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Estate 2023, la più calda degli ultimi 2000 anni

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Forse l’avevate sospettato, ma ora arriva la conferma della scienza: l‘estate 2023 è stata davvero la più calda mai vissuta, almeno da duemila anni a questa parte. Naturalmente parliamo dell’emisfero settentrionale, ma lo studio appena pubblicato su ‘Nature’ è di quelli che dovrebbero ammutolire chi nega il climate change. La scorsa estate è stata quasi quattro gradi più calda rispetto alla stagione più fredda registrata nello stesso periodo. E (ma qui siamo nel campo delle previsioni) non è affatto detto che l’estate alle porte sia da meno.

Il tutto mentre dal report The Lancet Countdown in Europe 2024 arriva un altro dato preoccupante: nell’arco degli ultimi 30 anni – per la precisione dal 1990 al 2022 – si è registrato un graduale aumento del 9% dei decessi legati al caldo. Percentuale che sale a 11 su cento nell’Europa meridionale (Italia inclusa), con una crescita del 41% del numero di giorni di caldo estremo.

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Ulf Büntgen mentre procede alle misurazioni/Credits: Ulf Büntgen

Un anno record, lo dicono gli alberi

Sebbene il 2023 sia stato indicato come l’anno più caldo mai registrato, queste registrazioni risalgono nella migliore delle ipotesi al 1850 e la maggior parte si limita ad alcune regioni del globo. Ma allora come hanno fatto questa volta gli scienziati a risalire indietro per millenni? La risposta è semplice: hanno utilizzato le informazioni sul clima provenienti dagli anelli di accrescimento degli alberi. Un’analisi che ha permesso agli scienziati dell’Università di Cambridge e dell’Università Johannes Gutenberg di Magonza (nella foto sopra vediamo il professor Ulf Büntgen durante una misurazione/credits: Ulf Büntgen) di dimostrare l’eccezionalità dell’estate del 2023.

Anche tenendo conto delle variazioni climatiche naturali registrate nel corso di centinaia di anni, quella del 2023 resta dunque l’estate più calda dai tempi dell’Impero Romano, superando di mezzo grado Celsius gli estremi della variabilità climatica naturale.

“Quando si guarda al lungo arco della storia, si può vedere quanto sia drammatico il recente riscaldamento globale”, sottolinea Ulf Büntgen, del Dipartimento di Geografia di Cambridge. “Il 2023 è stato un anno eccezionalmente caldo e questa tendenza continuerà – avvisa – a meno che non riduciamo drasticamente le emissioni di gas serra”.

L’accordo di Parigi

Lo studio rivela anche che nell’emisfero settentrionale l’accordo di Parigi del 2015, per limitare il riscaldamento a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, è già stato violato. Ma vediamo meglio il lavoro degli scienziati. Giudicando scarse e poco coerenti le prime registrazioni strumentali della temperatura, dal 1850 al 1900, il team le ha confrontate con un set di dati rilevati sugli anelli degli alberi, scoprendo che la temperatura di riferimento del 19.mo secolo utilizzata per contestualizzare il riscaldamento globale è di diversi decimi di grado Celsius più fredda di quanto si pensasse in precedenza.

Ricalibrando questo punto di partenza, i ricercatori hanno calcolato che le condizioni dell’estate 2023 nell’emisfero settentrionale erano 2,07°C più calde rispetto alle temperature medie estive registrate tra il 1850 e il 1900.

“Cosa è normale, nel contesto di un clima in costante cambiamento, quando abbiamo solo 150 anni di misurazioni meteorologiche? Solo quando guardiamo alle ricostruzioni climatiche possiamo tenere conto meglio della variabilità naturale e contestualizzare i recenti cambiamenti di origine antropica”, sottolinea lo scienziato.

Gli alberi

Gli anelli degli alberi contengono informazioni che si succedono anno dopo anno, dunque databili, relative alle temperature del passato. Il loro utilizzo consente ai ricercatori di guardare molto indietro nel tempo, senza l’incertezza associata ad alcune delle prime misurazioni strumentali.

I dati disponibili sugli anelli di accrescimento degli alberi rivelano che la maggior parte dei periodi più freddi degli ultimi 2000 anni, come la Piccola Era Glaciale nel VI secolo e quella all’inizio del XIX secolo, sono seguiti a grandi eruzioni vulcaniche ricche di zolfo. Queste eruzioni emettono enormi quantità di aerosol nella stratosfera, innescando un rapido raffreddamento della superficie. L’estate più fredda degli ultimi duemila anni, nel 536 d.C., seguì proprio una di queste eruzioni. Tanto per avere un’idea, fu 3,93°C più fredda dell’estate del 2023.

El Niño

La maggior parte dei periodi più caldi possono invece essere attribuiti all’impatto di El Niño: il fenomeno influisce sul clima in tutto il mondo a causa dell’indebolimento degli alisei nell’Oceano Pacifico e, spesso, si traduce in estati più calde nell’emisfero settentrionale. Sebbene gli eventi di El Niño siano stati notati per la prima volta dai pescatori nel XVII secolo, possono essere osservati sugli anelli degli alberi molto più indietro nel tempo.

Negli ultimi 60 anni, però, il riscaldamento globale causato dalle emissioni di gas serra ha provocato un aumento degli eventi di El Niño, con estati più calde della media.

Le previsioni per la prossima estate

E qui arrivano altre cattive notizie: si prevede infatti che l’attuale evento di El Niño continui fino all’inizio dell’estate 2024: i prossimi mesi potrebbero dunque polverizzare i record delle temperature, perfino quelle torride del 2023. “È vero che il clima cambia continuamente, ma il riscaldamento causato dai gas serra nel 2023 è ulteriormente amplificato dalle condizioni di El Niño, quindi ci ritroveremo con ondate di caldo più lunghe e severe e periodi prolungati di siccità“, conclude Jan Esper, autore principale dello studio, attivo presso l’Università Johannes Gutenberg di Magonza. “Se si guarda al quadro generale, si vede quanto sia urgente – sottolinea Esper – ridurre immediatamente le emissioni di gas serra”.

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