Circa 700 professionisti della salute dell’udito – tra audiologi, foniatri, e specialisti in otorinolaringoiatria – sono attesi a Bari da tutta Italia e dall’estero per fare il punto su diagnosi e terapie delle malattie dell’orecchio. Oggi pomeriggio, al teatro Petruzzelli, apre i battenti il 40° congresso nazionale della Siaf, Società italiana di audiologia e foniatria.
Fino al 15 novembre oltre 250 fra sessioni, tavole rotonde, gruppi di lavoro si svolgeranno a Bari, sotto l’egida del presidente della Siaf Nicola Quaranta, direttore dell’Unità operativa complessa di Otorinolaringoiatria del Policlinico di Bari.
Molto attesa la relazione in programma il 14 novembre di Manohar Bance dell’Università di Cambridge, responsabile di uno dei quattro studi clinici attivi nel mondo sulla sperimentazione di terapie geniche per curare alcune sordità genetiche.
Sordità e terapia genica
Si tratta di “patologie responsabili di circa il 50-60% delle sordità che si manifestano in età pediatrica. La genetica potrebbe offrire terapie per le sordità dovute alla mutazione di singoli geni. Una rivoluzione e una speranza – ha detto Quaranta – per casi molto complicati da diagnosticare e curare, dal momento che l’assenza totale o parziale dell’udito è scritta nel Dna”.
Bance illustrerà un trial su una particolare sordità genetica, quella derivante da mutazione dal gene otoferlina. Ma come funziona questa sperimentazione? “Il gene ‘sano’ viene impiantato a livello di orecchio interno, integrandosi con le cellule e ripristinandone il funzionamento. I primi risultati sembrano incoraggianti: la terapia, in buona percentuale, consente di ripristinare l’udito fino a portarlo a livelli di udito normale o quasi normale, garantendo un buon sviluppo del linguaggio, ma, è bene precisarlo, siamo ancora in fase 1, dunque siamo solo all’inizio, e i casi sono davvero rari. Per questo, le cure tradizionali (protesi e impianti cocleari) al momento restano assolutamente le uniche da seguire per ripristinare l’organo di senso.
Impianti cocleari regolati da remoto, a che punto siamo
Quaranta è coordinatore del progetto europeo Inspire, in cui il Policlinico pugliese è in prima linea. “L’obiettivo è verificare se la regolazione degli impianti cocleari eseguita da remoto abbia la stessa efficacia della regolazione fatta in presenza. Dalle prime verifiche, i risultati fanno ben sperare”, dice lo specialista. Con vantaggi per i pazienti in termini di costi, tempo, spostamenti, stress da sala d’attesa.
Diagnosi precoce fondamentale per le malattie dell’udito
Ma a Bari si parlerà anche di diagnosi precoce, fondamentale per garantire lo sviluppo linguistico nei bambini e degli interventi per prevenire conseguenze linguistiche e cognitive nei giovanissimi pazienti. E delle innovazioni in arrivo per la salute dell’udito a tutte le età.

