Pirotta (Medtronic): “Le sfide della rivoluzione medtech”

Paola Pirotta (Medtronic)

Intervista a Paola Pirotta, ad di Medtronic Italia, che spiega perché non bisogna aver paura di scegliere la scienza.

“L’innovazione è parte del Dna di Medtronic”, come dimostrano i “circa 2,7 miliardi di dollari investiti annualmente in R&S”. Parte dai numeri Paola Pirotta, amministratrice delegata di Medtronic Italia – filiale di un colosso del biomedicale impegnato nella progettazione di tecnologie innovative – per raccontare la rivoluzione in corso nella sanità, ma anche sfide e potenzialità del medtech Made in Italy.

Un settore finalmente attento al contributo delle giovani donne, dotate di “intelligenza emotiva e capacità di leggere la complessità”. Anche perché – e questa è una buona notizia – il soffitto di cristallo “esiste, ma si sta incrinando”.

Dalla stimolazione cerebrale per la malattia di Parkinson ai device automatici che erogano insuline per i diabetici: quali sono le novità più interessanti della ricerca targata Medtronic?

Ogni anno siamo in grado di presentare sul mercato più di 100 nuove tecnologie. Tra le nostre innovazioni di punta ci sono la stimolazione cerebrale adattativa per il Parkinson, che regola in tempo reale gli stimoli sulla base dell’attività cerebrale offrendo una maggiore precisione e personalizzazione del trattamento. Ma anche i device per il diabete, capaci di erogare insulina in modo automatico grazie ad algoritmi predittivi, mantenendo la glicemia nel range ottimale fino all’80% del tempo.

Le nostre innovazioni spaziano anche nella diagnostica, grazie a GI Genius (AI per rilevazione polipi colorettali), holter impiantabili con meno falsi allarmi, la videocapsula PillCam, la chirurgia robotica con formazione cloud e monitoraggio remoto Carelink.

Innovare per noi significa creare valore sostenibile per più persone. L’innovazione unita ai nuovi trend tecnologici abilita nuove e straordinarie possibilità di cura per le patologie croniche e consente di migliorare gli esiti e rendere più efficienti i percorsi del paziente.

L’Italia dei dispositivi medici è un’eccellenza, che si trova però a fronteggiare una serie di sfide: dal payback alla burocrazia…

Il settore dei dispositivi medici in Italia è strategico, con 18,3 miliardi di fatturato e oltre 118.000 addetti. Ma è minacciato da criticità come il payback, che potrebbe causare la chiusura di un’azienda su cinque, con un impatto su innovazione, occupazione e Pil del Paese, riducendo l’accesso alle cure e aumentando le disuguaglianze. Il medtech ha un grande potenziale di crescita e di attrazione di capitali dall’estero, che la scure del payback potrebbe compromettere in modo significativo.

Come settore ci siamo fatti portavoce della richiesta di cancellarlo e di una governance che favorisca l’accesso al mercato dell’innovazione tecnologica e l’evoluzione verso un sistema sanitario sostenibile. Per fare questo occorre una semplificazione della regolamentazione, l’adozione di regole e incentivi pubblici.

Anche la burocrazia e le nuove normative Ue complicano il quadro. Medtronic ha accolto la transizione normativa come un’opportunità, investendo in qualità e formazione, ma serve una governance nuova: programmazione sanitaria per patologie, tetti di spesa più realistici e un fondo per l’adozione dell’innovazione, sostenuto da valutazioni delle tecnologie sanitarie (Hta) rapide e trasparenti.

Robotica e AI stanno cambiando la medicina. In che direzione sta andando la vostra ricerca?

La rivoluzione digitale in sanità è già in corso: AI e robotica migliorano diagnosi, gestione delle cronicità, precisione clinica e rispondono alla carenza di personale.

L’intelligenza artificiale può rappresentare un fattore di svolta: il mercato healthcare AI crescerà del 43% medio annuo tra il 2024 e il 2032, raggiungendo 491 miliardi di dollari. In Medtronic l’AI è integrata in molte piattaforme, come ad esempio chirurgia robotica, endoscopia, cardiologia e diabete.

In Italia, dove il 40% della popolazione adulta soffre di patologie croniche, queste tecnologie possono fare la differenza. Ma è cruciale superare barriere burocratiche e culturali tramite collaborazione pubblico-privato.

L’ombra dei dazi rischia di avere un impatto sul settore: qual è la visione di Medtronic e in che modo la sua azienda guarda all’Italia?

L’Italia è strategica per Medtronic, sia per qualità produttiva che per capitale umano. Tuttavia instabilità normativa, dazi e meccanismi come il payback ne minano l’attrattività.

L’azienda monitora le politiche tariffarie globali e agirà per garantire la continuità nella fornitura delle tecnologie. Serve una visione industriale stabile e a lungo termine, con politiche pubbliche che supportino un ecosistema aperto all’innovazione.

Lei è una donna leader in un settore dove la tecnologia va a braccetto con la salute, quanto è resistente il soffitto di cristallo?

Il soffitto di cristallo esiste, ma si sta incrinando. Il cambiamento è in corso, e ognuno può accelerarlo. In Medtronic inclusione e valorizzazione del talento sono pratiche quotidiane.

La possibilità di allineare il proprio scopo personale a quello aziendale – migliorare la qualità di vita delle persone – è fonte di motivazione e responsabilità. Favoriamo una cultura basata sull’ascolto e sul contributo di tutti.

L’Italia fatica a trovare competenze Stem: quale messaggio si sente di dare alle giovani che stanno pensando alla carriera universitaria?

La tecnologia ha bisogno della loro intelligenza emotiva e della capacità di leggere la complessità. Medtronic investe in talenti con mentoring, collaborazioni con atenei, academy interne e corsi in AI, data analysis e cybersecurity. Con modelli flessibili e digitali, mira a superare le barriere geografiche e strutturali. Il settore ha urgente bisogno di nuove competenze: non abbiate paura di scegliere la scienza.

Infine, una domanda personale: lei è una donna manager che ce l’ha fatta. Ma da bambina che lavoro avrebbe voluto fare da grande?

Quando ero bambina sognavo di fare tanti lavori: dalla tennista, alla scienziata, all’interprete. Ma il sogno che mi ha sempre accompagnato è quello di diventare una pianista. La musica è magia.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)

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