punta a integrare la comunicazione verbale, utilizzando un modello linguistico di grandi dimensioni come ChatGPT in Emo. E magari si proporranno problematiche etiche. Ma pensate che sogno, quando Emo o chi per lui, magari qualche suo “figlioccio”, ci incontrerà e si aprirà in uno sorriso smagliante per accoglierci, comprendendo che stiamo per fare lo stesso. Empatia assicurata!

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