Va in scena a Madrid uno dei congressi più importanti del mondo sulla salute del cuore, quello della Società Europea di Cardiologia ESC 2025, sempre fonte di importanti novità per il trattamento delle malattie cardiovascolari, che restano saldamente sul gradino più alto del podio delle principali cause di mortalità nel pianeta.
Ecco una sintesi delle principali novità presentate all’Europeo di cardiologia, molte delle quali pubblicate in contemporanea sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali.
Per i cuori stanchi, affannati e ipertrofici
Dopo diversi decenni, finalmente arriva un nuovo trattamento per la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva: si chiama aficamten (inibitore della miosina cardiaca di Cytokinetics) e potrebbe mandare in pensione il metoprololo, il beta bloccante utilizzato finora per il trattamento di questa patologia. A suggerirlo sono i risultati dello studio MAPLE-HCM che dimostrano come la monoterapia con aficamten migliori la capacità di sforzo e i sintomi della cardiomiopatia ostruttiva, rispetto all’uso dei beta-bloccanti. Lo studio, condotto su 175 pazienti, presso 71 centri ospedalieri di tutto il mondo e presentato all’ESC di Madrid, è stato pubblicato in contemporanea sul New England Journal of Medicine (NEJM).
Semaforo rosso invece per il mavacamten (BMS), un altro inibitore della miosina testato nel trial ODYSSEY-HCM su 580 pazienti affetti da cardiomiopatia ipertrofica non ostruttiva (condizione nella quale l’ispessimento del muscolo cardiaco, a differenza della forma ‘ostruttiva’, non determina un ostacolo all’efflusso di sangue dal ventricolo sinistro verso l’aorta). In questo caso, a 48 settimane di trattamento, non è stato rilevato alcun beneficio. Non esistono al momento terapie approvate per i pazienti sintomatici (affanno, dolore toracico, fatigue) affetti da questa condizione. Ci si è provato con questo farmaco, ma senza successo. Anche questo studio è stato pubblicato in contemporanea sul NEJM.
Per i pazienti con insufficienza cardiaca, le buone notizie sono affidate al vericiguat (stimolatore della guanilato ciclasi solubile, MSD) e arrivano da un’analisi combinata, effettuata sugli oltre 11 mila partecipanti ai trial VICTORIA e VICTOR. Il farmaco, assunto una sola volta al giorno in aggiunta ad una terapia ottimale per lo scompenso cardiaco a frazione d’eiezione ridotta (HFrEF), ha ridotto in modo significativo la mortalità cardiovascolare e quella per tutte le cause, oltre ai ricoveri per scompenso. I benefici maggiori sono stati osservati nei pazienti con livelli di NT-proBNP (marker di scompenso cardiaco) inferiori a 6.000 pg/ml.
Sempre in tema insufficienza cardiaca, lo studio DAPA ACT HF-TIMI 68 non ha dimostrato un beneficio sul rischio di morte cardiovascolare o sul peggioramento dello scompenso nei primi due mesi di trattamento con dapagliflozin (inibitore di SGLT2, inizialmente utilizzato per il trattamento del diabete, Astra Zeneca). Ma una metanalisi su tutti gli studi effettuati sull’argomento, ha dimostrato che iniziare il trattamento con dapagliflozin al momento del ricovero per questa condizione, riduce in maniera significativa il rischio di mortalità cardiovascolare precoce e di mortalità per tutte le cause, oltre che di peggioramento dello scompenso.
Ipertensione ‘difficile’: la ricerca continua
Nonostante il ricchissimo menù di farmaci anti-ipertensivi a disposizione dei medici, molti pazienti ancora non riescono a raggiungere valori pressori adeguati. Lo studio di fase III BaxHTN, condotto su circa 800 pazienti reclutati presso 214 centri in tutto il mondo, è andato a valutare efficacia e sicurezza di Baxdrostat, un inibitore selettivo dell’aldosterone sintasi (AstraZeneca), in un gruppo di pazienti con ipertensione non sotto controllo o resistente al trattamento. Il farmaco, somministrato una volta al giorno, ha portato ad una significativa riduzione della pressione sistolica (la ‘massima’), anche in questo gruppo di pazienti difficili.
Lo studio conferma l’importante ruolo dell’aldosterone (ormone prodotto dalla corteccia surrenalica) nell’ipertensione difficile da controllare e offre nuove speranze di cure per questi pazienti. Anche questo trial si avvale della pubblicazione simultanea sul NEJM.
Un’altra novità sulla quale si contava per il trattamento dell’ipertensione difficile era il zilebesiran (Alnylam Pharmaceuticals e Roche), un interferente dell’RNA (siRNA) dell’angiotensinogeno, somministrato per iniezione sottocutanea una volta ogni 6 mesi.
Lo studio KARDIA-3 ne ha valutato le performance su 270 pazienti con malattie cardiovascolari (o ad alto rischio per queste), in terapia con più farmaci antipertensivi. L’aggiunta di zilebesiran al ‘pacchetto’ abituale di antipertensivi, in questo caso ha prodotto una modesta riduzione della pressione sistolica (- 5 mmHg a 3 mesi dall’iniezione) rispetto al placebo. Un suggerimento per eventuali trial futuri, viene però dall’osservazione che, nei pazienti che ricevevano anche un diuretico, l’aggiunta di zilebesiran ha prodotto una riduzione della sistolica di oltre 9 mmHg.
Cardiologia: come ti abbasso i trigliceridi
Si chiama rischio cardiovascolare residuo ed è quello che resta, dopo aver corretto i principali fattori di rischio cardiovascolare con gli attuali strumenti terapeutici. Un’area di unmet need che riguarda anche i trigliceridi.
Lo studio di fase III ESSENCE-TIMI 73b è andato ad indagare l’effetto di olezarsen (Ionis Pharmaceuticals) su circa 1.350 pazienti affetti da ipertrigliceridemia moderata e a rischio cardiovascolare elevato. Il nuovo farmaco è un LICA (Ligand Conjugated Antisense) iniettabile che riduce la produzione epatica di apolipoproteina C-III, abbassando così il livello dei trigliceridi. Un’iniezione al mese di olezarsen ha ridotto in maniera significativa i trigliceridi (- 60% rispetto al placebo). I risultati, presentati all’ESC, sono pubblicati in contemporanea sul NEJM.


