West Nile Virus: gli ultimi dati e la sicurezza sangue

zanzara West Nile Virus

Sale la febbre West Nile Virus nel nostro Paese. Stando all’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità sono 89 in Italia i casi confermati (erano 32 nel precedente bollettino), con un aumento anche dei decessi.

West Nile virus: che cosa sta succedendo in Italia

“Stiamo monitorando la situazione con molta attenzione insieme al ministero della Salute, alle Regioni e agli Istituti zooprofilattici, Tutte le misure sono in campo, comprese quelle a protezione dei trapianti e delle trasfusioni”, ha detto Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di malattie infettive dell’Iss.

Quando chiamare il medico

“Oggi non siamo in una situazione di allarme, ricordiamo che l’infezione non si trasmette da persona a persona, ma solo attraverso le punture di zanzare. Per questo è importante che la popolazione utilizzi tutte le misure di prevenzione, da quelle per evitare la proliferazione delle zanzare a quelle personali per proteggersi dalle punture. Ricordiamo anche di rivolgersi al proprio medico in caso di febbre superiore a 38° per effettuare la diagnosi”, ha raccomandato la specialista.

La mappa del West Nile Virus

Quaranta casi si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (2 Piemonte, 1 Lombardia, 3 Veneto, 1 Emilia-Romagna, 23 Lazio, 10 Campania), ma a questi si sommano 2 casi asintomatici identificati in donatori di sangue (1 Veneto, 1 Campania), 46 casi di febbre (1 Lombardia, 5 Veneto, 35 Lazio, 4 Campania, 1 Sardegna) e 1 asintomatico (1 Campania).

La letalità del virus

Stando al bollettino sono 8 i decessi (1 Piemonte, 2 Lazio, 5 Campania), ma una nuova morte in Campania porterebbe a 9 le vittime del virus. La letalità calcolata sulle forme neuro-invasive è pari al 20% (nel 2018 20%, nel 2024 14%).

Salgono inoltre a 31 le Province con circolazione del patogeno, in 10 Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia e Sardegna.

Le stagioni precedenti

“La diffusione del West Nile virus e il numero di casi umani registrati in queste settimane estive del 2025 è in linea con gli anni precedenti, per cui non vi è nessun segnale di allarme”, rassicura Enrico Di Rosa, presidente della Società Italiana d’Igiene (SItI), ricordando che la la circolazione del virus non è una novità.

“Il Piano Nazionale Arbovirosi 2020-2025, elaborato dal ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, prevede una sorveglianza specifica per la patologia, in particolare nel periodo di massima presenza del vettore, tra maggio e novembre, con un approccio integrato tra sanità umana e veterinaria ‘One Health’. Nella maggior parte dei casi, l’infezione è asintomatica (80%) o paucisintomatica (20%), mentre nell’1% dei casi può insorgere una sintomatologia neurologica e, in circa 1 caso su 1000, un’encefalite, con forme neuroinvasive, dove i soggetti anziani e immunodepressi o con comorbidità sono i più colpiti”, ricorda comunque il presidente.

Nel  2024 ci sono stati 484 casi (266 nella forma neuro invasiva), con 36 decessi. Nel 2023 i casi notificati sono stati 394 (195 nella forma neuroinvasiva), con 32 decessi. Il 2022 è l’anno in cui ci sono stati più casi dall’inizio della sorveglianza, 728 (330 nella forma neuroinvasiva) con 51 decessi.

Come proteggersi

“Attualmente – prosegue Di Rosa – non esiste né una terapia specifica né un vaccino preventivo. È essenziale, pertanto, proteggere i soggetti più vulnerabili raccomandando l’utilizzo di repellenti e vestiti il più possibile coprenti quando si trascorrono ore all’aperto, dotarsi di zanzariere a livello domestico e, per coloro che hanno piante e giardini, evitare ristagni d’acqua e l’eventuale utilizzo di prodotti larvicidi. In Italia, storicamente, la maggior parte dei casi si riscontra nel Nord Italia, in particolare nell’area del Delta del Po”.

Non solo West Nile Virus

Maledette zanzare: questa infatti non è l’unica arbovirosi con cui stiamo facendo i conti. In effetti dal 1 gennaio al 29 luglio al sistema di sorveglianza nazionale risultano anche 98 casi confermati di Dengue (95 associati a viaggi all’estero e 3 autoctoni); 32 casi confermati di Chikungunya (30 associati a viaggi all’estero e 2 autoctoni); 4 casi di Zika virus (tutti importati, nessun decesso); 23 casi di TBE (tutti autoctoni); 38 casi di Toscana virus (tutti autoctoni)

Sangue: il punto

Ma quanto è sicuro donare (e ricevere) sangue? In Italia è attivo il “Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta arbovirosi (PNA) 2020-2025”, che prevede l’utilizzo del test NAT (Nucleic Acid Test) per individuare l’eventuale presenza del West Nile Virus in tutte le donazioni di sangue, plasma ed emocomponenti, nelle aree geografiche in cui la presenza del virus è stata confermata. In alternativa, i donatori che hanno soggiornato in queste zone devono rispettare una sospensione temporanea di 28 giorni prima di tornare a donare.

Dopo le raccomandazioni del presidente di Avis Nazionale, Oscar Bianchi, anche Avis Regionale Lombardia interviene per rassicurare i donatori e la cittadinanza sulla sicurezza  di sangue e plasma. Le procedure sulle attività trasfusionali attivate dal ministero della Salute e dal Centro Nazionale Sangue “sono da molti anni consolidate, efficaci e aggiornate con tempestività. La qualità del sangue e del plasma donati è pienamente garantita da rigorosi protocolli di verifica”, ha detto Pierangelo Colavito, presidente di Avis Regionale Lombardia.

“Il nostro sistema trasfusionale è tra i più sicuri in Europa – ha assicurato Paola Isernia, Direttrice Sanitaria di Avis Regionale Lombardia – I controlli sulle donazioni sono precisi, rapidi e affidabili”. Insomma, la donazione continua regolarmente e in totale sicurezza. L’estate, però, rappresenta da sempre un periodo critico per la raccolta di sangue. Ecco perchè l’invito resta quello di donare prima di andare in vacanza.

Sangue: donarlo fa bene a chi lo dà e a chi lo riceve

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