AI in medicina: alleato o trappola? Danno da pensare i risultati di uno studio pubblicato su ‘Lancet Gastroenterology & Hepatology’: gli endoscopisti a cui è stato offerto l’ausilio dell’intelligenza artificiale durante le colonscopie, hanno registrato un tasso inferiore di rilevamento delle anomalie dopo la rimozione dell’AI.
Secondo Marcin Romańczyk, che ha condotto lo studio, i risultati sono stati una sorpresa. Il ricercatore ha ipotizzato che il calo della performace fosse, in parte, dovuto a un eccessivo affidamento all’intelligenza artificiale.
Come ai comandi di un aereo
In settori critici come l’aviazione, dove sono in gioco vite umane, è già stato dimostrato che i professionisti si affidano troppo all’automazione, a scapito della sicurezza.
L’intelligenza artificiale, insomma, può essere utile per aumentare la produttività sul posto di lavoro, ma affidarsi eccessivamente alla tecnologia rischia di impedire ai professionisti di mantenere aggiornate le proprie competenze.
In medicina sembra che l’intelligenza artificiale stia peggiorando la capacità di alcuni medici di rilevare irregolarità durante gli screening di routine, sollevando preoccupazioni circa l’eccessivo affidamento degli specialisti alla tecnologia.
I risultati dello studio e l’effetto boomerang dell’AI
Il lavoro ha coinvolto 1.443 pazienti sottoposti a colonscopie con e senza sistemi assistiti da intelligenza artificiale. Gli endoscopisti che avevano usato l’AI sono passati dal 28,4% di rilevamento di potenziali polipi al 22,4% dopo aver smesso di utilizzare la tecnologia: un -20%.
Per Romańczyk, gastroenterologo presso l’H-T. Medical Center di Tychy, in Polonia, i risultati non solo evocano una potenziale pigrizia derivante da un eccessivo affidamento all’AI, ma anche l’effetto del passaggio dalla formazione analogica ai nuovi strumenti. “Ci hanno insegnato la medicina sui libri e dai nostri mentori. Li osservavamo. Ci dicevano cosa fare”, ha detto Romańczyk. “Ora c’è un oggetto artificiale che ci suggerisce cosa dovremmo fare, dove dovremmo guardare, e in realtà non sappiamo come comportarci”.
La proliferazione dell’automazione sul posto di lavoro ha portato con sé grandi speranze nel mondo del lavoro. Goldman Sachs ha previsto lo scorso anno che la tecnologia avrebbe potuto aumentare la produttività del 25%.
Tuttavia le ricerche hanno stanno evidenziando alcune insidie dell’adozione di strumenti di AI senza considerarne gli effetti negativi. Uno studio di Microsoft e della Carnegie Mellon University all’inizio di quest’anno ha rilevato che tra i lavoratori intervistati, l’intelligenza artificiale aveva aumentato l’efficienza, ridecendo però l’impegno critico sui contenuti e atrofizzando le capacità di giudizio.
Lo studio di Romańczyk contribuisce a questo crescente corpus di ricerche che mette in discussione la capacità degli esseri umani di utilizzare questo nuovo strumento senza compromettere le proprie competenze.
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