Longevità: il cocktail che allunga la vita

Altro che magia e fonti miracolose: passa per la ricerca farmaceutica la ricetta del tanto agognato elisir di lunga vita. A ‘codificarla’, al momento grazie a uno studio sugli animali, sono stati gli scienziati del Max Planck Institute for Biology of Ageing. E, un po’ a sorpresa, gli ingredienti chiave di questo mix per la longevità sono due molecole ben note: rapamicina e trametinib. Due farmaci anti-cancro, come sa bene chi si occupa di oncologia.

La sorpresa è che queste sostanze messe insieme prolungano la  vita dei topi di circa il 30%, con un effetto più potente rispetto a quando vengono prese singolarmente. Inoltre, come vedremo meglio in seguito, la terapia riduce l’infiammazione cronica e ritarda lo sviluppo del cancro. 

I due farmaci della longevità. Credits: K.Link/Max Planck Institute for Biology of Ageing

Nel cocktail della longevità (uno più uno non fa due)

Come si legge su ‘Nature Ageing’, gli scienziati sono stati in grado di dimostrare che il trametinib da solo prolunga la durata della vita dei topi di laboratorio del 5-10%, mentre la rapamicina del 15-20%. Insieme però i farmaci hanno un effetto combinato che prolunga la vita dei topi di circa il 30%. Insomma, questa volta uno più uno non fa due, ma un po’ di più.

Non solo: il cocktail della longevità ha avuto effetti positivi sulla salute dei topi in età avanzata. È stata osservata una minore infiammazione cronica nei tessuti e nel cervello rispetto agli animali non trattati. I primi sono anche risultati più protetti dal tumore.

La ricerca per questo studio è stata condotta presso il Max Planck Institute for Biology of Ageing con finanziamenti del Consiglio europeo della ricerca e del CECAD, Cluster of Excellence for Ageing Research presso l’Università di Colonia.

I due farmaci delle meraviglie

Protagonisti del lavoro, due medicinali utilizzati nella terapia del tumore: entrambi agiscono su punti diversi della rete Ras/Insulina/TOR, che svolge un ruolo centrale nell’invecchiamento.

La rapamicina è un potente geroprotettore alleato della longevità negli animali. I geroprotettori sono farmaci che rallentano il processo di invecchiamento e prolungano la durata della vita. Il trametinib agisce sulla via di segnalazione Ras/MEK/ERK. In precedenza non c’erano prove del fatto che questo medicinale potesse prolungare la durata della vita nei topi, anche se erano arrivati dati interessanti sui moscerini.

Dunque rapamicina e trametinib agiscono sulla stessa rete, ma è la loro combinazione a produrre effetti ‘speciali’, sottolineano gli studiosi. Un’analisi dell’espressione genica in vari tessuti mostra che il mix influenza l’attività dei geni in modo diverso rispetto alla somministrazione singola.

La prossima tappa: scoprire l’impatto sulla longevità

Ma allora quanto siamo vicini all’elisir di lunga vita? Sembra cautamente ottimista la  scienziata britannica celebre per i suoi studi su invecchiamento e longevità Dame Linda Partridge. Che, pure, evidenzia la necessità di ulteriori ricerche.

“Sebbene non ci aspettiamo un prolungamento della longevità umana simile a quello riscontrato nei topi – afferma infatti la professoressa, coautrice senior della ricerca e attiva presso l’UCL Institute of Healthy Ageing e il Max Planck Institute for Biology of Ageing – speriamo che i farmaci che stiamo studiando possano aiutare le persone a rimanere sane e libere dalle malattie più a lungo in età avanzata. Ulteriori ricerche sull’uomo negli anni a venire ci aiuteranno a chiarire in che modo questi farmaci possano essere utili alle persone e chi potrebbe trarne beneficio”.

Lo studio, insomma, va avanti: il team intende determinare la dose e la via di somministrazione ottimali del trametinib per massimizzare gli effetti benefici su salute e  longevità, riducendo al minimo gli effetti collaterali. E la buona notizia è che, poiché il medicinale è già approvato per l’uso umano, è possibile testarlo in studi clinici.

“Il trametinib, soprattutto in combinazione con la rapamicina, è un buon candidato per essere messo alla prova in studi clinici come geroprotettore. Ci auguriamo che i nostri risultati vengano ripresi da altri colleghi e sottoposti a test sull’uomo. Il nostro obiettivo è ottimizzare l’uso del trametinib nei modelli animali”, conclude Sebastian Grönke.

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