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Italiani tra dieta sana, sicurezza alimentare e insidie (che si scoprono a naso)

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Nella patria della dieta mediterranea non sembra convincere più di tanto l’invito a consumare ogni giorno cinque porzioni di frutta e verdura. Una strategia alleata della salute, che però appare ancora lontana dalle abitudini degli italiani. A dircelo sono gli ultimi dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità. Che si sposano con altri numeri: quattro connazionali su 10 sono infatti in sovrappeso e uno su dieci fa i conti con l‘obesità.

Ma se l’eccesso ponderale rappresenta un’insidia per la salute, talvolta il rischio si cela nel piatto. Ecco allora che, nella Giornata mondiale della sicurezza alimentare, può essere utile fare chiarezza non solo sugli ingredienti di una dieta davvero sana, ma anche sulla capacità di rilevare ‘a naso’ se un alimento è avariato. Lo facciamo tutti, praticamente ogni giorno. Ma quanto è preciso il nostro olfatto?

Italiani, frutta e verdura

Torniamo per un momento alle abitudini a tavola: se il 3% degli italiani adulti di 19-69 anni dichiara di non inserire frutta e verdura nei propri pasti, il 45% ne consuma almeno 3 porzioni al giorno. Tra coloro che le mangiano, appena il 7% ne totalizza almeno 5 porzioni. Ed è interessante notare che  questa abitudine è più comune nelle donne, nelle persone con minori problemi economici e cresce con l’avanzare dell’età, almeno fino ai 65 anni.

La Penisola sulla bilancia

D’altra parte Molise, Campania, Basilicata e Puglia continuano a detenere il primato per quota più alta di persone in eccesso di peso. Ebbene, potrebbe essere un caso ma le ‘cinque porzioni’ di frutta e verdura sono meno in voga proprio nelle Regioni nel Centro-Sud rispetto a quelle del Nord, con l’eccezione della Sardegna: qui il consumo è fra i più alti (11%).

I cibi ‘dimenticati’

L’alimentazione sana, certo, non è legata solo a frutta e verdura. A confermarlo è una recente review che ricorda come la dieta mediterranea sia fatta anche di alcuni alimenti quasi dimenticati, ma che sono centrali nel regime alimentare più salutare. Parliamo di uova, latticini, noci, semi, spezie (anche, con moderazione, di vino rosso), come si legge nel lavoro pubblicato sul ‘Journal of Translational Medicine’ da un gruppo di ricercatori delle Università di Catania, di Parma, Politecnica Delle Marche, Irccs Neuromed di Pozzilli e Universidad Europea del Atlántico in Spagna, di cui si è parlato al recente Festival dei Cinque Colori a Napoli.

Questione di naso

Ma come essere sicuri che i cibi che stiamo per consumare siano davvero commestibili? Sul fronte della sicurezza alimentare il naso, che può distinguere oltre un trilione (un miliardo di miliardi) di odori diversi, può giocare un ruolo. Ma attenzione: non possiamo fidarci ciecamente delle sue capacità. A dircelo questa volta sono i dottori anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici).

“Sono numerose le tossine alimentari che non alterano l’aspetto e l’odore del cibo. Il caso più noto e temuto è il botulino, un vero e proprio veleno per l’uomo, che è incapace di percepirlo” ‘a naso’, spiegano gli esperti. Purtroppo l’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di episodi di botulismo. L’80% dei casi di avvelenamento di questo tipo è dovuto a conserve prodotte in casa. Se non eseguita correttamente, infatti, la conservazione di vegetali sott’olio, oppure con sale o aceto degli insaccati, del sugo di pomodoro o del pesto potrebbe essere rischiosa. Stesso discorso per la salmonellosi.

Come difendersi

Sono oltre 250 le tossinfezioni alimentari, cioè le malattie trasmesse agli alimenti da germi patogeni. E sono in aumento. Ecco perchè i dottori anti-bufale raccomandano di rispettare l’igiene in cucina: lavare le mani prima e dopo la manipolazione del cibo; igienizzare le attrezzature e i piani di lavoro; non utilizzare utensili arrugginiti e con materiali rovinati. Occhio anche ai cibi presenti in dispensa e in frigorifero: occorre seguire e indicazioni sulla scadenza e sulla modalità di conservazione per non correre rischi.

Se, infine, sospettiamo di aver mangiato cibo avariato o contaminato, i sintomi generalmente interessano l’apparato digerente. Diarrea, vomito, febbre e crampi addominali (gastroenterite) insorgono già durante la digestione e fino a 72 ore dopo. In questi casi è necessario rivolgersi al proprio medico o, in presenza di sintomi gravi, al pronto soccorso, riferendo nel dettaglio cosa si è mangiato e portando con sé l’alimento sospetto.

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