Sono tre, miscroscopici ma pericolosissimi. Ecco i super batteri più cattivi presenti in Italia: colpiscono in ospedale, dove i pazienti sono più fragili. E sono mortali.
“Si chiamano Acinetobacter baumannii, considerato uno dei mostri delle terapie intensive, Klebsiella resistente ai carbapenemi (come la NDM venuta dall’India) e Stenotrophomonas maltophilia, per fortuna raro ma con una mortalità a 30 giorni superiore al 40%”. Parola di Marco Falcone, consigliere Simit (Società italiana di malattie infettive) e ordinario di Malattie infettive all’Università di Pisa.
Falcone non parla a caso, ma sulla base degli ultimi dati raccolti in oltre 40 ospedali italiani su quasi 1.200 pazienti, come spiega a Fortune Italia a margine della seconda edizione del simposio internazionale ‘Top 5 in Infectious Diseases’, in corso a Venezia.
L’evento, che riunisce in Laguna oltre 200 specialisti da tutto il mondo, pone l’accento sui progressi più recenti contro queste patologie, come i nuovi antibiotici contro germi multiresistenti, i farmaci long acting per la terapia antiretrovirale e la profilassi dell’Hiv e le caratteristiche dei super batteri. E lo fa con uno speciale testimonial, che questi germi li conosce bene: Sandro Busetto.
La storia di Sandro
“Busetto – ricorda Falcone – è uno dei tecnici che nel 2024 fu coinvolto nell’esplosione alla centrale idroelettrica di Enel Green Power di Suviana (Bo). Gravemente ustionato, fu ricoverato nella rianimazione del Centro ustioni di Cisanello, a Pisa, in condizioni quasi disperate. Ha sviluppato tantissime infezioni, batteriche ma anche fungine. Ma siamo riusciti a salvarlo, grazie all’impiego di più molecole di nuova generazione”.
“Il suo caso è costato tanto alla sanità pubblica, ma oggi questo paziente è guarito e tornato alla vita. Credo che senza un approccio di questo tipo – afferma lo specialista – questo paziente oggi non sarebbe con noi. Dunque è vero e sacrosanto che dobbiamo ridurre il consumo di antibiotici, ma l’utilizzo mirato di quelli reserve è un investimento“. Occorre avere dunque infettivologi competenti, ma anche poter accedere a questi medicinali, che possono fare la differenza tra la vita e la morte.
“La degenza a Pisa ha fatto davvero la differenza – ha ricordato all’evento Sandro Busetto – le infezioni arrivavano una dopo l’altra. Durante tutta la degenza non ho sentito il dolore da ustioni, poi devo dire che ho avuto un’assistenza eccellente, sia nelle prime fasi che nella riabilitazione. È stata dura, ma non posso che ringraziare tutti. Anche se c’è un paradosso: per un ustionato i prodotti da usare tutta la vita sono pomate e olii, che però sono parafarmaci e non sono passati dal Ssn”.

Il modello italiano contro i batteri resistenti in ospedale
L’obiettivo degli specialisti riuniti a Venezia è chiaro: “Prevenire queste infezioni, diagnosticarle per tempo e trattarle in modo mirato, in modo di abbattere la mortalità”, scandisce Falcone.
Come? Anche grazie al “modello italiano contro le malattie infettive. Perchè in effetti siamo un Paese che ha un’altissima prevalenza delle infezioni di batteri resistenti, ma finalmente ci siamo uniti per creare una struttura: il progetto Resistimit, in cui confluiscono dati da 40 ospedali italiani. In questo modo riusciamo finalmente a capire i fattori associati alla mortalità e a individuare le strategie più efficaci per riconoscere prima questi patogeni e combatterli in modo efficace”.
“A Venezia, confrontandoci con esponenti di prestigiose società scientifiche, come Jan De Waele della European Society of Intensive Care Medicine (Esicm), Souha Kanj della International Society of Antimicrobial Chemotherapy (Isac) e Robert Skov della European Society for Clinical Microbiology and Infectious Diseases (Escmid), stiamo cercando di capire quali pratiche e strategie sono le più efficaci”.
“Dobbiamo portare ai pazienti soluzioni efficaci per sconfiggere questi batteri. La mia azienda – testimonia Lucia Aleotti, azionista e membro del Board Menarini, nonchè vice presidente del Centro studi Confindustria – è fra le poche che hanno investito in questa battaglia: abbiamo finanziato la ricerca, il farmaco è stato sviluppato ed è arrivato sul mercato, senza però che ci sia stato un ritorno dell’investimento. Il Governo italiano, devo dire, ha agito su questo fronte, ma la risposta non può essere solo italiana. I nuovi antibiotici devono essere considerati come farmaci orfani”, in modo da favorire l’investimento in questo settore.

Il ritorno dell’Hiv
Ma a Venezia non si parla solo di batteri. “Abbiamo realizzato delle indagini – spiega il presidente del simposio – scoprendo che la popolazione è poco informata sulle malattie sessualmente trasmesse. A preoccuparci è il fatto che, dopo un trend in declino, negli ultimi anni le nuove diagnosi di Hiv sono in aumento e, soprattutto, le persone scoprono l’infezione quando è in una fase avanzata. Occorre fare di più, anche perchè oggi abbiamo strategie di profilassi preventiva che annullano il pericolo di infettarsi nei soggetti a rischio”.
Il confronto con la politica
Nel corso dell’evento c’è stato anche un confronto con esponenti delle istituzioni. “Dobbiamo accompagnare il cittadino e prendercene cura a vari livelli. C’è preoccupazione in relazione ai dazi, ma c’è anche tanta serietà e intenzione di unirsi nelle politiche sanitarie”, ha sottolineato il senatore Fausto Orsomarso della Commissione Finanze e dell’Intergruppo parlamentare Prevenzione e controllo delle malattie.
“La pandemia ci ha fatto capire quanto eravamo impreparati sulle malattie infettive: ecco allora che dobbiamo preparci per affrontare con le armi giuste la prossima minaccia”, sottolinea Mara Campitiello, capo del dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute. È cruciale l’investimento nel lavoro dei giovani ricercatori e nella digitalizzazione, ricorda Campitiello, ma anche nel contrasto all’antibiotico resistenza e nella prevenzione dell’Hiv e delle malattie sessualmente trasmesse.
“La sanità è stata sempre vista come un costo, deve essere invece considerata un investimento”, ribadisce Francesco Saverio Mennini, capo del Dipartimento della Programmazione del ministero. “Il ministro Schillaci su questo concetto sta costruendo le politiche della sanità di domani. Riuscire a trasferire gli antibiotici reserve nel Fondo dei farmaci innovativi è stato un risultato importante: libera risorse, rendendo disponibili le cure innovative rapidamente ai pazienti. Inoltre gli incentivi push and pull assicurano a chi vuole investire che ci sia un ritorno dell’investimento. E questo è importante”.
“Se questi dati restano limitati agli ospedali e ai centri di ricerca – dice Falcone – difficilmente il decisore politico ne avrà contezza. Per questo abbiamo promosso un confronto con le istituzioni per evidenziare il problema e proporre idee che costano poco e hanno una grande ricaduta in termini di salute. In sintesi? Dobbiamo investire in un settore, le malattie infettive, che probabilmente nel 2050 saranno la prima causa di morte a livello globale, più dei tumori e delle patologie cardiovascolari“.

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