Mononucleosi: casi in salita e il legame con la sclerosi multipla

mononucleosi

A scuola, in piscina o all’università: non sono pochi i giovanissimi italiani che in queste settimane si trovano a fare i conti con la mononucleosi. “In effetti tra autunno e inizio inverno si osserva un aumento dei casi di ‘malattia del bacio'”, dice a Fortune Italia virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano.

E questo proprio nel giorno in cui uno studio – condotto da clinici e ricercatori dell’Unità di Neurologia dello sviluppo dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e della Sapienza di Roma – evidenzia come la mononucleosi giochi un ruolo nell’insorgenza della sclerosi multipla tra bambini e ragazzi. Ma facciamo un po’ di chiarezza.

Che cos’è la mononucleosi

Si tratta di “una malattia infettiva che colpisce l’organismo in seguito alla trasmissione di un agente virale che si trasmette, nella maggior parte dei casi, tramite la saliva. Per questo è nota anche come la ‘malattia del bacio'”, precisa a Fortune Italia l’epidemiologo del Campus Bio-Medico Massimo Ciccozzi.

Dopo un’incubazione compresa tra i 30 e i 50 giorni, il paziente “può presentare sintomi iniziali simili all’influenza: febbre persistente, astenia, mal di gola e linfonodi ingrossati, in particolare al collo. Nella fase acuta possono comparire anche ingrossamento del fegato e della milza, rash cutanei e malessere generalizzato”, continua Ciccozzi. “L’agente virale appartiene alla stessa famiglia degli Herpes virus responsabili di varicella, Herpes labiale o genitale e fuoco di Sant’Antonio. Allo stesso modo dei suoi ‘parenti’, una volta contratta l’infezione, il virus EBV rimane per sempre latente nel corpo umano e può ricomparire periodicamente”.

L’identikit dei pazienti e l’effetto autunno

“I casi si vedono soprattutto in adolescenti e giovani adulti perchè – interviene Pregliasco – se acquisita da piccini, l’infezione decorre in modo asintomatico, altrimenti dà manifestazioni cliniche. Il virus di Epstein-Barr si trasmette attraverso la saliva e dunque nelle scuole e università, dove aumentano i contatti. L’autunno è anche il periodo in cui le difese immunitarie per stress, cambio di stagione, meno sonno o infezioni si abbassa”.

Attenzione: “La milza ingrossata – sottolinea Pregliasco – è un elemento di rischio: bisogna stare attenti ed evitare sport contatto. Occorre rivolgersi al medico se la febbre dura più di una settimana, c’è gonfiore al collo, stanchezza e dolore al fianco sinistro. Per la diagnosi si eseguono alcuni esami del sangue ad hoc”.

Occhio baci, tosse e starnuti

Nel mirino, dicevamo, “i baci, ma anche la tosse e gli starnuti. In queste due ultime circostanze il virus si trasmette attraverso goccioline, o droplet. Anche la condivisione di posate, bicchieri e spazzolini da denti può esporre al contagio”, precisa Ciccozzi. “È importante sottolineare che la mononucleosi può diffondersi attraverso il contatto diretto con fluidi corporei infetti, sebbene questa modalità di trasmissione sia meno comune”.

Mononucleosi, come si cura

Ma torniamo all’infezione: “Viene richiesto di osservare il riposo, nello stadio iniziale della malattia. Nella fase acuta è possibile la somministrazione di antidolorifici e corticosteroidi, sotto prescrizione medica. L’attività fisica va evitata almeno per un mese, specie in caso di sport di contatto e di sollevamento pesi, per via del rischio di rottura della milza. Nei casi di febbre e dolore si può ricorrere al paracetamolo e agli antinfiammatori non steroidei – raccomanda Ciccozzi – Dal momento che la mononucleosi rappresenta una patologia virale, non hanno invece utilità alcuna gli antibiotici, che rischiano invece di gravare ulteriormente sul sistema immunitario”.

Il legame tra mononucleosi e sclerosi multipla

E ora passiamo al link con la sclerosi multipla. Forse non sapevate che circa 1 paziente su 10 con questa malattia infiammatoria cronica del sistema nervoso centrale è un bambino o un adolescente. E l’ipotesi che fattori genetici e ambientali – tra cui le infezioni virali – possano contribuire alla sua insorgenza è sempre più solida.

Lo studio, pubblicato sul ‘Journal of Neurology’, apre dunque nuove prospettive per la comprensione della sclerosi multipla e per future strategie di prevenzione, come la vaccinazione contro l’infezione da virus di Epstein-Barr.

Il lavoro è durato 2 anni e ha coinvolto 219 pazienti tra i 6 e i 17 anni (età media 12 anni), 57 dei quali affetti da sclerosi multipla. Tramite tecniche di laboratorio basate sulla chemiluminescenza, sono stati analizzati campioni di sangue di tutti i partecipanti per individuare la presenza di anticorpi specifici contro l’EBV. Risultato? Il 100% dei bambini con sclerosi multipla era positivo al virus, spesso contratto in modo asintomatico.

I ricercatori hanno poi confrontato i dati emersi dai pazienti con sclerosi multipla con due gruppi di controllo, composti da bambini con malattie autoimmuni non neurologiche e altri con cefalea primaria, considerati immunologicamente sani. In questi ultimi, solo il 59% mostrava segni di un’infezione pregressa da EBV.

“I nostri risultati confermano che” l’infezione è “un fattore di rischio fondamentale per la sclerosi multipla anche nel bambino e nell’adolescente”, sottolinea Gabriele Monte, prima firma dello studio.

Come sottolinea Massimiliano Valeriani, responsabile di Neurologia dello Sviluppo del Bambino Gesù e coordinatore della ricerca, “il nostro studio supporta la possibilità che un vaccino contro il virus che scatena la mononucleosi possa avere un impatto significativo sulla riduzione dell’incidenza della sclerosi multipla nei più giovani”.

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