Tornano ad accendersi i riflettori sul botulino dopo le tre morti (e decine di intossicati ricoverati in ospedale) registrate questa estate in Calabria e Sardegna. Nel mirino due focolai a Diamante (Cosenza) e Monserrato (Cagliari) Ma di che si tratta, come si evita questa insidiosa intossicazione da cibo, esiste un antidoto e di cosa diffidare?
Iniziamo col dire che il botulismo è una intossicazione rara ma molto pericolosa, causata dalle tossine botuliniche (Clostridium botulinum) che possono contaminare gli alimenti.
Avvelenamento da cibo e bellezza
Non è un caso di omonimia: il botulino è usato anche in medicina estetica per ridurre le rughe d’espressione e trattare l‘iperidrosi (eccessiva sudorazione). In chirurgia plastica viene iniettato in piccole quantità nei muscoli mimici per rilassarli temporaneamente, attenuando o eliminando le rughe. Ecco perchè è stato ribattezzato ‘tossina spiana-rughe’.
Botulino nella zuppa, cos’è la tossina che avvelena chi la mangia
Botulino che cos’è, i numeri e le conserve casalinghe
“In Italia si registrano circa 40 casi l’anno di intossicazione da botulino – spiega Carlo Alessandro Locatelli, Direttore del Centro Antiveleni Maugeri Pavia – nella maggior parte dovuti a contaminazione di conserve casalinghe. I casi emersi in questi giorni appartengono a due cluster diversi. Nel primo evento, avvenuto in Sardegna, il cibo responsabile è stato identificato e si tratta di una salsa industriale”. Il ministero della Salute “ha già diramato le allerte del caso attraverso le procedure che in Italia sono molto efficienti. Per il secondo evento in Calabria sono tuttora in corso analisi anche se tutti i pazienti hanno in comune un cibo consumato in un esercizio pubblico”.
Come si contaminano i cibi e i sintomi
“I cibi vengono contaminati dalla tossina che il Clostridium botulinum produce in particolari condizioni”, continua Locatelli. Purtroppo l’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di episodi di botulismo. L’80% dei casi di avvelenamento è dovuto a conserve prodotte in casa. Se non eseguita correttamente, la conservazione di vegetali sott’olio, sale o aceto, ma anche degli insaccati, del sugo di pomodoro o del pesto potrebbe essere rischiosa.
Ecco i sintomi di questo avvelenamento: annebbiamento e sdoppiamento della vista (diplopia), dilatazione delle pupille (midriasi bilaterale), difficoltà a mantenere aperte le palpebre (ptosi), difficoltà nell’articolazione della parola (disartria), difficoltà di deglutizione, secchezza della bocca e delle fauci (xerostomia), stipsi.
Nei casi più gravi può verificarsi una graduale perdita di forza nei muscoli di braccia, gambe e in quelli coinvolti nella respirazione, fino ad arrivare alla paralisi dei muscoli respiratori e rendere necessaria l’intubazione. I sintomi neurologici possono essere preceduti da manifestazioni gastroenteriche e compaiono da 6 ore a 7 giorni dall’ingestione del cibo contaminato. Se non sopravvengono complicanze, la malattia è reversibile anche se nei casi più gravi il recupero può essere molto lento.
Botulino: si riconosce a naso?
Qui arriva una cattiva notizia, e a darcela sono i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici). “Il naso degli esseri umani è un organo tanto sottovalutato quanto sorprendente: può distinguere oltre un trilione (un miliardo di miliardi) di odori diversi. Ma numerose tossine alimentari non alterano l’aspetto e l’odore del cibo”. Il caso più noto e temuto è proprio il botulino, un “veleno per l’uomo, che è incapace di percepirlo”.
L’antidoto
La buona notizia è che esiste un antidoto, efficace nella fase iniziale dell’intossicazione, quando la tossina è ancora circolante. “Successivamente – dice Locatelli – la tossina si lega ai nervi e il recupero è difficile e molto lento. La prevenzione è quindi fondamentale: sterilizzazione accurata, rispetto delle linee guida del ministero della Salute e mai dare miele o conserve casalinghe ai bambini sotto l’anno”.
Dopo i casi in Calabria e Sardegna, sono state distribuite dosi di antidoto agli ospedali che potrebbero essere interessati da altri casi.
Come prevenire il botulismo?
Maria Rosaria Campitiello, Capo dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del ministero, ricorda che “gli alimenti a rischio di tossina botulinica sono le conserve casalinghe preparate sottovuoto, in olio o acqua e, raramente, i prodotti industriali. Ecco perché è importante rispettare le regole previste per la corretta e sicura preparazione e conservazione degli alimenti”.
E allora? È davvero importante seguire le linee guida (disponibili online) per la preparazione dei cibi e delle conserve fatte in casa. Come raccomanda all’Adnkronos il maggiore Simone Scafuri, comandante del Nas Carabinieri di Firenze, ”è bene fare attenzione alle conserve fatte in casa”, quelle di vegetali in particolare, che ”sono le più a rischio’. Per i cibi industriali è importante controllare che il tappo del coperchio ”non faccia clic clac”, sintomo che è entrato ossigeno all’interno.
Nelle linee guida ci sono una serie di suggerimenti molto dettagliati su come fare le conserve: sterilizzare i contenitori, cuocere i vegetali che sono l’alimento in assoluto più esposto al botulino, evitare contaminazioni e pastorizzare il prodotto.
“Diarrea, vomito, febbre e crampi addominali (gastroenterite) insorgono già durante la digestione e fino a 72 ore dopo. Sarà in questi casi necessario rivolgersi al proprio medico di Medicina Generale o, in presenza di sintomi gravi, al pronto soccorso, riferendo nel dettaglio cosa si è mangiato e portando con sé, se disponibili, l’alimento sospetto e il suo contenitore”, raccomandano i dottori anti-bufale.


