Musica e respiro: l’effetto del canto che cura

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Il canto terapeutico può migliorare la qualità della vita delle persone affette da malattie polmonari croniche. Lo rivela una nuova ricerca presentata al Congresso della Società Respiratoria Europea (ERS) in corso ad Amsterdam. Insomma, una musica che salva il respiro esiste.

Musica: fa bene alla salute, le ultime ricerche e come ascoltarla

Da oggi il detto popolare ‘canta che ti passa’ acquisisce una nuova valenza, alla luce dei risultati dello studio Sinfonia, presentato all’ERS dalla professoressa Natasha Smallwood della Monash University di Melbourne.

La ricerca evidenzia l’efficacia del canto corale come approccio terapeutico complementare nei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e malattie polmonari interstiziali.

“La dispnea – ricorda la professoressa Smallwood – è un sintomo comune e altamente invalidante nelle patologie respiratorie croniche, per il quale disponiamo di poche opzioni terapeutiche efficaci, sicure e ben tollerate. Ma questo studio dimostra che partecipare a programmi strutturati di canto può alleviare questi sintomi, migliorando in modo significativo la qualità della vita delle persone affette da queste patologie”.

Gli effetti della musica sul respiro

Lo studio è stato condotto su 101 pazienti, 64 dei quali affetti da Bpco e 37 da malattie polmonari interstiziali. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: il primo ha seguito un programma di canto online della durata di 12 settimane; l’altro ha ricevuto solo le tradizionali terapie mediche (terapia inalatoria, educazione all’autogestione, vaccini respiratori, e farmaci anti-fibrotici).

Il gruppo di canto ha preso parte a sessioni settimanali di 90 minuti su Zoom, guidate da un esperto certificato in musicoterapia. Le lezioni comprendevano esercizi di respirazione, riscaldamento vocale, canto – anche di hit come “Let It Be” e “Can’t Help Falling In Love” – e momenti di socializzazione. Per abbattere qualunque barriera alla partecipazione al programma via Zoom, sono stati forniti tablet e connessione internet gratuita.

Gli autori dello studio hanno misurato il benessere psicofisico dei partecipanti facendo loro compilare un apposito questionario (SF-36); tra i pazienti del gruppo di canto è stato registrato un incremento medio di 7,4 punti nella qualità della vita, rispetto al gruppo di controllo. I benefici erano ancora più evidenti tra coloro che avevano partecipato ad almeno 8 delle 12 sessioni e tra i pazienti con ansia, depressione o che non avevano mai effettuato riabilitazione respiratoria.

“Abbiamo osservato miglioramenti significativi soprattutto nelle aree relative alle limitazioni fisiche e ai problemi emotivi”, sottolinea la professoressa Smallwood.

Nonostante non siano ancora del tutto chiari i meccanismi attraverso i quali il canto migliora la condizione dei pazienti, gli esperti ipotizzano che i benefici per il respiro derivino da una maggiore capacità di controllo del respiro e dal miglioramento del tono dell’umore, anche legato ad una maggiore connessione sociale.

Parliamo di condizioni “trattabili ma non guaribili – ricorda il dottor Apostolos Bossios, responsabile del gruppo di esperti sulle malattie delle vie aeree della European Respiratory Society – Servono dunque strategie innovative per aiutare le persone a vivere meglio. Il canto di gruppo rappresenta una promettente alternativa non farmacologica da integrare alle offerte terapeutiche esistenti”.

Lo studio Sinfonia rappresenta dunque una pietra miliare nella medicina respiratoria: per la prima volta, un programma di canto terapeutico online ha dimostrato scientificamente di essere in grado di migliorare la vita dei pazienti affetti da malattie polmonari croniche. Cantare, insomma, oltre ad essere piacere per lo spirito, può diventare anche una cura per il corpo.

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