Salute: italiani e dottor Ai tra fiducia e trappole, l’indagine/VIDEO

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C’era una volta il ‘dottor Google’: con l’arrivo dell’intelligenza artificiale (AI) il modo in cui gli italiani si informano sulla salute è cambiato ancora. Quasi un connazionale su due (49,6%) utilizza già ChatGpt, Grok o Gemini – di tanto in tanto o regolarmente – per cercare informazioni su piccoli disturbi e farmaci da banco, una percentuale che supera il 70% tra i giovani.

E se c’è chi prende queste informazioni con le ‘pinze’, il 37% non approfondisce o verifica solo con amici e parenti o sul web, mentre il 17,3% lo fa solo su internet o social, rischiando di restare in una ‘bolla’ informativa virtuale. Un’insidia maggiore per quelli che l’ultimo rapporto Censis realizzato per Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica), definisce i ‘tecnoentusiasti‘: persone inclini a vedere solo i lati positivi dell’innovazione.

Un momento dell’incontro a Roma promosso da Assosalute

Bufale virtuali e bisogno di informazioni certificate

E questo nonostante il 37,9% degli italiani si sia imbattuto in fake news sulla salute. Insomma, ormai tutti viaggiamo apparentemente con un dottore o un farmacista in tasca, ma emerge il bisogno di garanzie su temi importanti e delicati come la salute. Oltre tre quarti (77,6%) degli italiani chiedono informazioni sanitarie certificate e il 65,8% auspica la creazione di app e siti ufficiali dedicati ai consulti per piccoli disturbi e farmaci di automedicazione.

Anche perché l’automedicazione responsabile “consente ai cittadini di gestire in autonomia, o con il consiglio del farmacista e poi del medico di famiglia, i piccoli disturbi, contribuendo a un uso più efficiente delle risorse del Servizio sanitario”, come ha ricordato Michele Albero, presidente di Assosalute, all’evento dedicato a ‘Educare alla salute nell’era digitale. Verso una strategia condivisa’. “In un contesto di informazione sempre più accessibile e immediata – ha aggiunto Albero – è dunque essenziale saper distinguere il dato scientifico dal contenuto fuorviante, per preservare la qualità della cultura della salute”. E consentire ai connazionali di fare scelte consapevoli.

Italiani e salute, la ‘fotografia’ del Censis

Ma torniamo al rapporto: se nell’ultimo anno il 92,3% dei connazionali si è imbattuto in almeno un piccolo disturbo (nel 53,1% dei casi mal di schiena o dolori muscolari), il 41,9% si è curato con un farmaco senza obbligo di ricetta. “In generale il 77,1% degli italiani con un piccolo disturbo negli ultimi 12 mesi ha fatto ricorso a farmaci di automedicazione senza obbligo di ricetta”, ha spiegato Sara Lena, ricercatrice del Censis.

Tra questi, l’86,6% ha chiesto consiglio a medico o farmacista, mentre il 92,8% legge il foglietto illustrativo. Inoltre la centralità dei professionisti sanitari resta indiscussa: il 48,2% si rivolge al medico di medicina generale, il 47,9% al farmacista. Ma il 24,1% ormai cerca informazioni online, chiedendo al dottor Google e ai suoi successori.

Salute: il contagio delle fake news

Il campo è minato: il 37,9% degli italiani dice di essersi imbattuto in fake news sulla salute. Ecco perché emerge una forte domanda di garanzie: oltre tre quarti degli intervistati chiedono informazioni sanitarie certificate.

“La relazione umana deve restare l’anima del percorso di cura – ha detto Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato – E non dimentichiamo che una notizia falsa può diventare più contagiosa di un virus. Credo che sia necessario un piano di comunicazione della salute digitale, per non lasciare” questo tema “nelle mani degli algoritmi”.

E occorre “iniziare a educare alla salute e al digitale fin nelle scuole – ha detto a Fortune Italia Luciano Ciocchetti, vicepresidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera – perché credo che queste tecnologie e l’AI siano una grande opportunità per dare le informazioni corrette e per migliorare l’accesso alle cure. Ma il problema è utilizzare correttamente questi strumenti”.

AI come opportunità e non come minaccia

Insomma, i rischi ci sono. Ma l’indagine sottolinea anche le potenzialità dell’intelligenza artificiale, che “può contribuire a rafforzare l’alfabetizzazione sanitaria, facilitando l’accesso a informazioni affidabili e aggiornate. Il 44,8% degli italiani ritiene che questa tecnologia diventerà sempre più affidabile in ambito salute, ma la maggioranza (75,9%) continua a considerare insostituibili le competenze e l’esperienza dei professionisti sanitari”, ha precisato Sara Lena.

Il Rapporto “conferma che l’automedicazione responsabile è un vero patrimonio sociale per il Paese: consente alle persone di gestire in autonomia i piccoli disturbi, riducendo la pressione sul Ssn. Tuttavia – ha puntualizzato Francesco Maietta, Responsabile Area Consumi Mercati Welfare del Censis – la rivoluzione digitale e l’arrivo dell’intelligenza artificiale stanno cambiando profondamente il modo in cui i cittadini si informano. Non possiamo permetterci di essere inattivi: è il momento di investire ancora di più nell’alfabetizzazione sanitaria e nella promozione di fonti affidabili, accompagnando i cittadini nell’uso consapevole delle nuove tecnologie”.

Alfabetizzazione fin da giovanissimi

“Un atteggiamento consapevole – ha detto a Fortune Italia Anna Lisa Mandorino, segretaria nazionale di Cittadinanzattiva – è il frutto di un lavoro che comincia quando siamo piccoli, in età scolastica. Ed è proprio questo il focus del nostro lavoro sull’alfabetizzazione sanitaria: lavorare con le generazioni più giovani per fare in modo che acquisiscano conoscenze e comportamenti conformi alla nuova situazione dei servizi sanitari. In concreto, noi di Cittadinanzattiva da anni con Assosalute ci occupiamo di alfabetizzazione sanitaria nelle scuole, lavorando con i docenti e con gli alunni. Fra i temi che abbiamo toccato, anche quello della salute mentale, che impatta moltissimo sulle generazioni più giovani”.

La soluzione “non sta nel limitare l’autonomia dei cittadini né nel restringere l’offerta di informazione – ha concluso Albero – ma nel sostenere la cultura della responsabilità, diffondendo informazioni certificate e promuovendo un uso consapevole delle nuove tecnologie”.

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