Sono numeri da record quelli dell’edizione 2025 del congresso della Società Europea di Oncologia (European Society for Medical Oncology, ESMO), che proprio quest’anno spegne le sue prime 50 candeline. Oltre 5.600 gli abstract inviati (l’Italia si colloca al terzo posto, dopo Usa e Cina) e più di 35.000 i partecipanti accreditati da tutto il mondo, con la delegazione cinese che rappresenta ben il 15% del totale. Perché proprio la Cina è il new kid on the block dell’oncologia globale.
Una potenza di fuoco per ricerca e produzione industriale, che sta cominciando a far tremare big pharma occidentale. Ma è impossibile opporsi a questo tsunami. “L’unica cosa da fare – suggerisce il professor Giuseppe Curigliano, presidente eletto ESMO – è stringere partnership e alleanze, cominciando a pensare nell’ambito degli equilibri geopolitici internazionali ad avere i cinesi come partner, piuttosto che come competitor. Si può fare, perché a loro mancano ancora alcune cose che noi invece abbiamo”.
La Cina rappresenta dunque la nuova potenza industriale nella produzione dei farmaci innovativi; già adesso, la maggior parte delle terapie utilizzate nel mondo occidentale è stata concepita e brevettata qui. Il ‘Regno di Mezzo’ si sta inoltre posizionando come primo Paese al mondo nell’arruolamento dei pazienti. “I farmaci già in uso nella pratica clinica – spiega Curigliano – vengono da studi nei quali i cinesi hanno arruolato più del 70% dei pazienti; i risultati di questi trial sono estrapolabili anche ai pazienti occidentali in termini di efficacia. Meno forse per la safety. La farmacogenomica per alcuni farmaci è infatti diversa per i pazienti asiatici e quelli occidentali. Ma la Cina sta diventando una potenza scientifica globale e questo deve farci preoccupare perché se non investiamo in innovazione e ricerca, succederà che quando ci sarà un nuovo studio, il produttore preferirà andare a farlo in Asia, dove sono più veloci, più efficienti e danno i risultati in poco tempo. A noi non resteranno che spazi residuali di arruolamento, che potrebbero arrivare al massimo al 10%. E questo rappresenta una grande preoccupazione, anche in ottica di accesso all’innovazione. Ma la cosa ancora più preoccupante è che una volta raggiunto il predominio da un punto di vista scientifico e di innovazione, il nuovo polo scientifico del mondo sarà l’Asia e non più gli Usa”.
Che poi equivale a spostare radicalmente il baricentro della ricerca medica per come siamo abituati a considerarla.
Ed è già improprio parlare al futuro. “Sul fronte dell’innovazione – prosegue il presidente eletto ESMO – il 70% degli anticorpo-farmaco-coniugati (ADC), grandi protagonisti di questo congresso, viene dalla Cina come anche il 70% degli anticorpi bispecifici. Il Giappone è tra i protagonisti di questa rivoluzione, ma anche in questo caso, l’80% dei pazienti degli studi registrativi è stato arruolato in Cina”.
Oncologia, il record dell’Italia
Ma intanto l’Italia si presenta all’appuntamento annuale del congresso ESMO a testa alta. E non solo perché è il terzo Paese per numero di abstract sottomessi, ma anche perché nel nostro Paese, in appena 5 anni, la mortalità per tumore negli uomini è diminuita del 14,5%. Ed è il dato migliore in Europa, generato soprattutto da un abbattimento di oltre il 24% di mortalità nel carcinoma del polmone e dello stomaco.
“Questi dati evidenziano l’elevata qualità del Servizio Sanitario Nazionale – sottolinea Francesco Perrone, Presidente AIOM – Restano tuttavia importanti criticità nella disponibilità di fondi e personale per far fronte alle richieste di assistenza del numero di persone in costante crescita che convivono con il cancro”.
Ed è un nodo importante, perché in Italia cominciano a mancare all’appello alcuni dei protagonisti della cura del cancro, dagli anatomo-patologi ai radioterapisti. I posti di specializzazione vanno deserti perché i giovani non trovano più attrattive queste specialità. L’ESMO prova a farli innamorare dell’oncologia, organizzando due volte l’anno eventi formativi indirizzati agli studenti di medicina, per spiegare loro cos’è l’oncologia oggi.
Ma non basta. “Anche al prossimo congresso dell’AIOM, ricorda il professor Massimo Di Maio, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (nella foto principale) – ci sarà una sessione dedicata al tema dello shortage di personale, che non può essere rimpiazzato dalla tecnologia”. Almeno per il momento. A questa edizione del congresso ESMO all’intelligenza artificiale in tutte le sue declinazioni è stato dedicato uno speciale ‘track’.
Le previsioni
È necessario dunque correre ai ripari, anche perché numeri e mortalità per cancro sono purtroppo in crescita, come rivela un recente studio pubblicato su Lancet. Entro il 2050, i decessi per tumore potrebbero arrivare globalmente a 18 milioni, facendo segnare un aumento di quasi il 75% rispetto al 2024. La buona notizia è che oltre il 40% delle morti per tumore è legato a 44 fattori di rischio modificabili (ai grandi classici del fumo di sigaretta e della dieta poco salutare, si sono aggiunti più di recente l’obesità e il diabete).
“Si inserisce in questo ambito la campagna #SOStenereSSN di AIOM e Fondazione AIOM, sostenuta da numerose società scientifiche – ricorda il professor Di Maio – Chiediamo alle Istituzioni di aumentare di 5 euro il prezzo di ogni pacchetto di sigarette, per ridurre il numero di fumatori e l’incidenza dei tumori causati dal fumo, recuperando anche risorse economiche da destinare subito al Servizio Sanitario Nazionale. Il Piano europeo punta, inoltre, a prevenire i tumori legati alle infezioni, per esempio quelli provocati dal Papilloma virus umano, contro il quale esistono vaccini efficaci. Le vaccinazioni contro l’HPV hanno raggiunto una copertura media del 75% nei Paesi UE, ma l’obiettivo è arrivare al 90% entro il 2030”.
È dalla prevenzione che bisogna iniziare dunque, a cominciare da quella primaria, per proseguire con quella secondaria, che in futuro vedrà protagonisti gli screening personalizzati sul profilo di rischio del singolo paziente, a quella terziaria per evitare le recidive.
È necessario cambiare la prospettiva e affrontare il tumore lungo tutto il patient journey, dalla prevenzione primaria e dall’interception (anche grazie ai nuovi strumenti di biospia liquida e di imaging avanzato) alla survivorship, che dovrebbe vedere gli psico-oncologi tra le figure protagoniste. Anche questi carenti.


