Cambio al vertice di Gsk Italia, multinazionale farmaceutica presente nel nostro Paese dagli inizi del ‘900, che oggi conta due centri ricerche e due stabilimenti produttivi, 4.200 dipendenti e 1,6 miliardi di euro di fatturato.
Antonino Biroccio è il nuovo General manager di GSK Italia nonché presidente ed amministratore delegato di GSK spa, mentre Fabio Landazabal diventa responsabile GSK per l’America Latina. Fra le priorità del nuovo numero uno dell’azienda farmaceutica c’è la sfida della longevità sana, come ha spiegato a Milano nella sua prima uscita con la stampa, rispondendo a una domanda di Fortune Italia.
“L’Italia è seconda alla Spagna per longevità in Europa: abbiamo una generazione Silver che ha bisogno di salute e contribuisce all’economia, che lavora ancora, mobilizzando un quarto del Pil e dei consumi delle famiglie italiane. Una silver economy che – ha detto il manager, illustrando le sue priorità nel corso di un incontro all’Associazione lombarda dei giornalisti – ha un peso anche per la sostenibilità del nostro sistema sanitario. E deve avere un accesso più rapido e agile all’innovazione”.
Chi è il nuovo Gm di Gsk in Italia
Classe 1973, di Reggio Calabria, Biroccio è laureato in Chimica farmaceutica con dottorato in Genetica e Biologia molecolare e parla 5 lingue.
Dopo aver iniziato la sua carriera come ricercatore presso Msd, ha ricoperto posizioni di crescente responsabilità in diverse aziende fra cui Sanofi e Novartis per approdare in Gsk Italia nel 2014, come direttore della divisione vaccini.
Dal 2016 al 2020 ha diretto diverse business unit di Gsk Grecia dedicate rispettivamente ai vaccini, alle malattie gravi, alle cure primarie e alla medicina respiratoria per passare quindi in Spagna e prendere la guida delle direzioni commerciali vaccini e medicina specialistica.
Dal 2020 al 2022 a Singapore, è poi tornato in Grecia come General manager fino a quest’anno. A inizio 2025 è diventato responsabile mondiale del lancio della terapia Gsk per il mieloma multiplo fino alla nomina di oggi. Nel suo primo giorno, il manager ci tiene a chiarire fin da subito il suo stile di leadership, fatto di “immediatezza, trasparenza e cooperazione“.

Creatività e talenti oltre gli stereotipi
Da italiano con una visione internazionale, non sottovaluta le sfide per l’Italia del pharma. “Negli stereotipi siamo quelli che vivono con poca fatica grazie a buon cibo, arte e natura. Per gli addetti ai lavori abbiamo un sistema sanitario universale invidiato dai più, università e ricercatori sopraffini e maestranze che sanno tradurre in eccellenza i progetti e le produzioni più complicate. Questo e non altro è il motivo per cui in Europa, nel settore farmaceutico, siamo secondi solo alla Germania e riusciamo ancora ad attrarre investimenti in un mondo globalizzato dove siamo fanalino di coda nel favorire l’innovazione”, ha voluto chiarire Biroccio.
Servono regole certe per attrarre gli investimenti. “L’obiettivo primario del mio mandato sarà contribuire a favorire l’innovazione, quella vera che, una volta introdotta, migliora le condizioni di salute e di vita, di prosperità economica, generando attrattività e competitività, con un occhio di riguardo alla coperta corta dei costi, in particolare quelli sanitari, messi severamente sotto pressione da una popolazione in progressivo invecchiamento, con maggiori necessità di salute”, ha aggiunto.
La sfida della longevità sana
In quest’ottica si colloca la sfida della longevità in salute, che può vedere l’Italia apripista. E questo grazie al Ssn, ma anche a ricerca e prevenzione (gli investimenti di Gsk nel nostro Paese, pari a 324 milioni, rappresentano il 20% del fatturato e l’8% degli investimenti totali in ricerca e produzione di tutte le farmaceutiche presenti in Italia).
Non a caso uno dei temi che stanno più a cuore al manager è l’accesso all’innovazione: i farmaci e vaccini ‘targati’ Gsk vanno ai pazienti di tutto il mondo anche con due anni di anticipo rispetto alla loro introduzione in Italia. “Uno studio Altems-Ambrosetti dice che le vaccinazioni raccomandate per adulti fragili, se correttamente organizzate in tutto il Paese, porterebbero un risparmio di oltre 10 miliardi di euro, pari ad una finanziaria. Denaro da re-investire in innovazione”. Insomma, la soluzione esiste, ma serve coraggio.
“Noi lavoriamo già in tutti questi ambiti, con due centri ricerche a Siena sui vaccini di cui uno specializzato in vaccini antibatterici ed anticorpi monoclonali, ma anche con uno stabilimento a Rosia che produce per tutto il mondo i vaccini GSK più innovativi per gli adulti e uno a Parma, specializzato nell’introduzione di nuovi farmaci per gli studi clinici, negli antivirali di ultima generazione e centro di eccellenza per la produzione di anticorpi monoclonali in immunologia, malattie respiratorie ed oncologia”.
Il ruolo centrale di Parma
Con gli anticorpi monoclonali “ci siamo prefissati obiettivi ambiziosi, nelle malattie reumatiche ed in quelle respiratorie mediate dall’interleuchina 5 ma soprattutto in oncologia, e Parma è al centro di tutto questo con la sua piattaforma tecnologica ed in particolare quella per la produzione dei cosiddetti ADC, fra i farmaci più promettenti per i tumori più difficili da trattare”, ha detto Antonino Biroccio.
Quella degli anticorpi monoclonali coniugati, tipicamente, ad un citotossico (ADC) è una piattaforma tecnologica guardata con interesse da tutti gli specialisti per l’efficacia terapeutica.
Una pipeline ricca in oncologia
Solo per citare alcuni ‘gioielli’ in arrivo, il farmaco ADC per il mieloma multiplo “è prodotto da Gsk a Parma per tutto il mondo, è già stato approvato da Ema (Agenzia europea dei medicinali) ed è in attesa di registrazione in Italia. Inoltre il 27 ottobre abbiamo siglato un accordo con Syndivia per un altro candidato ADC che andrebbe a rafforzare la nostra linea in sviluppo per il tumore della prostata e il giorno successivo abbiamo ottenuto la Orphan Drug Designation in Europa per un altro nostro candidato ADC nella terapia del microcitoma”.
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Gioco di squadra per il pharma
Tanta produzione a Parma, con Verona che resta “il cuore pulsante, e la testa, dell’azienda”. Ma non basta una pipeline promettente in prevenzione, oncologia, immunologia per proteggere il primato italiano nel pharma e vincere la sfida della longevità in salute nel Paese dei centenari. Per il nuovo Genal manager di Gsk è il momento di “fare squadra”, per davvero. “Voglio continuare a costruire ponti per l’innovazione”, ha chiarito Biroccio.
Come? “Collaborare con medici, pazienti, Istituzioni ed associazioni per fare avanzare solo un tipo d’innovazione, quella reale che arriva al letto del paziente, riduce i costi sociali, attrae investimenti nel nostro Paese e aumenta il nostro export”, ha concluso il manager. Perché in gioco non c’è solo il futuro di un’azienda farmaceutica, pur prestigiosa, ma quello della salute nel nostro Paese.

