Gli italiani magari rinunciano alle cure, ma non ai farmaci. A dircelo è l’ultimo rapporto OsMed 2024 sull’uso dei medicinali nel nostro Paese, presentato oggi all’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Ogni cittadino ne prende quasi due dosi al giorno e tutti insieme in un anno arriviamo a spendere di tasca nostra ben 10,2 miliardi di euro (dato 2024).
“Attenzione ai farmaci visti come scorciatoia: penso agli anti-obesità, ma non solo”, dice il presidente Aifa Robert Nisticò, commentando i dati OsMed 2024.
Farmaci come caramelle?
Con l’avanzare dell’età, aumenta il numero di pillole. Ma il fatto è che non sappiamo come tutti questi medicinali possono interagire tra loro. Di sicuro la moltiplicazione delle terapie ostacola il rispetto delle indicazioni del medico. “Un problema, quello della mancata aderenza, che genera circa 2 miliardi l’anno di costi per lo Stato“, fa notare Nisticò.
Oltretutto “non conosciamo gli effetti delle interazioni tra i vari farmaci e tra questi e il genoma”, aggiunge il numero uno di Aifa, rispondendo a una domanda di Fortune Italia. Cosa fare? “Occorre puntare sulla prevenzione, rispettare le indicazioni e cambiare passo sugli equivalenti”.
Italiani e farmaci di marca
Nonostante qualche passo avanti, infatti, ancora non decollano i cosiddetti farmaci generici: hanno rappresentato nel 2024 il 23,5% della spesa e il 31,6% dei consumi. L’Italia si colloca così al terz’ultimo posto in Europa, con una percentuale del 56% di equivalenti sul consumo territoriale. Eppure un maggior utilizzo genererebbe importanti risparmi. “Preoccupa il basso utilizzo soprattuto al Sud”, dice Nisticò parlando della sfida di spiegare il valore di questi prodotti e la differenza tra farmaci di marca, equivalenti, originali e originator.
In controtendenza, l’Italia è al primo posto nell’incidenza della spesa (59,8%) e del consumo (72,2%) di biosimilari rispetto alla media europea.
La Manovra e il futuro del payback
In tempo di Manovra “i ragionamenti si stanno facendo, c’è anche il Testo unico della farmaceutica su cui dobbiamo lavorare nel 2026. La spesa cresce, noi siamo un Paese che porta l’innovazione al paziente e allora dobbiamo trovare in questo scenario le leve per il contenimento della spesa. Posso pensare al prontuario farmaceutico, a un’appropriatezza prescrittiva e un’aderenza terapeutica che sia sempre più stringente anche a livello ragionale. Posso anche pensare a eventualmente ad una ridiscussione del payback farmaceutico. Abbiamo un Ssn a cui tutti vogliamo bene e vogliamo preservare, dobbiamo quindi salvaguardarlo anche con il contenimento della spesa”, dice Nisticò rispondendo ad Adnkronos Salute
Le sfide per Aifa
Insomma, per l’Agenzia non mancano le sfide. “Dobbiamo portare comunque l’innovazione al paziente, sfruttando al meglio le iniziative per il contenimento della spesa e favorendo l’aderenza terapeutica anche a livello regionale”.
“Abbiamo una spesa pro capite per i farmaci sopra la media europea, ma bisogna dire che i prezzi sono tra i più bassi. E i consumi sono stabili da 3 anni: insomma, il sistema regge e garantisce l’arrivo delle terapie innovative ai pazienti. Certo, la popolazione invecchia e i costi aumenteranno. C’è poi la tendenza dei pazienti ad andare sul ‘dottor Google’ e poi a fare richieste precise al proprio medico. Anche per questo penso che un tema importante sia quello della prescrittomica”, continua il presidente.
Non solo: tra le sfide per l’Aifa c’è quella “di una nuova organizzazione per semplificare i processi e avere le leve giuste per contribuire alla sostenibilità. Ma per raggiungere questi obiettivi sono essenziali il dialogo e la collaborazione con le Regioni, con l’intento comune di utilizzare al meglio le risorse e assicurare una maggiore equità di accesso alle cure su tutto il territorio nazionale”.
Le figure di cui ha bisogno l’Agenzia
Se il mondo della salute sta cambiando, l’Agenzia di via del Tritone deve stare al passo. Come? Ad esempio dotandosi di “esperti d’intelligenza artificiale, che sono pochi e solitamente non vanno nel settore pubblico, ma anche di statistici e di clinici. Dobbiamo assolutamente essere attrattivi per questi specialisti”, conclude il numero uno di Aifa, guardando al futuro.


