Dipendenze: emergenza minori e servizi in affanno, la mappa

Servizi frammentati, disomogenei e soprattutto sotto organico, operatori introvabili – ne mancano circa 1.900 – specie in alcune aree del Paese, e consumi in crescita fra i giovanissimi e nel Nord Italia. La mappa della risposta italiana alle dipendenze presenta non pochi buchi, secondo l’ultima analisi di Fondazione Gimbe. Che sottolinea come il 10% degli accessi in pronto soccorso riguardi pazienti under 18 vittime dell’abuso di sostanze. 

Droga e giovani: si abbassa ancora l’età della prima volta

Il messaggio che arriva dal XIV Congresso Nazionale Federserd sulla prevenzione e cura delle dipendenze, è di quelli netti: “Serve una riorganizzazione nazionale, non più iniziative spot”, chiarisce Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, dopo aver analizzato l’organizzazione dei Servizi per le Dipendenze (SerD), partendo dai dati della Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze in Italia (2025) e del Rapporto Oised-Crea (2024).

Dipendenze e corse in pronto soccorso

Vediamo meglio cosa è emerso. Nel 2024 sono stati 8.378 gli accessi in pronto soccorso per patologie legate alla droga, in lieve calo rispetto al 2023 (-2,5%). Ma il dato interessante riguarda l’età: il 43% ha tra i 25 e i 44 anni, ma il 10% minorenni. Quasi la metà dei pazienti (47%) presentava psicosi indotta da sostanze. In 904 casi (11%) si è reso necessario un ricovero: il 37% dei pazienti è stato trasferito in un reparto di psichiatria, il 17% in terapia intensiva e il 4% in pediatria.

Quanto ai ricoveri ospedalieri con diagnosi principale droga-correlata, nel 2023 sono stati 7.382 (+13% rispetto al 2022), pari a 9,3 ricoveri ogni 10.000 abitanti, con marcate differenze territoriali: nelle Regioni settentrionali si concentrano infatti il 69% delle ospedalizzazioni droga-correlate.

La mappa dei servizi per le dipendenze

I Serd si occupano di prevenzione, terapia e riabilitazione di persone con disturbi legati all’assunzione di sostanze psicoattive (legali e illegali), ma anche di coloro che manifestano comportamenti di dipendenza non da sostanze, come gioco d’azzardo, uso compulsivo di Internet, gaming, shopping patologico, dipendenza sessuale e disturbi del comportamento alimentare.

L’offerta assistenziale si articola su quattro livelli: servizi di I livello, servizi ambulatoriali, strutture residenziali e semi-residenziali, che includono i servizi specialistici. Nel 2024 risultano censiti 198 servizi di I livello, di cui 46 pubblici (22%) e 152 gestiti dal privato sociale (77%). Comprendono unità mobili (n. 123), centri drop-in (n. 49) e centri di prima accoglienza (n. 26). In Basilicata, Molise, Sardegna e Valle d’Aosta non risultano censiti servizi di questo tipo.


I servizi ambulatoriali sono 1.134, di cui 96% pubblici e 4% gestiti dal privato sociale. Nel 2023, nei servizi ambulatoriali, il numero medio di utenti per unità di personale dipendente è di 24,1, ma con marcate differenze regionali: nelle Marche, in Abruzzo e Lazio si superano i 30 pazienti per operatore, mentre in Umbria la media raggiunge addirittura quota 37. Una pressione che inevitabilmente si riflette sulla qualità della presa in carico e sulla continuità terapeutica .

Quanto alle strutture residenziali e semi-residenziali, nel 2024 risultano 951 unità, di cui 55 pubbliche (6%) e 896 (94%) gestite dal privato sociale, per un totale di 13.926 posti.

A mancare non sono tanto le strutture, quanto gli operatori

“Stando ai numeri i Servizi per le Dipendenze in Italia non mancano, ma senza una loro riorganizzazione e una reale integrazione in rete, la loro efficacia resta limitata. Occorre passare da strutture isolate a un sistema capace di garantire continuità assistenziale, presa in carico multidisciplinare e uniformità di accesso su tutto il territorio nazionale”, dice Cartabellotta.

Per quanto riguarda il personale sanitario, il DM 77 definisce gli standard minimi e quelli a regime per ciascun SerD: da 3 a 4 medici (di cui almeno 1 psichiatra), 3-3,5 psicologi, 4-6 infermieri, 2,5-3,5 educatori professionali e tecnici della riabilitazione psichiatrica, da 2 a 3 assistenti sociali e da 0,5-1 unità di personale amministrativo (tabella 2).

Complessivamente, questi parametri corrispondono a 5.614 unità di personale per lo standard minimo e a 7.860 per quello a regime. “Se il numero totale di strutture ambulatoriali è superiore a quello previsto dagli standard del DM 77, il personale sanitario censito nel 2023, pari a 6.005 professionisti, risulta fortemente sotto-dimensionato rispetto al fabbisogno: mancano infatti quasi 1.900 operatori per raggiungere lo standard a regime”.

Insomma, occorre intervenire per assicurare risposte a una popolazione fragile. “Oggi i servizi per le dipendenze sono il simbolo della disattenzione istituzionale verso un’area ad alta vulnerabilità, troppo spesso lasciata ai margini del Ssn. È tempo di riconoscerli come parte integrante dell’assistenza territoriale e di garantirne il potenziamento attraverso investimenti strutturali e vincolanti”, conclude il numero uno di Gimbe.

Anche perché il business della droga non si ferma: contrastare l’offerta di sostanze sempre più smart è un’impresa complessa, fondamentale, ma resterebbe monca senza servizi capillari, in grado di assistere le vittime e dare risposte a tante famiglie disperate.

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