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cambiamento climatico ambiente

Nella Giornata mondiale dell’ambiente è utile ricordare che, secondo gli studi, il clima sta cambiando a un ritmo superiore a quello previsto dalla maggior parte degli scienziati e le conseguenze le stiamo già vivendo con impatti a diversi livelli. Alcuni esempi sono le migrazioni climatiche, che costringono milioni di persone nel mondo a lasciare territori che non offrono più le condizioni minime di sopravvivenza a causa di privazione della sicurezza alimentare, temperature torride e scarsità idrica. Dei 114 milioni di persone che sono in fuga da guerre e violenze, 70 milioni provengono da Paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico, come Siria, Congo, Somalia, Afghanistan, Myanmar.

Nel 2022 si è assistito a oltre 32 milioni di nuovi sfollati a causa di disastri, il 98% dei quali legati a eventi atmosferici come inondazioni, tempeste e siccità. Ma il clima che cambia influisce anche sulla salute umana e ha impatti devastanti anche sulla fauna e sugli ecosistemi. La salute umana è colpita sia attraverso meccanismi diretti come l’incremento delle temperature, le ondate di calore e le periodiche alluvioni, sia attraverso meccanismi indiretti come la diffusione di nuove malattie infettive e l’alterazione delle condizioni socio-economiche della popolazione, dovuta ad esempio alla diminuzione della produttività agricola conseguente ad eventi siccitosi.

Le ondate di calore e gli aumenti di temperatura hanno poi un impatto diretto sulla mortalità e morbilità, in particolare per quanto riguarda le malattie cardio-vascolari e respiratorie, il diabete, le malattie renali, e la salute mentale.

I soggetti più esposti e più a rischio sono gli anziani, i neonati, le donne gravide, i lavoratori all’aperto, gli stessi migranti e le persone socialmente più fragili e povere, specie se non hanno accesso a sistemi di refrigerazione. Le temperature elevate comportano un carico quantificabile di mortalità pari all’1,6% dei decessi totali osservati, ma l’impatto può essere anche maggiore, con picchi superiori al 20%, come durante l’ondata di calore del 2003 in Europa, e, più recentemente, con picchi del 10% durante l’ondata di calore nell’estate del 2022, costata circa 61mila decessi in Europa, di cui 18mila in Italia.

Il cambiamento climatico ha anche effetti indiretti sulla salute dell’uomo: ad esempio le alterazioni climatiche influiscono sulla diffusione di malattie infettive trasmesse da vettori, dal cibo o dall’acqua.

In Italia, siamo difronte al rischio reale di comparsa o estensione di malattie infettive come le encefalopatie da zecche, la malattia di Lyme, la febbre mediterranea e la febbre del Nilo occidentale e siamo anche esposti all’arrivo di malattie tropicali trasmissibili tramite vettore come la dengue, la chikungunya e la zika. L’aumento delle temperature aumenta anche la frequenza di incendi boschivi, con la conseguente immissione in atmosfera di grandi quantità di polveri e altre sostanze tossico-nocive che impattano negativamente sulla nostra salute, aumentando i tassi di inquinamento atmosferico. Nel 2022, anno terribilis, sono bruciati in Europa quasi 900mila ettari di terreni, paragonabili alla superficie della Corsica.

L‘inquinamento atmosferico è una delle conseguenze più nocive del cambiamento climatico: l’aumento delle temperature globali intensifica la formazione di ozono a livello del suolo e favorisce l’accumulo di particolato fine (PM2.5), entrambi noti per i loro effetti tossici sulla salute respiratoria e cardiovascolare. Oltre a questi effetti, l’inquinamento atmosferico è stato associato a problemi di sviluppo nei bambini, a complicazioni della gravidanza come i parti pretermine, e a un aumento del rischio di malattie neurodegenerative negli anziani.

L’inquinamento idrico e la scarsità di acqua, invece, può causare una serie di malattie, tra cui diarrea, colera, epatite, e parassitosi, che rappresentano una grave minaccia per la salute. In particolare, nelle zone più povere, dove l’accesso all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari è limitato, gli effetti della contaminazione dell’acqua sono gravissimi. E quella dell’acqua è la seconda emergenza sanitaria di origine ambientale a livello mondiale dopo l’inquinamento atmosferico.

Già oggi 1 miliardo di persone non ha accesso ad acqua potabile e circa 3 miliardi di individui non ne ha accesso in modo continuativo. Ma non solo noi esseri umani siamo colpiti direttamente dal clima che cambia, anche il mondo animale e l’ecosistema più in generale risente di effetti negativi e pericolosi per la sopravvivenza di alcune specie: un habitat che muta radicalmente a causa di incendi, desertificazione dei terreni, più frequenti alluvioni, ecc. non lascia ai selvatici il tempo sufficiente per l’adattamento o il trasferimento, con il risultato di paesaggi frammentati e inadatti a molte specie.

Gli effetti sugli animali sono sempre più evidenti, ponendo sfide senza precedenti alla biodiversità globale. Con l’aumento delle temperature e la trasformazione degli ecosistemi, gli animali si trovano ad affrontare oltre alla perdita dell’habitat, modelli di migrazione alterati e interruzioni dei cicli vitali riproduttivi e di alimentazione.

Le profonde conseguenze si estendono a varie specie, dagli orsi polari nell’Artico alla vita marina negli oceani acidificati. Lo scioglimento dei ghiacci polari e l’erosione costiera in risposta all’aumento delle temperature minacciano specie come gli orsi polari e le foche, che fanno affidamento sul ghiaccio marino per cacciare e riprodursi, e gli uccelli marini che utilizzano i siti di nidificazione costieri, mentre Il riscaldamento degli Oceani contribuisce al candeggio del corallo, interrompendo l’intricata rete della vita marina che fa affidamento sulle barriere coralline come habitat.

L’Homo Sapiens compariva sulla Terra circa 300mila anni fa e solo negli ultimi 15/20mila anni ha colonizzato tutti i Continenti, escluso l’Antartide che è stato colonizzato dall’uomo solo durante il Secolo scorso. Una storia, questa, ai nostri occhi molto lunga ma che se paragonata alle prime forme di vita che hanno popolato il nostro Pianeta è assai breve dato che queste ultime risalgono a oltre 4 miliardi di anni fa.

Ma è stata la nostra specie a creare quello stiamo vivendo, una accelerazione del cambiamento climatico dall’era pre industriale a oggi, che mette a rischio equilibri che sono sopravvissuti per miliardi di anni e a noi oggi è richiesto di agire subito e concretamente per mitigare gli effetti del cambiamento climatico limitando l’uso di combustibili fossili, promuovendo le fonti di energia rinnovabili, sostenendo le politiche di investimento nei settori dell’energia, dell’industria, dell’alimentazione, del trasporto e dell’agricoltura, e limitando i consumi. Per noi, per le generazioni future, per il nostro Pianeta, unica casa che abbiamo e che dobbiamo preservare in salute. 

*Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), professore di Prevenzione Ambientale alla Statale di Milano

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