Pelle: se la minaccia è nascosta in creme e cosmetici

pelle

Ogni giorno la nostra pelle viene a contatto con “almeno 500 sostanze presenti nei cosmetici: ci sono infatti circa 31 componenti in un balsamo, 45 in una crema da giorno, 28 in un bagnoschiuma, ben 40 in una lacca per capelli”, spiega Pucci Romano, dermatologa, docente di Tecniche dermatologiche applicate alla cosmetologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente Skineco, Associazione internazionale di dermatologia ecologica. Ma saranno tutte sostanze sicure?

Ciò che fa male alla pelle fa male all’ambiente e viceversa. Ecco perché è davvero importante parlare di ecodermocompatibilità, oggi declinata su una tematica importante come i perturbatori endocrini“, continua Romano, che se ne è occupata nel corso di un recente incontro a Roma.

La minaccia dei perturbatori endocrini

Ma di che si tratta? I perturbatori endocrini sono una sostanza o miscela di sostanze esogene che alterano la funzione o le funzioni del sistema endocrino: possono causare effetti nocivi sulla salute di un organismo, o la sua progenie. Nel 2021 il Rapporto ANSES – Agenzia nazionale per l’alimentazione, l’ambiente e la salute e la sicurezza sul lavoro francese – ha identificato ben 906 sostanze da attenzionare, presenti in molte categorie di uso quotidiano: non solo pesticidi e diserbanti, ma anche plastica e cosmetici. 

“La legge non prevede che i cosmetici debbano corrispondere ad alcuno standard di ecologicità, sostenibilità ambientale o biodegradabilità, nonostante i dati scientifici confermino che esiste uno stretto legame tra la pelle e l’ambiente. Nel caso dei perturbatori endocrini, poi, la pelle fa da tramite, si lascia ingannare da queste sostanze e mette il semaforo verde. In questo modo – spiega l’esperta – penetrano al suo interno con un meccanismo simil-ormonale. E le conseguenze sono molteplici. Tra queste, l’aumento dell’endometriosi, infertilità maschile, pubertà precoce o tardiva, disturbi del neurosviluppo”. 

Le possibili conseguenze

Queste sostanze “agiscono come veri e propri interferenti endocrini, in grado di alterare profondamente l’equilibrio ormonale dell’organismo – avverte Annamaria Colao, vice presidente del Consiglio Superiore di Sanità e ordinari di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’Università Federico II di Napoli – L’aumento dell’obesità osservato negli ultimi decenni è in parte correlato alla diffusione di queste sostanze, che interferiscono con i meccanismi di regolazione metabolica”.

“Molte di queste sostanze mimano l’azione di estrogeni e testosterone, anticipando la pubertà o alterando la normale funzione riproduttiva”, aggiunge la specialista. “I derivati fluorurati mostrano effetti tossici sugli spermatozoi e tendono a depositarsi nei tessuti, così come altri composti che si accumulano negli organi endocrini, dove il metabolismo più lento ne rallenta l’eliminazione. L’esposizione a metalli pesanti come ferro, piombo e manganese può determinare ipofunzione endocrina, soprattutto a carico della tiroide, la cui infiammazione autoimmune, come nella tiroidite di Hashimoto, risulta oggi in costante aumento. Uno dei problemi maggiori è che non siamo in grado di determinare con precisione l’inizio e la fine dell’esposizione, né di misurare in modo univoco la quantità di inquinanti presenti nell’organismo”, puntualizza Colao.

Cosa può fare l’industria

Come racconta Alessandra Tramontini, direttore Relazioni Mediche Laboratoires SVR Italia, “dal 2017 testiamo i nostri prodotti finiti sui perturbatori endocrini, per garantire l’assenza di effetti avversi sul normale funzionamento del sistema endocrino, un aspetto particolarmente importante nei primi mille giorni di vita dei bambini. Nel 2021 abbiamo istituito un comitato di esperti con cui analizziamo costantemente l’evoluzione del nostro approccio e i prossimi passi da intraprendere, soprattutto nell’ambito della ricerca. In questo contesto, partecipiamo al finanziamento dello studio Pénélope, condotto dalla Dottoressa Rannaud Bartaire, che indaga il legame tra i perturbatori endocrini e la comparsa di pubertà precoce nelle bambine di età compresa tra 6 e 8 anni, studio tuttora in corso”.

E i cittadini

La prevenzione individuale rimane fondamentale. “È consigliabile evitare i cibi ultraprocessati, preferendo alimenti freschi e di alta qualità, cucinati a casa a basse temperature. Un’alimentazione antinfiammatoria, eventualmente associata a periodi di digiuno controllato, può favorire i processi di depurazione naturale dell’organismo”, suggerisce Colao.

Inoltre “la scelta dei consumatori dovrebbe orientarsi verso cosmetici ecodermocompatibili. In particolare un cosmetico deve rispondere non solo alle normative che già lo regolamentano, ma anche a due esigenze. Innanzitutto l’affinità con la pelle (dermo-compatibilità), ossia la compatibilità del prodotto con l’ecosistema cutaneo. E poi il rispetto per l’ambiente ovvero l’ecologicità, che riguarda tutta la filiera produttiva, dalla composizione al packaging al corretto smaltimento”, raccomanda Pucci Romano.

Questo perché “tutto ciò che ci spalmiamo addosso, attraverso l’acqua, va a finire nei fiumi e da lì nel mare, rischiando di inquinare interi ecosistemi. Inoltre, dobbiamo educare il consumatore a leggere l’INCI, ossia la lista degli ingredienti contenuti in un cosmetico, elencati in ordine di quantità dalla percentuale più elevata”. Una lettura magari non semplicissima, ma che può aiutarcina fare le scelte più giuste per la nostra pelle e per l’ambiente.

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.