Se la ricerca è fondamentale per il futuro del Paese, nella ‘Notte europea dei ricercatori’ possiamo dire che dall’Istat arrivano buone notizie: cresce infatti in Italia la spesa in R&S nel pubblico e nel privato (anche se aumentano i divari tra grandi e piccole imprese). Per la precisione, nel 2023 per la ricerca e sviluppo intra-muros sono stati spesi 29,4 miliardi di euro, il 7,7% in più rispetto all’anno precedente.
Il peso della ricerca privata e di quella pubblica
In questo quadro, le imprese hanno investito oltre 17 miliardi di euro, con un peso pari al 58,4% della spesa totale, in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente (-1,3 punti percentuali). Mentre l’impegno delle Università – che con il 25% della spesa rappresentano l’attore più importante della R&S dopo le imprese – appare in lieve aumento (+0,5 punti percentuali rispetto al 2022). Cresce il contributo del settore pubblico, responsabile del 14,9% della spesa totale (+0,9 punti percentuali rispetto al 2022).
Oltre l’80% della spesa privata è sostenuta da imprese appartenenti a gruppi multinazionali, sia nazionali che esteri. E i dati preliminari delineano un contenuto incremento anche per il 2024 (+1,2% rispetto al 2023), mentre le aziende hanno programmato un aumento più consistente per il 2025 (+4,0% sul 2024).
“Non restare chiusi nei laboratori”
La sfida, per l’Italia che fa scienza e ricerca, “è aprirsi alla comunità. La scienza non deve rimanere chiusa nei laboratori”, ha detto Cristina Matranga, direttore generale dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, nel corso di una delle tante iniziative organizzate nella Settimana della Scienza.
Oltre 500 studenti delle classi quarte e quinte di alcuni licei romani hanno preso parte ai seminari proposti dall’Istituto di via Portuense per parlare di epidemie e fake news, Hiv e Infezioni Sessualmente Trasmissibili, arbovirosi. E stanotte, dalle 19 alle 24, 200 ricercatori dello Spallanzani daranno vita a 31 attività rivolte a tutte le età: dai giochi per individuare le sostanze tossiche naturalmente presenti negli alimenti (e che in dosi elevate potrebbero essere dannose), alla preparazione di alcune forme farmaceutiche di uso comune (pomata, soluzione, capsule) utilizzando delle sostanze inerti (zucchero, essenze profumate), passando per tecniche di rianimazione praticate su peluche e osservazioni al microscopio.
L’impegno della farmaceutica
Quella di oggi è una Notte importante per il pharma tricolore: nel 2024 le imprese hanno dedicato alla Ricerca e Sviluppo 2,3 miliardi di euro, l’8% del totale degli investimenti in Italia (+44% dal 2019 al 2024). I ricercatori sono 7.250, in aumento del 3% rispetto al 2023 con una forte presenza femminile (53%).
Tutto bene, allora? “L’Europa deve accelerare sull’innovazione se vuole rafforzare la propria competitività e colmare il divario con altri Paesi che hanno puntato, con una visione strategica per la loro crescita, sulle scienze della vita”, sottolinea ancora una volta Marcello Cattani, presidente di Farmindustria.
Proprio per sviluppare le nuove competenze, favorire la formazione di professionalità altamente qualificate e rafforzare la partnership tra settore pubblico e privato Mur, Crui e Farmindustria hanno firmato un Protocollo d’Intesa.
“Se oggi la salute dei cittadini può contare su terapie sempre più efficaci, il merito va all’impegno di migliaia di ricercatrici e ricercatori che, con perseveranza e passione, trasformano la conoscenza in progresso. Sostenerli con politiche incentivanti come quelle portate avanti dal Mur – conclude Cattani – significa scommettere su un futuro migliore, offrendo possibilità di crescita professionale a medici e ricercatori, incrementando la competitività scientifica del nostro Paese”. Fare squadra per favorire lo sviluppo.


