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Ambiente: milioni di alberi nel wc. Ma l’edilizia green paga

alberi ambiente carta

Tutto quello che consumiamo impatta sull’ambiente. Dall’edilizia, all’abbigliamento, dalle automobili fino alla carta. Ecco allora che alcuni numeri possono aiutarci ad avere un quadro più chiaro della situazione. E a fare scelte consapevoli. Parliamo di carta igienica: in Italia quasi 3 milioni di alberi finiscono ogni anno – letteralmente – nello sciacquone. Una responsabilità di ciascuno di noi: ne consumiamo infatti circa 6,3 kg l’anno a testa. Le alternative hanno un costo, ma può essere utile pensare che gli interventi ‘amici’ dell’ambiente’ alla fine pagano.

Nel caso degli edifici, quelli che hanno adottato interventi per migliorare la salute e benessere di chi vi risiede ottengono affitti più alti del 7,7% rispetto a immobili privi di certificazione, determinando anche un aumento nel valore immobiliare sul mercato. Di entrambi i temi si sono occupati gli specialisti di Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima).

Carta igienica e impatto sull’ambiente

Nel nostro Paese, secondo una recente stima, il consumo medio di carta igienica è pari a 70 rotoli l’anno a cittadino, molto meno rispetto agli Stati Uniti, che ci ‘doppiano’ con 141 rotoli di carta igienica a testa ogni anno (12,7 kg), ma anche a Germania (134 rotoli, 12,1 kg) e Gran Bretagna (127 rotoli, 11,4 kg).

Ogni anno per le esigenze degli italiani vengono abbattuti così quasi 3 milioni di alberi: messi in fila, i rotoli di carta arriverebbero dalla Terra a Marte (circa 228 milioni di chilometri), dicono gli esperti di medicina ambientale.

Inoltre la produzione della carta igienica ha un pesante impatto sull’ambiente. Come precisa il presidente Sima Alessandro Miani, per un singolo rotolo “sono necessari circa 680 grammi di legno. Servono poi ingenti quantitativi di acqua e un uso enorme di energia elettrica”.

Da quella riciclata al bambù: le alternative

Fare a meno di carta igienica sembra una missione impossibile, ma esistono alternative per ridurre l’impatto ambientale. “Ad esempio – aggiunge Miani – la carta igienica riciclata, che permette di evitare l’abbattimento di nuovi alberi, riducendo i consumi di acqua ed energia per la sua produzione. Ma anche la carta igienica in bambù, che cresce molto velocemente e non richiede l’utilizzo di fertilizzanti o pesticidi”. Inoltre faremmo bene a  verificare l’esistenza delle certificazioni FSC (Forest Stewardship Council) o Ecolabel – garantiscono la produzione da foreste gestite in modo responsabile e il rispetto di standard ambientali – evitando carta colorata o che contiene profumazioni chimiche.

Gli edifici green e il potere delle certificazioni

Quando poi passiamo dalla carta igienica a case e palazzi, il discorso si complica. Ed entra in gioco nell’equazione anche la salute umana, oltre a quella dell’ambiente. “La creazione di connessioni tra uomo e natura in ambienti confinati come case e uffici, denominata architettura biofilica, consente non solo di ottimizzare l’efficienza energetica, ma anche di aumentare in modo considerevole il benessere umano, migliorando la qualità della vita e riducendo lo stress: in ufficio aumentano fino al +25% la qualità delle performance dei dipendenti; a scuola la velocità di apprendimento degli studenti sale in media tra il +20% e il +26%”, ha detto Rita Trombin, psicologa ambientale ed esperta di biophilic design, al recente Well Regional Summit organizzato a Milano dall’Iwbi (International Well Building Institute).

Stando ai dati illustrati dagli esperti e riportati da Sima, gli edifici privati ‘green’ ottengono affitti più alti del 7,7% rispetto a immobili equivalenti ma privi di certificazione, e raggiungono durate di affitti più alte in media del 17,3%. “Nel progettare spazi urbani sostenibili, l’integrazione dei principi di Diversità, Equità e Inclusione e il focus sulla salute e il benessere degli utenti sono fondamentali per garantire ambienti resilienti e di alta qualità”, ha evidenziato Daniele Guglielmino, Ceo di Get Consulting e promotore dell’evento. Un’attenzione alla natura e al benessere umano e ambientale in ottica One Health che paga, oltre a fare la differenza in termini di qualità della vita e del lavoro.

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