Italiani più anziani, soli e meno sani. Il nuovo Osservasalute

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Più anziani, soli e sempre meno sani, con nuove abitudini che vanno a sovrapporsi a quelle dei Paesi nordeuropei. In un Paese che fa sempre meno figli, gli italiani cambiano, ma non in meglio, con la prevenzione come sempre messa da parte e le malattie croniche che incidono non solo sulla salute, ma anche sulla felicità dei connazionali. A dircelo è la XXII edizione del Rapporto Osservasalute, che da anni ‘fotografa’ lo stato di salute della popolazione del Belpaese e la qualità dell’assistenza nelle regioni.

L’edizione 2025 presentata all’Università Cattolica è realizzata dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute come Bene Comune coordinato dal professor Walter Ricciardi, Direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute come Bene Comune, dal dottor Alessandro Solipaca, segretario scientifico dell’Osservatorio e dal professor Leonardo Villani, associato di Igiene Generale e Applicata, UniCamillus. L’Osservasalute è frutto del lavoro di 138 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano che operano presso università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali. Vediamo allora le novità 2025.

Gli anziani sono sempre più soli e pieni di malanni

Un po’ triste da dire, ma il 40% dei senior fa i conti con la solitudine (1,3 milioni di uomini ultra 65enni e 3,1 milioni donne) e circa 1,3 milioni di over 75 anni non ricevono un aiuto adeguato in relazione ai bisogni della vita quotidiana e alle necessità di tutti i giorni. Con il moltiplicarsi delle malattie croniche, cala la qualità di vita delle persone: il 19,1% delle persone con cronicità si dichiara insoddisfatto, contro il 10,4% dei coetanei senza malattie croniche. E questo succede anche ai più giovani, anzi tra gli under 44 anni l’impatto negativo appare ancora più marcato, con la quota delle persone insoddisfatte della propria salute che quintuplica.

La malattia cronica più diffusa è l’ipertensione: nel 2023 sono circa 11 milioni le persone che dichiarano di soffrirne, pari al 18,9% dell’intera popolazione (quasi uno su 5). Tra gli anziani si stima che una persona su due sia ipertesa. Artrosi, artrite e osteoporosi rovinano la salute femminile: ne soffre oltre una donna su 5 (22,6%), contro il 10,5% dei maschi. Nel complesso queste malattie colpiscono quasi 10 milioni di persone (16,7%), di cui circa 6 milioni 500mila sono over 65 anni (46,3%).

Cattivi stili di vita e poca prevenzione

Meno di un italiano su 5 (18,5%) resta davvero fedele alla dieta mediterranea. Nel 2023, il consumo quotidiano di frutta e verdura è dichiarato da circa otto persone su dieci, ma di questi solo il 5,3% raggiunge le 5 porzioni al giorno. Non sorprende quindi che quasi la metà degli italiani, il 46,4%, vive una condizione di sovrappeso o obesità. In barba alla regina delle diete, gli italiani stanno prendendo le abitudini del Nord Europa. Ad esempio con l’alcol, spesso concentrato nel fine settimana e associato a birra e superalcolici, con una diffusione del consumo occasionale passata dal riguardare il 41,2% della popolazione di 11 anni o più nel 2013, al 48,9% nel 2023.

Capitolo diabete: nel biennio 2022-2023 ha interessato circa il 5% della popolazione adulta di età 18-69 anni, ma probabilmente si tratta di una sottostima, avverte l’Osservasalute. Si tratta di una patologia più frequente fra gli uomini rispetto che fra le donne (5,3% vs 4,4%), e nelle fasce di popolazione socio-economicamente più svantaggiate per istruzione o condizioni economiche (quasi del 16% fra chi non ha alcun titolo di studio o al più la licenza elementare, e valori pari al 9% fra le persone con molte difficoltà economiche). Con una spesa sanitaria non indifferente: nel 2022 il 15,1% della spesa annua sostenuta per l’ospedalizzazione di individui con patologie croniche (pari a 445,3 milioni di euro) si deve al diabete di tipo 2, mentre l’1,9% al tipo 1.

A non cambiare è l’attenzione (scarsa) alla prevenzione. I livelli di adesione agli screening oncologici riferiti nel 2023 sono rimasti inferiori a quelli del 2019 in molte regioni. Inoltre le regioni del Nord mostrano un’adesione più elevata ai programmi organizzati (tra 58-67% a seconda del programma), seguite dal Centro (tra 43-56%) e dal Sud e Isole (tra 20-37%). Parallelamente, proprio nelle regioni del Centro e del Meridione l’iniziativa spontanea allo screening continua a risultare più elevata (tra 10-36% vs 6-24% nel Nord), definendo anche per il 2023 un quadro importante di disuguaglianze nell’accesso ai servizi.

Spesa sanitaria e bisogni della popolazione

Il nostro Paese, nel 2024, ha speso complessivamente per la sanità 185 miliardi di euro, la componente finanziata dal settore pubblico si attesta a 137 miliardi di euro (74,2% del totale), sottolinea Solipaca. Il resto della spesa è sostenuto dalle famiglie: 41 miliardi di euro (22,3% del totale), dalle assicurazioni private con 4,7 miliardi di euro, e dalle imprese nell’ambito degli accordi relativi al welfare aziendale con 929 milioni di euro. Infine, una quota residuale è stata sostenuta dai regimi di finanziamento volontari, 6,4 miliardi di euro, e dalle Istituzioni senza scopo di lucro, 698 milioni di euro.

“La spesa sanitaria pubblica in termini reali elaborata dall’Eurostat mette in luce un dato che, dal 2014 al 2019, è rimasto sostanzialmente stabile, con un aumento medio annuo dello 0,3%; nel periodo della crisi sanitaria causata dal Covid, la spesa è aumentata del 5,7% nel 2020 e del 4,3% nel 2021; tra il 2021 e il 2023 la spesa reale è diminuita complessivamente dell’8,1% (-4,4% nel 2022 e -3,9% nel 2023)”, calcola Solipaca.

Tornando alla spesa pubblica, nel 2024 ha impegnato circa 47,4 miliardi di euro per l’assistenza ospedaliera in regime ordinario, 4,6 miliardi di euro per l’assistenza in DH, 26,9 miliardi di euro per l’assistenza ambulatoriale per cura e riabilitazione, 14,1 miliardi di euro per la Long Term Care (LTC), 21,9 miliardi di euro per la farmaceutica, 7,7 miliardi di euro per la prevenzione e, infine, 12,7 miliardi di euro per i servizi ausiliari. L’assistenza ambulatoriale per cura e riabilitazione è la voce di spesa principale sostenuta dalle famiglie, che si attesta a 17,1 miliardi di euro, 15,4 miliardi di euro sono stati impegnati per l’acquisto di farmaci, 4,2 miliardi di euro per l’assistenza LTC e 2,7 miliardi di euro per l’acquisto di servizi ausiliari. Le assicurazioni sanitarie volontarie spendono 1,7 miliardi di euro per l’assistenza ambulatoriale, una quota molto elevata della spesa, mentre 2,1 miliardi di euro è impegnata per la governance e l’amministrazione del sistema sanitario e del finanziamento.

Anche la spesa per il personale, che rappresenta la risorsa cardine del sistema sanitario, è indice di un Ssn “non in buona salute: nel 2022 ammonta a 38,9 miliardi di euro, il 29,9% della spesa sanitaria totale; nel corso degli anni l’incidenza della spesa dei redditi da lavoro dipendente sulla corrispondente spesa complessiva del Conto Economico è contraddistinta da una tendenziale diminuzione, passando dal 32,1% del 2013 al 29,9% del 2022”, recita l’Osservasalute. La diminuzione della spesa è, sostanzialmente, il risultato delle politiche di blocco del turnover attuate dalle regioni sotto Piano di Rientro e dalle misure di contenimento della spesa per il personale, comunque, portate avanti autonomamente dalle altre regioni. Infatti, a livello nazionale, nel 2022 il numero di medici e odontoiatri del Ssn è di 107.777 unità, registrando una diminuzione del 3,9% rispetto al 2019, anno in cui le unità erano 112.146.

Per Walter Ricciardi “i dati segnalano un progressivo deterioramento dell’equilibrio economico-finanziario e lo scenario futuro è discretamente preoccupante, in particolare sulla capacità del sistema di welfare di sostenere le fragilità di alcune fasce di popolazione, in particolare quella anziana”. La spesa sociale destinata agli anziani è diminuita e non è uniforme sul territorio.

Salute mentale: una priorità

Preoccupa anche la spesa per la salute mentale, che si attesta intorno al 3,5% di quella sanitaria complessiva ed è tra le più basse in Europa, come sottolinea Villani. Per gli autori dell’Osservasalute è prioritario ridurre le disomogeneità territoriali nell’accesso ai servizi, rafforzando l’offerta nelle regioni con tassi più bassi (Campania, Basilicata, Lazio) e affrontando eventuali barriere strutturali. È inoltre prioritario intervenire nella fascia 18–24 anni.

I disturbi psichiatrici costituiscono una sfida prioritaria per la sanità pubblica globale, considerata la diffusione dei disturbi d’ansia (prevalenza lifetime 15-30%) e della depressione maggiore (10-20%), seguiti da condizioni meno comuni ma a elevato impatto come il disturbo bipolare (1-2,5%) e la schizofrenia (0,5-0,8%). Bisogni di salute crescenti e variegati, che rischiano di mettere ancor più in difficoltà un Ssn in affanno.

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