Obesità: farmaco sperimentale italiano riprogramma il metabolismo

obesità EASD

Potrebbe essere una rivoluzione nella lotta all’obesità e arriva dall’Italia. Alla conferenza annuale della European Association for the Study of Diabetes (EASD 2025), in corso a Vienna, l’azienda biotech torinese Resalis Therapeutics ha presentato i primi dati promettenti sul RES-010, una terapia sperimentale che mira a riprogrammare il metabolismo, anziché agire sulla riduzione dell’appetito.

Il nuovo farmaco, basato su una tecnologia a Rna, si distingue nettamente dagli agonisti del recettore GLP-1, che agiscono principalmente sull’appetito e sulla sazietà. RES-010 interviene invece direttamente su una serie di processi biologici legati all’obesità: dal metabolismo lipidico, alla funzionalità mitocondriale, alla riorganizzazione del tessuto adiposo.

L’obesità non è solo questione di fame o di calorie, ma è una patologia legata ad un’alterazione profonda e generale del metabolismo. E la scommessa del nuovo farmaco sperimentale è quello di rimettere in ordine le cose.

Come agisce il nuovo candidato farmaco contro l’obesità

RES-010 è un oligonucleotide antisenso, una piccola sequenza di codice genetico disegnata allo scopo di inibire il miR-22, l’interruttore principale nella cabina di regia di vari meccanismi alla base dell’obesità. Le ricadute di quest’azione potrebbero essere quelle di intervenire nel modo in cui le cellule utilizzano i grassi, stimolare l’attività dei mitocondri, le ‘batterie’ delle cellule e favorire la trasformazione del grasso bianco (deposito di energia/calorie) in grasso bruno (molto attivo metabolicamente e prono a ‘bruciare’ le calorie).

La speranza riposta in questo farmaco non è solo quella di aiutare le persone a perdere peso, ma soprattutto di trasformare il modo in cui il corpo utilizza energia e grassi, migliorando anche la salute del fegato e l’equilibrio metabolico complessivo.

E i risultati degli studi effettuati finora sono promettenti, ma sono ancora in fase preclinica, cioè sull’animale.

Topini obesi sottoposti a iniezioni settimanali per cinque mesi hanno perso il 12% di peso corporeo in più rispetto ai controlli, a parità di calorie assunte. Ma, cosa forse ancora più interessante è che, alla sospensione del trattamento, i topini non hanno ripreso peso.

Risultati simili sono stati ottenuti anche in studi su primati non umani. Dopo dieci settimane di trattamento: gli animali trattati hanno perso il 15% di massa grassa e solo l’1% di massa magra. Come termine di confronto, quelli trattati con il GLP1 analogo semaglutide hanno perso 16% di grasso, ma anche l’8% di massa magra. E il mantra delle ricerche sui farmaci dell’obesità del futuro è ‘salvate il soldato Ryan’, la massa magra, cioè il muscolo, la massa magra, che è centrale nel controllo glicemico e nel metabolismo

Sulla spinta di questi risultati così incoraggianti, il medicinale si sta affacciando alla sperimentazione sull’uomo con uno studio di fase 1 randomizzato, in doppio cieco, controllato contro placebo, che coinvolgerà un’ottantina di partecipanti, alcuni dei quali con sovrappeso o obesità. I primi risultati sono attesi all’inizio del prossimo anno.

Una terapia di frontiera insomma e un potenziale ‘first in class’ della nuova classe dei modulatori del metabolismo cellulare. Ancora presto per gridare al miracolo, ma certamente è una classe da tenere d’occhio.

Con un numero crescente di persone nel mondo affette da obesità – condizione collegata a diabete, malattie cardiovascolari e altre patologie croniche – lo sviluppo di terapie efficaci e durature rappresenta una priorità globale. E l’Italia potrebbe trovarsi in prima linea in questa sfida.

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