Il Giappone è alle prese con un’ondata di casi di influenza anticipata, tanto che nei giorni scorsi è stata dichiarata l’epidemia. Il numero di infezioni, oltre 6mila, sarebbe insolito per questo periodo dell’anno e potrebbe fare da detonatore della stagione dei virus nei Paesi – come il nostro – che si stanno avvicinando all’inverno.
Anche se, stando alle stesse autorità nipponiche, è improbabile che tutto ciò si trasformi in una pandemia globale. Ma che cosa sta succedendo davvero nel Paese asiatico, e quanto dobbiamo preoccuparci?
Pregliasco: “Aspettiamoci una stagione intensa”
“I dati che ci arrivano dal Giappone fanno il paio con quelli che c’erano già arrivati dall’Australia: uno stipite H3N2 che sta lavorando molto, quindi un virus immuno-evasivo che in qualche modo sta creando guai anche in quella parte del del mondo. Cosa significa? Arrivano conferme di una stagione che sarà particolarmente intensa“, dice a Fortune Italia il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano. Ma vediamo meglio le notizie dal Giappone.
Influenza: perché a Tokyo è arrivata in anticipo
In Giappone, un po’ come in Italia, di solito le epidemie influenzali si fanno sentire “verso la fine di novembre. Quest’anno l’aumento delle persone sottoposte a cure per l’influenza è iniziato cinque settimane prima del solito”, calcola Vinod Balasubramaniam, virologo molecolare presso la Monash University Malaysia di Subang Jaya, in un approfondimento su ‘Nature’.
Insomma, il virus ha anticipato e sta colpendo soprattutto i più piccoli: 135 scuole hanno chiuso e quasi la metà delle 287 persone ricoverate a settembre per i sintomi influenzali erano under 14. Il messaggio per la popolazione nipponica è quello di vaccinarsi contro l’influenza il prima possibile.
Ma non è tutto: secondo gli esperti a favorire l’anticipo del virus – oltre al cambiamento climatico – potrebbero essere stati i tanti turisti, dal momento che i viaggi verso il Giappone sono molto cresciuti dopo la pandemia. Specialmente dall’Australia, che quest’anno ha fatto i conti con una stagione influenzale particolarmente pesante.
Così al momento in Giappone “hanno adottato, contro l’influenza, quelle che sono stati interventi drastici necessari nella pandemia da Covid-19, perché in effetti è quello che serve – sottolinea il virologo Pregliasco – Ovvero una riduzione dei contatti interumani, in particolare nei bimbi più piccoli, che sappiamo essere quelli che diffondono di più il virus a livello di sanità pubblica”.
L’aumento dei viaggi e il cambiamento climatico
Invita alla cautela l’epidemiologo Massimo Ciccozzi. I numeri che arrivano dal Giappone, circa 6mila casi, “non ci fanno pensare ad un evento epidemico importante”, dice a caldo all’Adnkronos Salute.
“Un focolaio – precisa l’esperto a Fortune Italia – si definisce epidemia quando il numero di casi è superiore a quelle che sono le aspettative in una certa zona e in un periodo. Ebbene, non sono questi i numeri che fanno pensare a un evento epidemico importante”.
Se l’aumento dei viaggi in Giappone “può aver giocato un ruolo importante nell’anticipo della stagione influenzale, non si può dire che questo stesso fenomano accadrà anche da noi”. Inoltre il responsabile sarebbe il ceppo H3N2, che già ha circolato in Australia e Nuova Zelanda ed “è presente nel nostro vaccino: una volta immunizzati siamo protetti”, scandisce Ciccozzi.
La strategia per difendersi dall’influenza
Tornando all’effetto dei viaggi, “abbiamo fatto delle simulazioni epidemiologiche scoprendo che tra Italia e Giappone, da gennaio a giugno, ci sono stati circa 130mila passeggeri in transito, contro i 204mila del 2024. Numeri simili: dunque non possiamo predire che dal Giappone arriveranno tante persone infette, in grado di far anticipare l’epidemia influenzale anche da noi”.
Insomma, sangue freddo e occhio ai dati e al monitoraggio. Ben sapendo che “l’unica strategia possibile consiste nella prevenzione: quindi quest’anno facciamoci trovare pronti vaccinandoci e facendo vaccinare anziani e fragili, come raccomandato dalle autorità sanitarie”, conclude l’esperto.


