L’eccellenza della ricerca italiana è scritta nella storia. Creatività e ingegno hanno fatto la differenza nella lotta alle malattie, ma anche nell’ideare strategie che hanno dato vita al più antico ospedale pubblico del mondo, il Santa Maria Nuova a Firenze. Talenti da Nobel accanto ad altri non sempre riconosciuti, come nel caso di Gaetano Perusini, il neurologo che per primo descrisse la malattia di Alzheimer. Il suo nome è stato ricordato dal presidente di Fondazione Lilly Elias Khalil nella serata romana scelta per annunciare un ambizioso piano di investimento.
Perchè Fondazione Lilly, nata senza scopo di lucro oltre mezzo secolo fa (il 12 febbraio 1974), riparte scommettendo sul capitale umano: 30 talenti saranno selezionati per guidare la transizione verso la sanità di domani, che dovrà essere più efficiente, equa e sostenibile.
Parliamo di un investimento strategico no-profit di oltre 1,5 milioni di euro in 10 anni, destinato alla nuova generazione di ricercatori in grado di guidare la trasformazione del Ssn, come è stato annunciato al Chiostro del Bramante, in una serata evento ‘scaldata’ da un talento della musica: Noemi.

La ricerca Made in Italy e il progetto ’30×30′
In dettaglio, il piano annunciato da Khalil – che è anche presidente e amministratore delegato Italy Hub di Lilly – prevede il finanziamento di 30 dottorati di ricerca in 30 università italiane, da qui al 2035, in tutte le regioni d’Italia.
Innovazione digitale e trasformazione tecnologica; sostenibilità, economia e modelli finanziari; accesso, equità e riforme organizzative; prevenzione, salute pubblica e One Health; partnership, formazione e internazionalizzazione sono i temi chiave dei percorsi proposti ai giovani. Ogni dottorato sarà arricchito da collaborazioni internazionali con atenei che verranno selezionati, sfruttando anche la presenza di Lilly nel mondo, per formare nuovi manager della sanità, capaci di operare a livello nazionale e globale.
“Siamo orgogliosi di rilanciare la Fondazione Lilly per l’Italia con un progetto che guarda al futuro del nostro Paese. Crediamo nella scienza, ma anche nella capacità delle istituzioni di ascoltarla”, ha sottolineato Federico Villa, Dg della Fondazione Lilly per l’Italia. “Per questo investiamo sui giovani ricercatori, affinché possano essere protagonisti del cambiamento, non solo spettatori. Solo rafforzando il legame tra ricerca e decisione pubblica possiamo costruire un sistema sanitario più efficace, orientato ai risultati e alle persone”.

In un Paese costretto a fare i conti con la fuga di cervelli, questa iniziativa di propone di dare la ‘benzina’ giusta ai talenti in crescita, per trattenerli aiutandone l’evoluzione. Anche l’Ssn, d’altra parte, “ha bisogno di strumenti innovativi, capaci di sostenere l’adozione di modelli organizzativi più rispondenti alle reali esigenze di salute della popolazione”, come ha dichiarato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. “Per questo sono importanti tutte le iniziative in grado di valorizzare la ricerca accademica, specialmente se con un focus su politiche sanitarie e corretta programmazione”.
“Noi promuoviamo tutto ciò che è Made in Italy, quindi non solo i prodotti della manifattura, ma anche le migliori esperienze”, ha sottolineato il vicepremier Antonio Tajani, plaudendo all’iniziativa. “Formare giovani medici significa avere una rete che può rappresentare un modello anche in altri Paesi”.

L’Intelligenza artificiale per supportare l’ecosistema della ricerca
Non è tutto. Nei prossimi mesi Fondazione Lilly annuncerà la collaborazione con un “attore strategico globale nell’area dell’intelligenza artificiale”. Obiettivo, sviluppare un nuovo strumento a supporto della condivisione e lo scambio agile di informazioni tra i ricercatori del network dei 30 atenei nazionali.
La Fondazione inoltre proseguirà con il suo impegno attraverso una collaborazione con il ministero dell’Istruzione e del Merito, che si concretizzerà in un piano nelle scuole italiane per avvicinare i ragazzi al mondo della ricerca, in particolare in ambito sanitario.
Nel futuro della Fondazione, infine, un’Academy per la formazione continua dei dipendenti pubblici impegnati nella sanità, che possa coinvolgere il ministero della Salute e strutturare una collaborazione con enti internazionali non governativi. Perchè la ricerca e la sanità corrono, e bisogna saper stare al passo con l’innovazione.
Il comitato di esperti
Infine qualche elemento pratico. Nel triennio 2025–2028 le attività della Fondazione saranno guidate da un Comitato consultivo tecnico-scientifico presieduto da Claudio Jommi (professore ordinario di Economia Aziendale presso il Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università del Piemonte Orientale) e composto da rappresentanti di università e istituzione.
Il Comitato coordinerà il lancio dei primi 20 dottorati di ricerca e la definizione degli accordi con le università, gli enti regolatori e i soggetti pubblici coinvolti.
Per Jommi investire oggi nella formazione di ricercatori specializzati in politiche sanitarie “significa costruire le fondamenta per un Ssn più efficiente, equo e orientato ai risultati. I dottorati finanziati dalla Fondazione Lilly potranno generare un impatto moltiplicativo: competenze strategiche per il sistema pubblico, migliori decisioni allocative, e un contributo concreto all’innovazione delle politiche basate su evidenze”. Un progetto con uno sguardo sul futuro che punta a premiare l’eccellenza dei giovani, con ricadute importanti per il Paese.



