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Tecnologie e sanità, innovazione per superare la disabilità (e la sfida delle tariffe)

Bebe Vio ingegneri clinici

Quando parliamo di salute, l’impatto delle tecnologie diventa tangibile. Ma a fare la differenza è anche l’accesso ai frutti dell’innovazione, che deve essere omogeneo e tempestivo. Lo hanno ricordato gli atleti paralimpici Bebe Vio ed Emanuele Lambertini, intervenuti al Convegno dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici-AIIC in corso a Roma, accendendo i riflettori sull’aggiornamento del Nomenclatore tariffario.

“Tantissimi giovani e meno giovani italiani sono in attesa dell’aggiornamento del Nomenclatore tariffario che stabilisce le modalità di fornitura di ausili e protesi per disabili a carico del Ssn – hanno sottolineato i campioni di scherma – Ciò significa che migliaia di persone che hanno bisogno di protesi, carrozzine e deambulatori per poter vivere una vita migliore non hanno accesso gratuitamente alle soluzioni migliori e più avanzate, ma solo a modelli di base, semplici e spesso di progettazione particolarmente vecchia e superata. Il messaggio su cui desideriamo coinvolgere l’Associazione degli Ingegneri clinici è semplice: muoviamoci tutti insieme affinché le Istituzioni procedano velocemente al rinnovo del nomenclatore per assicurare” a migliaia di italiani una vita “degna e dignitosa”.

Gli ingegneri della salute

Nata nel 1993, l’Associazione Italiana Ingegneri Clinici ha superato la quota di duemila iscritti tra Nord (39%), Centro (23%) e Sud (38%). Il 52% della professione è rappresentata dai 30-39enni, mentre gli over 50 sono il 15% degli ingegneri clinici, laddove gli under 30 sono già il 12% del totale. Nell’identikit dell’ingegnere clinico in Italia colpisce la distrubuzione di genere: la metà di questi professionisti è donna, il 56% è attivo in area pubblica ed il 33% nell’area dei servizi.

E proprio a loro Bebe Vio ed Emanuele Lambertini hanno rivolto un appello: “Cercate sempre di pensare e progettare mettendovi nei panni dei giovani che utilizzeranno le protesi e chiedetevi: come possiamo aiutare queste persone con disabilità a vivere la vita che vogliono vivere?”. Dal canto loro il presidente AIIC Umberto Nocco e quello del Convegno Lorenzo Leogrande hanno assicurato che l’Associazione si prenderà l’impegno di far arrivare queste sollecitazioni ai propri iscritti ed ai vertici del ministero della Sanità.

Le tecnologie che curano

Può sembrare un argomento tecnico o di nicchia, ma se pensiamo che un grande ospedale ha a disposizione in media tra le 20 e le 30mila piccole o grandi apparecchiature, ecco che il lavoro dell’ingegnere clinico assume concretezza. “Tutto il Paese e tutta la sanità si attendono dalle soluzioni e dalle innovazioni tecnologiche un contributo effettivo in termini di miglioramento dei servizi, di qualità organizzativa, di ridimensionamento di quelle criticità rappresentate dalle liste d’attesa, dalla disequità delle risposte sanitarie sul territorio o dalla mancante interoperabilità dei dati – riflette Nocco – Ma se quest’attesa è logica, è anche vero che non si può immaginare che il Ssn vada avanti in ordine sparso, offrendo risposte sconnesse e probabilmente parziali. Ecco dunque la necessità di quello che abbiamo definito ecosistema digitale che sia luogo di riferimento, governo e connessione del cambiamento in atto”.

Anche perché, rileva Leogrande, “il nostro approccio alle tecnologie healthcare è sempre concreto, mai banale o mitizzante”. L’evento in corso a Roma, alla presenza di professionisti dei vari ambiti sanitari, ma anche rappresentanti di istituzioni, agenzie sanitarie, società scientifiche nazionali e internazionali, accademici, studenti e specializzandi in ingegneria clinica e biomedica, vedrà anche la  consegna degli AIIC Awards (premi ai migliori abstract e progetti multidisciplinari presentati e selezionati da una giuria qualificata presieduta dal professor Francesco Saverio Mennini) e del Premio Innovazione (attribuito da AIIC alle soluzioni tecnologiche con maggiore impatto nel campo dell’ingegneria biomedica, aperto alle aziende produttrici ed ai rivenditori di tecnologie elettromedicali e medical devices). Perchè la creatività è preziosa, anche in sanità.

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