Nuoto e rischi in estate: tutti i numeri e i consigli anti-annegamento/VIDEO

bambini nuoto

Sul fronte del nuoto in Italia c’è ancora molto da fare. L’estate non è ancora iniziata, ma già arrivano notizie dei primi incidenti in mare, piscina o lago. Basti pensare che ogni anno in Italia circa 328 persone muoiono per annegamento e il 12% ha meno di 19 anni.

Il secondo rapporto dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione non lascia tranquilli. Tanto che l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha deciso di lanciare insieme a 9 Regioni (Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto e Sicilia) un video con i consigli per i genitori, mirati a prevenire incidenti in acqua.

Il tutto con l’aiuto del simpatico pesciolino Salvo (il video visibile qui sotto sarà diffuso sui canali social dell’Iss e delle Regioni coinvolte), che sguazzando dal mare alla piscina spiega in modo semplice e chiaro come vivere l’acqua in sicurezza.

 

Nuoto: piccoli italiani promossi solo nel 30% dei casi

“Una delle principali cause degli annegamenti – dice a Fortune Italia il pediatra Italo Farnetani, presidente dell’International Workshop of Green flags – sta proprio nel fatto di non saper nuotare in modo adeguato (o del tutto). Dalle mie ricerche è emerso che in Italia solo il 30% di bambini e adolescenti sa nuotare bene, un altro 30% si limita a galleggiare e andare avanti, mentre 10% sa farlo solo in piscina e un ulteriore 30% non sa nuotare affatto. Ebbene, a correre più rischi è proprio il 40% che sa solo galleggiare o sa farlo soltanto in piscina: la falsa convinzione di saper nuotare espone infatti al pericolo”. Un rischio che in estate si moltiplica.

I dati su nuoto e annegamenti

“Instaurare un corretto rapporto con l’acqua è fondamentale per la crescita dei nostri bambini, e con alcune attenzioni si possono ridurre i rischi che inevitabilmente sono connessi a questo elemento”, sottolinea dal canto suo Andrea Piccioli, direttore generale dell’Istituto superiore di sanità.

In Italia nei 5 anni dal 2017 al 2021 (dati Istat), sono morte per annegamento 1.642 persone. Di queste, il 12,5% (ovvero 206) aveva un’età da 0 a 19 anni. A conti fatti, circa 41 decessi ogni anno che riguardano bambini o adolescenti, con i maschi che rappresentano l81% delle vittime. La fascia 1-4 anni presenta più casi di quella 5-9 anni, ma poi gli adolescenti assommano il 53.4% di tutti gli annegamenti sotto i 20 anni.

Dove si cela il pericolo

Nella quasi totalità dei casi, il bambino – che non sa nuotare – annega perché sfuggito all’attenzione dei genitori, cade in acqua o finisce giocando dove è più fonda.

Anche le piscine domestiche hanno contribuito a elevare il numero di incidenti e di annegamenti, e il 53% delle vittime in questo caso ha fino a 9 anni. “L’acqua, anche quando è una pozza o uno stagno, esercita un’attrazione fatale su qualsiasi bambino – spiega Fulvio Ferrara, che ha curato il rapporto dell’Osservatorio – Nelle piscinette gonfiabili il rischio che un bambino piccolo, che ha da poco cominciato a camminare, si rovesci dentro è molto elevato. Dobbiamo ricordare che un bambino caduto in acqua, scomparirà dalla vista entro 20 secondi”.

Il messaggio ai genitori

Farnetani non ha dubbi: “La prima forma di prevenzione degli annegamenti è quello di sviluppare corsi di nuoto fatti da personale specializzato, possibilmente durante la vacanza al mare. Poi un altro elemento utile di prevenzione è la presenza dei bagnini di salvataggio, che non solo controllano e avvertono sulle situazioni di pericolo ma hanno anche le strumentazioni tecniche per il primo soccorso”.

A dimostrazione dell’importanza del nuoto “ricordo che nel decalogo per la sicurezza al mare che è stato realizzato dai pediatri italiani e stranieri nell’ambito della ricerca per l’assegnazione delle bandiere Verdi, al primo punto c’è proprio la necessità di lezioni di nuoto. Possono iniziare già dall’età di tre anni e devono arrivare a un tale punto di preparazione da non aver paura di schizzi e acqua profonda. Inoltre devono saper nuotare sott’acqua a occhi aperti”, raccomanda Farnetani.

Insomma, per il pediatra “l’unico compito delle vacanze che bambini e adolescenti devono fare sono proprio le lezioni di nuoto”. Ma a fare la differenza è anche l’attenzione dei genitori.

Le indicazioni dell’Iss

Ecco cosa suggeriscono, invece, gli esperti dell’Iss:

  1. Immergersi preferibilmente in acque sorvegliate dove è presente personale qualificato in grado di intervenire in caso di emergenza.
  2. Evitare di immergersi con mare mosso o in prossimità di specchi d’acqua dove sono presenti correnti di ritorno.
  3. Osservare attentamente la segnaletica e seguire le indicazioni dei sorveglianti. Questo può aiutare a identificare zone pericolose e comportamenti da evitare.
  4. Sorvegliare sempre i bambini in acqua o in prossimità di un qualsiasi specchio d’acqua, soprattutto nelle piscine domestiche o private
  5. Educare i bambini all’acquaticità fin da piccoli. Insegnare loro a nuotare e a comportarsi in acqua in modo sicuro può ridurre in maniera significativa il rischio di incidenti.
  6. Evitare di tuffars repentinamente dopo aver mangiato o dopo un’esposizione prolungata al sole.
  7. Evitare tuffi da scogliere o in zone non protette e prestare attenzione a immergersi solo in acque di profondità adeguata.
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