Su circa 8,2 miliardi di persone nel mondo, oltre 1 miliardo convive con problemi di salute mentale come ansia e depressione, con enormi costi umani ed economici. A suonare la sveglia sono due report dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità). L’Agenzia delle Nazioni Unite sottolinea come queste patologie rappresentino la seconda causa di disabilità a lungo termine. Stando agli ultimi dati, da sole depressione e ansia costano all’economia globale circa 1.000 miliardi di dollari l’anno.
Stime che, da sole, evidenziano come “trasformare i servizi di salute mentale sia una delle sfide più urgenti per la salute pubblica”, come ha ammonito il Dg Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms.
E in Italia? Secondo l’ultimo Rapporto salute mentale del ministero della Salute, ogni giorno si presentano ai pronto soccorso degli ospedali italiani in media 1.571 persone per disturbi mentali: nel 2023 ci sono stati 26mila accessi in più rispetto all’anno precedente, con un aumento di 7mila ricoveri nei servizi psichiatrici ospedalieri.
Questione d’inerzia
L’epidemia di problemi di salute mentale certifica “una inerzia di fondo nelle politiche di contrasto a questo problema”, sottolinea Rosaria Iardino, presidente di Fondazione The Bridge. Un’emergenza che riguarda uomini e donne, giovani e anziani, “con il suicidio che rappresenta una delle principali cause di morte tra i giovani. I nuovi Rapporti pubblicati dall’Oms evidenziano anche l’urgenza di garantire la salute pubblica attraverso l’avvio di misure più efficaci per migliorare i servizi di salute mentale”.
Servono più risorse economiche, ma il denaro non basta. La salute mentale “deve uscire dall’ombra dello stigma”. E “non bisogna sottovalutare l’impatto che i dispositivi digitali hanno sullo sviluppo cognitivo e neurologico dei giovani”, avverte Iardino.
L’esplosione dei suicidi
Il suicidio conta circa 727.000 vittime nel solo 2021. “Nonostante gli sforzi globali, i progressi nella riduzione della mortalità per suicidio sono troppo bassi per raggiungere”, segnalano dall’Oms. Tanto che l’obiettivo di ridurre di un terzo i tassi di suicidio entro il 2030 appare difficile da raggiungere.
“Investire nella salute mentale significa investire nelle persone, nelle comunità e nelle economie – ha ammonito il Dg Oms – un investimento che nessun Paese può permettersi di trascurare. Ogni governo e ogni leader ha la responsabilità di agire con urgenza e di garantire che l’assistenza sanitaria mentale non sia trattata come un privilegio, ma come un diritto fondamentale per tutti”.
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