In un’Italia che invecchia, i medici di medicina generale sono sempre meno e in alcune regioni i cittadini già fanno fatica a trovare un dottore di riferimento.
Il problema della carenza dei ‘camici bianchi’ riguarda anche il Friuli Venezia Giulia, che però nei giorni scorsi ha compiuto un passo significativo con la firma dell’Accordo Integrativo Regionale (AIR) per i medici di medicina generale. Un’intesa che ha ‘ridisegnato’ l’assistenza sul territorio, come ha spiegato a Fortune Italia Giancarlo Ruscitti, direttore sociosanitario dell’Azienda regionale di coordinamento della Salute (ARCS) Friuli Venezia Giulia.
La carenza dei medici di famiglia
In molte aree del Paese i cittadini fanno fatica a trovare un medico di famiglia: com’è la situazione in Friuli Venezia Giulia? “Rispetto ai 900 operatori necessari, sulla base del rapporto ideale tra medici di famiglia e assistiti, siamo intorno a 740. C’è dunque già una situazione di carenza. Inoltre al concorso nazionale per la specializzazione si è presentata la metà dei candidati rispetto ai posti disponibili”, spiega Ruscitti a Fortune Italia.
La speranza è che “nei prossimi anni, con un numero di giovani medici incrementato, il problema non ci sia più”. In questo quadro l’intesa chiusa nei giorni scorsi, frutto di un confronto tra Regione e organizzazioni sindacali, punta a mettere il medico di famiglia al centro della rete dell’assistenza primaria, anche per rispondere meglio alle esigenze dei cittadini.
“La scelta, prima politica e poi tecnica, è stata quella di utilizzare le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) per mettere in rete i medici di medicina generale e assicurare un’assistenza capillare sul territorio”, aggiunge il direttore, illustrando le novità dell’accordo firmato “da tutte le sigle sindacali, dopo un anno di confronto”. Un obiettivo fortemente voluto dall’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi.
Le novità dell’intesa
L’intesa, che integra a livello locale quanto già previsto dall’Accordo Collettivo Nazionale, introduce alcune misure destinate a migliorare la qualità del lavoro dei professionisti e quella delle cure. Uno degli obiettivi principali è stato proprio il rafforzamento della prossimità: i cittadini friulani potranno trovare nel proprio medico di famiglia un punto di riferimento ancora più stabile, con una presenza aumentata negli studi e nelle Case della Comunità.
In questo senso, il modello organizzativo delle AFT e delle Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) rappresenta la chiave per favorire il lavoro in team, facendo dialogare gli specialisti anche per rispondere in modo efficace alle esigenze delle persone con patologie complesse. “Naturalmente è stato riconosciuto un incremento della quota capitaria per i medici”, aggiunge Ruscitti.
Per quanto riguarda i professionisti, l’accordo introduce forme di accreditamento che superano parzialmente il tradizionale modello della convenzione, aprendo la strada a gruppi di medici operanti nelle Case della Comunità con modalità più flessibili (e meno onerose). Decongestionando, così, gli ospedali. “Pensiamo ai pazienti fragili e cronici: occorre dare risposte sul territorio a tutte quelle necessità che non sono le acuzie”, continua il direttore.
Non solo: “Oggi il lavoro del medico si è femminilizzato e l’80% degli iscritti a Medicina è donna. Occorre tenerne conto, anche dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro, e noi lo stiamo facendo. Inoltre voglio ricordare che abbiamo superato una regola del 1997 relativa ai rapporti tra il medico di medicina generale e i suoi assistiti in casa di riposo“. Obiettivo, capire se con la soluzione adottata si riducono gli accessi in pronto soccorso.
Il plauso della Fimmg
L’AIR del Friuli Venezia Giulia ha incassato il plauso del segretario nazionale Fimmg, Silvestro Scotti: “Valorizza il medico di famiglia, mette in campo strumenti utili a rispondere alla domanda di prossimità e rende più sostenibile la presa in carico dei cittadini”, ha dichiarato commentando l’intesa. Un’esperienza, quella del Friuli Venezia Giulia, seguita a stretto giro anche dalla Sardegna.
“Accogliamo con favore l’intesa raggiunta: è il risultato di un lavoro responsabile e condiviso, che consente di dare maggiore certezza organizzativa ai territori, con particolare riferimento a regioni a statuto autonomo come le ultime due nelle quali si è arrivati alla sottoscrizione, caratterizzate anche da necessità organizzative e contrattuali molto peculiari per le caratteristiche orografiche e per la dispersione della popolazione, ma con forti tratti identitari delle popolazioni, anche di piccole comunità delle zone interne”, ha aggiunto Scotti.


