Sembra intravedersi una luce in fondo a quello che potremmo chiamare il tunnel del payback. Un ‘balzello’ che le imprese considerano una tassa aggiuntiva, ormai insostenibile. Che ostacola produzione e investimenti. Ebbene, interessanti spiragli arrivano dall’Assemblea pubblica di Farmindustria, a ben ascoltare le parole della premier Giorgia Meloni e quelle del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato.
“Siamo determinati a portare avanti quel lavoro di riforma di semplificazione e di riduzione delle procedure regolatorie di accessibilità dei farmaci, di valorizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo che abbiamo avviato in questi anni e che già sta dando i suoi risultati – ha detto la presidente del Consiglio nel suo video messaggio agli industriali del farmaco – Vogliamo ovviamente portare avanti questo impegno insieme a voi e a tutti coloro che ogni giorno animano questo comparto essenziale per l’Italia e la rendono l’eccellenza che è”.
Dal canto suo Gemmato ha assicurato “l’impegno del governo nel cercare di mitigare l’impatto del payback per la farmaceutica”. E, sulla scorta dei risultati ottenuti per il settore dei dispositivi medici, avviare il già annunciato “Tavolo di concertazione per immaginare percorsi mirati a ridurre il payback, senza che questo abbia un impatto” sui conti delle Regioni. Insomma, l’impegno è preso.
A confermarlo anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci: “Il payback merita di essere rivisto e c’è un’interlocuzione aperta con il Mef”, ha detto.
Insomma, la “collaborazione con le istituzioni può portare a risultati importanti per salvare vite, ridurre costi e produrre farmaci che oggi sono scarsamente valorizzati”, ha detto il numero uno di Farmindustria Marcello Cattani. “Per cercare mitigare il payback portandolo ai livelli del 2023 serve l’1% di aumento del Fondo sanitario nazionale (+1,4 mld)”. Tanti soldi, ma serve un segnale chiaro, che l’industria del farmaco attende da troppo tempo. E nel frattempo l’impatto del payback è cresciuto: per il 2025 la stima è che cubi per 2,4 mld di euro.
Però, c’è da dirlo, oggi i protagonisti del settore riuniti a Roma lasciano trapelare un cauto ottimismo.


