Per gli adulti esistono diversi rimedi in caso di stipsi, ma cosa fare se il problema riguarda il bebè? Ecco allora che in aiuto (ma forse no) arriva il consiglio della nonna: per stimolare l’evacuazione si può ricorrere al famoso gambo di prezzemolo, eventualmente bagnato con olio.
Ma questa procedura funziona davvero? A rispondere sono i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici).
Attenzione: “Per quanto l’erba sia stata ben lavata, è considerata dai pediatri poco igienica. Anche altre versioni dello stesso metodo, che fanno uso di termometri o sondini appositamente acquistati in farmacia, sono però ugualmente da evitare. Il termometro infatti può rompersi, per esempio per un movimento brusco del piccolo, ma anche con gli altri strumenti non si può escludere l’eventualità di provocare involontariamente piccole lesioni alla delicata mucosa intestinale”, avvertono gli esperti.
I rischi
Oltre che pericolosa, insomma, la procedura (con o senza prezzemolo) ripetuta nel tempo “alla fine può risultare anche controproducente, perché abitua l’intestino a reagire solo quando sollecitato, invece di acquisire un suo ritmo fisiologico di evacuazione”.
Quando si può parlare di stipsi per il neonato?
Ma facciamo un passo indietro. Un neonato allattato al seno in genere sporca il pannolino più volte al giorno, ma non ci si deve preoccupare anche se lo fa ogni tre o quattro giorni: a questa età la motilità dell’intestino è inferiore a quella di un adulto e il latte, con le sue poche scorie, viene quasi totalmente assorbito, spiegano i medici anti-bufale.
Sotto i 4 anni, quindi, si parla di stipsi solo se il bimbo fa la cacca due volte o meno la settimana, per almeno un mese; nei più grandi, solo se la frequenza delle evacuazioni resta così bassa per il doppio del tempo, almeno due mesi. Il fattore determinante, comunque, è una manifestazione di malessere o disagio.
Le cause della stipsi nel bimbo
Per trovare la soluzione giusta, è bene individuare la causa. Nei lattanti il disturbo è legato quasi sempre a una mancata idratazione. Con un allattamento al seno a richiesta ciò non dovrebbe verificarsi, a meno che il piccolo succhi meno latte del dovuto, per esempio perché malato. Non risulta invece che il fenomeno possa dipendere dall’alimentazione della mamma.
Con il latte in formula è importante stare attenti alle esatte proporzioni tra polvere e acqua nel biberon, per evitare di offrire un liquido troppo denso che potrebbe ostacolare l’evacuazione. Qualche difficoltà si può verificare anche dopo aver cambiato tipo di latte, dal momento che tra un prodotto commerciale e l’altro possono esserci significative differenze di composizione. Nonostante i claim pubblicitari non esiste alcun tipo di latte che abbia una dimostrata azione “antistitichezza”.
Prezzemolo? Meglio un bagnetto
Cosa fare, allora? Se il bambino manifesta disagio è possibile aiutarlo con un bagnetto caldo e un massaggio sul pancino che aiutino i movimenti intestinali. Lo stesso risultato si può ottenere anche con il cosiddetto tummy time, cioè l’esercizio per cui il piccolo è lasciato a pancia in giù a esplorare il mondo e le sue possibilità di movimento.
Dopo lo svezzamento
Con lo svezzamento e nei mesi successivi continua a essere importante una corretta idratazione, ma anche il giusto apporto di fibre contenuto in frutta e verdura, insieme a una sana attività fisica. Le difficoltà di evacuazione in questa fase possono diventare più comuni e riconoscere altre cause, anche di tipo psicologico, per esempio di conseguenza a importanti cambiamenti della routine familiare, come l’arrivo di un fratellino o l’inserimento al nido.
Talvolta un momento critico può essere il passaggio al vasino, per il quale è importante creare una routine rassicurante, per esempio dopo tutti i pasti, in una posizione favorevole, in cui il piccolo possa sedere comodo e appoggiare bene i piedi per poter spingere. Infine “in alcuni casi l’uso di farmaci lassativi può essere utile, ma deve essere sempre consigliato dal pediatra”, concludono i medici anti-bufale.


