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Vitiligine, novità in arrivo per 330mila italiani

vitiligine malattie pelle

Resa celebre dalla modella Winnie Harlow, la vitiligine è una patologia cutanea autoimmune che, solo nel nostro Paese, colpisce circa 330mila persone. Le macchie bianche sulla pelle – che, lo ricordiamo, non sono contagiose – hanno un forte impatto sociale, psicologico ed emotivo per le persone. Inoltre questa malattia si associa spesso ad altre problematiche, come le malattie tiroidee, quelle infiammatorie croniche intestinali, il diabete mellito e l’alopecia areata.

Se fino ad oggi per la vitiligine non c’erano trattamenti specifici, in questi giorni dalla ricerca arriva una interessante novità: parliamo della prima crema, indicata per adulti e adolescenti, che agisce sul meccanismo alla base della malattia, consentendo la repigmentazione sia sul viso che sul corpo.

Proprio ieri l‘Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ne ha approvato la rimborsabilità anche in Italia. Se ne è parlato al 98esimo Congresso della SIDeMaST, la Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse, in corso a Giardini Naxos.

Il nuovo trattamento

La crema a base Ruxolitinib, frutto della ricerca Incyte, fa parte di una classe di inibitori della Janus chinasi (noti anche come JAK inibitori) già utilizzati con successo in oncologia e in diverse malattie dermatologiche. Nel 2023 l’Ema ha approvato a livello europeo la crema 1,5% per il trattamento della vitiligine non segmentale con coinvolgimento facciale negli adulti e negli adolescenti a partire dai 12 anni.

Ma come agisce questo prodotto? A dircelo sono i risultati degli studi clinici registrativi di fase III, condotti in più di 600 persone dai 12 anni in poi con vitiligine non segmentale: i trial hanno mostrato la sicurezza e l’efficacia di Ruxolitinib crema nel migliorare la repigmentazione della cute. “L’obiettivo primario era la repigmentazione del viso di almeno il 75%, mentre quelli secondari erano la repigmentazione del viso di almeno il 90% e del corpo di almeno il 50%, con soddisfazione del paziente”, ricorda Giuseppe Micali, presidente del Congresso. A 6 mesi dall’inizio della terapia questi risultati “sono stati raggiunti da una percentuale significativamente superiore nei pazienti che applicavano il farmaco rispetto a quelli trattati” con una crema non medicata.

I risultati

Oltretutto la repigmentazione delle macchie è proseguita fino alla fine del periodo di trattamento di 52 settimane, con percentuali più alte sia sul viso che sul corpo nei pazienti trattati in modo continuativo. “Dopo 1 anno di terapia, tre pazienti su quattro trattati con il farmaco hanno avuto una repigmentazione di almeno il 50% delle lesioni del viso, uno su due di almeno il 75%, ed uno su tre di almeno il 90%. Gli studi hanno inoltre dimostrato che Ruxolitinib crema è ben tollerato dai pazienti. L’evento avverso più comune è infatti una reazione acneica sul sito di applicazione del trattamento. La rimborsabilità da parte di Aifa è una notizia che i pazienti attendevano da tempo”, sottolinea Micali.

La soddisfazione dei pazienti

E non stupisce che a salutare con soddisfazione la novità sia anche Ugo Viora, presidente di Anap Onlus – Associazione nazionale ‘Gli Amici per la Pelle’. “Finalmente le persone affette da vitiligine avranno una possibilità di scelta – dice – Fino ad oggi, la mancanza di trattamenti efficaci per questa patologia è stato uno degli aspetti più impattanti sulla sfera psicologica dei pazienti: non avere una prospettiva di cura e assistere al progressivo fallimento degli approcci sperimentati porta i pazienti a vivere un senso di frustrazione e sconfitta. Non a caso ansia e depressione risultano rispettivamente il 72% e il 32% più diffuse nelle persone affette da vitiligine rispetto al resto della popolazione”. Insomma, il trattamento può alleviare anche il peso dello stigma.

Un importante passo in avanti, come ricorda Giuseppe Argenziano, presidente della SIDeMaST: “I trattamenti impiegati sino ad oggi erano corticosteroidi o inibitori della calcineurina topici, che non producono risultati soddisfacenti e presentano limitazioni per eventi avversi. L’arrivo di ruxolitinib rivoluziona completamente lo scenario, offrendo ai pazienti un beneficio clinico importante e duraturo, con un impatto positivo sulla qualità di vita”.

Pelle, ‘scudo’ da proteggere

Ma dal loro Congresso i dermatologi lanciano anche un altro messaggio: “Bisogna sensibilizzare le persone a proteggere e curare la propria pelle”. Farlo vuol dire salvaguardare l’integrità della barriera cutanea riducendo la frequenza delle recidive di patologie infiammatorie croniche della cute molto frequenti, come dermatite atopica e dermatite da contatto, e normalizzare il suo microbioma preservandoci dalle infezioni. Difendere la pelle dal sole e dai raggi UV non solo limita il fotoinvecchimento, ma soprattutto previene i tumori cutanei come carcinoma basocellulare e squamocellulare e cheratosi attiniche.

“Oggi abbiamo la possibilità di trattare meglio tante malattie dermatologiche che prima purtroppo si faticava a curare, il melanoma in primis – ricorda Argenziano, ordinario di Dermatologia dell’Università della Campania L. Vanvitelli di Napoli – ma la tutela della propria salute inizia prima e la partita non si vince da soli: bisogna investire sulla propria cute senza mai abbassare la guardia. Oggi sappiamo perfettamente che il 95% dei tumori maligni epiteliali ed il 70-95% dei melanomi sono provocati dalla esposizione solare eccessiva. Tumori che possiamo prevenire adottando un adeguato stile di vita”.

Non solo. “Nonostante gli importanti risultati delle nuove terapie per i tumori della pelle – conclude Maria Concetta Fargnoli, vice presidente SIDeMaST e ordinario di Dermatologia presso l’Università degli Studi dell’Aquila – la diagnosi precoce resta la nostra arma più importante ed è lì che dobbiamo agire, insegnando alle persone ad osservarsi costantemente con attenzione”. In caso di nei o formazioni anomale, “il dermatologo ha oggi a sua disposizione numerose metodiche diagnostiche non invasive che, in aggiunta alla visita clinica, sono di grande utilità nel migliorare l’accuratezza diagnostica, consentendo la diagnosi precoce ed evitando le asportazioni inutili”.

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