Semipermanente unghie e fertilità: cosa cambia dal 1 settembre

Bianco cocco, rosa pastello, verde menta, rosso corallo o azzurro mare. I colori dell’estate per le amanti di unghie impeccabili sono tantissimi. Ma se ormai in molte si sono ‘convertite’ al semipermanente – come dimostra il dilagare di nail bar e centri ad hoc anche nelle piccole città – è bene tener conto di alcune novità in arrivo.

Dal 1 settembre scatterà infatti in Europa un divieto per due sostanze classificate come potenzialmente tossiche e presenti in alcuni prodotti fra cui smalti in gel e semipermanenti che induriscono sotto la luce UV. Ma perchè? “Si tratta di composti classificati come pericolosi per la riproduzione e, per questo, inseriti nell’elenco degli ingredienti proibiti nei cosmetici. Un segnale chiaro: la prevenzione viene prima di tutto”, dice a Fortune Italia il presidente Sima (Società italiana di medicina ambientale) Alessandro Miani. Ma vediamo meglio di che si tratta.

Semipermanente unghie: gli ingredienti al bando

Nel mirino dell’Ue sono finiti due composti: Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide, o Tpo, un fotoiniziatore per la polimerizzazione degli smalti in gel sotto luce UV; e Dimethyltolylamine, un condizionante che migliora l’adesione di primer e gel.

I prodotti che contengono le due sostanze non si potranno più utilizzare perché è stata rilevata una presunta tossicità per la riproduzione umana, sulla base principalmente di studi condotti sugli animali.

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“Ma occorre ricordare che la scelta dell’Europa si colloca in un contesto delicato. In Italia la fecondità è scesa al minimo storico, con appena 1,18 figli per donna e 370 mila nascite nel 2024, il 2,6% in meno rispetto all’anno precedente. In questo scenario, ridurre l’esposizione a sostanze potenzialmente dannose per la salute riproduttiva significa proteggere il futuro”, dice Miani. E il nostro Paese non è il solo a fronteggiare un’emorragia di culle.

L’esperto è convinto che questa misura “non sia solo un atto di tutela, ma anche uno stimolo all’innovazione: spinge l’industria cosmetica a formulazioni più sicure e rafforza una cultura della salute che riguarda tutti. In un Paese che affronta da anni un calo della natalità, mettere la protezione della fertilità e della vita al centro delle politiche è una scelta di civiltà”, sottolinea.

D’accordo con lui Carla Scesa, chimico e docente di cosmetologia. “In un momento di grande inquinamento chimico-ambientale a livello internazionale – dalle radiazioni che assorbiamo attraverso computer e telefonini a quelle di un sole che sta ‘cambiando’, fino alle innumerevoli sostanze chimiche con cui veniamo a contatto – noi subiamo diverse aggressioni. E quando sappiamo che una cosa è potenzialmente rischiosa per l’operatore che la applica o per l’utenza, va eliminata”, ha detto all’Adnkronos Salute.

“Penso che gli interessi sia economici che di bellezza possano indurre a fare ricerca, a trovare nuove forme più sicure. Una spinta per tutti. Le proibizioni non vanno prese in senso negativo, dunque, ma come uno spunto per andare avanti”, conclude Scesa. E, magari, fare meglio.

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E adesso?

Come tutelarsi? “Il fabbricante onesto e professionale di smalto semipermanente per le unghie già dal 2023 doveva smettere di usare i prodotti per la produzione perché già si sapeva che sarebbe scattato il divieto”, ha detto Roberto Papa, segretario nazionale Confestetica, Associazione nazionale estetisti all’Adnkronos/Labitalia.

“La categoria deve fare molta attenzione a eventuali svendite fatte negli ultimi mesi dai produttori. Si rischia di acquistare a buon prezzo prodotti che non si possono più usare dal 1 settembre”.

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